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Dalla magica estate al declino prima di punti e poi di gioco: la parabola giallorossa di Roberto D’Aversa

Il tecnico lascia il Lecce da salvo in una domenica da dimenticare e dopo un cammino a cui è mancata solo la reazione al momento opportuno

Subentrare ad un allenatore capace di piazzare la doppietta promozione-salvezza, in una società modello ma dal più basso budget in Serie A ed in una piazza con una tifoseria da zona Europa e che, di conseguenza, anche inconsciamente pone pressioni superiori alle aspettative non è certo esercizio semplice. Eppure Roberto D’Aversa ha detto sì, voglioso di rilanciarsi dopo le delusioni dell’ultimo Parma e della Sampdoria. Perché chi sceglie Lecce scommette, su sé stesso prima ancora che sul materiale giallorosso.

Che poi sono stati grossomodo i temi che hanno accompagnato l’alba della nuova era. Tra aneddoti casaranesi e numeri di una carriera sempre in crescendo fino agli ultimi stop, Corvino ha presentato il nuovo timoniere alla sua gente, la quale dal ritiro trentino al successo sul Como non ha fatto certo mancare il suo solito caloroso benvenuto. E D’Aversa di lavoro ne ha avuto da fare da subito, privato come prevedibile dal faro Hjulmand, circondato da un gruppo di pur promettenti ragazzi ed in attesa dei suoi nuovi bomber. A Lecce non può essere altrimenti. Serve pazienza per aspettare la zampata giusta e ottenere il massimo con il minimo possibile. Per chi allena, dunque, è così oppure è così. E D’Aversa l’ha capito al volo, mettendoci l’anima sul campo e rendendosi protagonista del miglior avvio di stagione della storia del club in Serie A.

Con la Lazio, pur senza punta, è stato subito un grande Lecce, capace di ottenere tre punti in una serata magica come magico è stato il primo mese in generale. Giallorossi a mille ed anche fortunati, bisogna riconoscerlo, come nella trasferta di Firenze dove i locali sfiorarono più volte il tris per poi trovarsi rimontati dallo stesso uragano Krstovic che si abbatterà su Salernitana e Monza, valorizzato da subito ed al meglio da D’Aversa. L’acme, poi, con la vittoria contro il Genoa: 1-0 e mezza Europa a parlare del sogno Lecce. Un Lecce che ha sofferto di vertigini, è corretto dirlo, più preoccupato dagli eccessi di entusiasmo che impegnato a trovare delle alternative a quando gli avversari avrebbero conosciuto meglio Krstovic, Almqvist e compagni. E questo è stato il primo, vero errore della guida giallorossa.

Errore accompagnato da tanta abilità nei mesi successivi, in cui mancò la fortuna ma non il valore. Perché, va detto e difeso, la formazione salentina fino al match con la Fiorentina stecca, ad esagerare, una sola partita, quella con il Napoli che comunque avrebbe meritato ko d’entità ben differente. In mezzo tanti punti lasciati per strada spesso figli più delle giornate no dei singoli, con errori sottoporta (Sassuolo, Atalanta, Lazio, Genoa), isolate topiche difensive (andata Torino, Roma, Cagliari) o discutibili interpretazioni arbitrali (andata Juventus, Milan).

Con ciò non si vuole certo sollevare il tecnico dalle proprie responsabilità, che di certo sono state relative soprattutto alla fase intermedia e conclusiva e vengono ben prima della ragione ufficiale che ha portato alla separazione. Nella prima, quella del buon gioco condito da pochi punti, l’aver assistito con troppa frequenza a match simili (tenuta tecnica, fisica e mentale mai oltre i sessanta minuti) senza cambio di canovaccio è segno di non essere riusciti mai ad avere un “Piano B”. Nella seconda, quella del tracollo di identità oltre che di risultati, si sono esasperate tutte le mancanze che la squadra, come ogni squadra, aveva.

Certo, che sia finita in questo modo non piace a nessuna persona che abbia a cuore il Lecce. Sia perché si sono rese necessarie cinque gare, con acme negativo nel “partido de la muerte” di fatto non disputato con il Verona, in cui i giallorossi hanno seriamente compromesso (seppur non definitivamente, ci mancherebbe) le proprie possibilità di salvezza. E sia per un epilogo triste, quello che più resta nell’immaginario collettivo dentro e soprattutto fuori il Salento: la testata ad Henry. Un gesto da condannare ed al contempo da non etichettare come figlio di una personalità violenta, quanto di un professionista che, magari già da qualche settimana, aveva umanamente perso il filo. Peccato, non doveva finire così, ma questo non cancella quanto di buono ci sia stato, riconosciuto anche da un Luca Gotti che proverà a far leva proprio su certi aspetti positivi già visti e valorizzati, magari non al massimo e non abbastanza a lungo.

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1 mese fa

Non era più il brillante Mister di inizio campionato

Toni
Toni
1 mese fa

Speriamo che come diciamo a Lecce scarti fruscio è pigghi premera. Ma in questi caso spero che non sia così perché abbiamo scartato la premera è di non aver preso premera. Gotti ti voglio dire non fare i sbagli di D’Aversa oppure non sentire Corvino fai di testa tua. È secondo me io vedrò se fai di testa tua o di Corvino, sicuramente nelle scelte nel modulo di gioco e se giochi con due punte perché con una non vai tanto avanti. Corvino hai la primavera che hai vinto il campionato è possibile che non risponde nessuno in serie A come mai? Il Milan con Camarda sembra che lo vuole tutto il mondo noi non abbiamo elementi in attacco che ci fanno felici?. Eppure hai vinto un campionato primavera spesso quando si costruisce nei minori si hanno le possibilità di inserire nei maggiori. Se no è tutto fumo è niente arrosto.

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1 mese fa

Mister ci dispiace ..il calcio va così alcune partite giocate sembravano the champions
Questa è sfiga
.. una scossa ci voleva….
Sono un semplice tifoso… FORZA Lecce 💛😭❤️ li muerti ti li agniuni??!????????????

JoeOne
JoeOne
1 mese fa

A mio parere D’Aversa ha tante colpe, cocciuto a non cambiare modulo in primis e cambi all’88º inutili e malgestiti. In più se la squadra non regge per 90º minuti anche i preparatori hanno la loro responsabilità. Non per ultimo le scommesse di Corvino perse quasi tutte. Avrebbe dovuto dimettersi come ha fatto Sarri e saremmo qui a parlare d’altro

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1 mese fa

Strefezza magari non da serie A ma capitano… e mandato via il capitano a gennaio la squadra era senza comunicatore… capita in tutti i gruppi di lavoro

Leccese vero,Lecce mio Lu Pippi tou
Leccese vero,Lecce mio Lu Pippi tou
1 mese fa

Forza Bari

Leccese vero,Lecce mio Lu Pippi tou
Leccese vero,Lecce mio Lu Pippi tou
1 mese fa

Il solitario scemo che si scrive 3 commenti da solo, forza Bari

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1 mese fa

Ricordo che tutti lo osannavano x i cambi giusti al momento giusto vedi Lazio Udine ecc….Poi lo abbiamo martoriato nu mbale dimettiti ecc

Antonio
Antonio
1 mese fa

Lo avete martoriato. E’ vero però che a questa squadra gli manca il gol. Con pali e traverse…non si vince.

Geronimo
Geronimo
1 mese fa
Reply to  Antonio

Si hai ragione!!!!ma mancu senza tiri in porta, dai siamo onesti!!!!

Geronimo
Geronimo
1 mese fa

Inizialmente si osannava, attenzione!!!!!era il Lecce effetto Baroni, era l’onda lunga della filosofia di gioco di Baroni, poteva dare i cambi che voleva andava tutto bene, finito l’effetto Baroni…….il buio!!!!!

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1 mese fa

Finita la benzina, correvamo come una Porsche

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1 mese fa

Mi spiace più di tutto per l’ uomo. Mai una parola di troppo nonostante ogni partita avessimo subito torti arbitrali. Spero che presto possa riprendere ad allenare dopotutto era una brava persona su questo Corvino aveva ragione

Geronimo
Geronimo
1 mese fa

Hai ragione, fino alla partita col Verona, non immaginavo minimamente ad una reazione del genere…….

wanja p
wanja p
1 mese fa

Non mi è mai piaciuto, Allenatore Arrogante e Presuntuoso figlio di una Società simile. Tutto sommato ha espresso un buon calcio ma l’Inesperienza è lIntegralismo stupido, lo ha divorato! La Societa’ non ha Aiutato il suo processo poiché gli ha consegnato una squadra più debole dello scorso anno ed indebolita ulteriormente a gennaio, anche x colpa sua! Buona Vita! ❤️💛

Geronimo
Geronimo
1 mese fa
Reply to  wanja p

Ma ci dici?…quale buon calcio ha visto….????

Salvo
Salvo
1 mese fa

Ma basta con questo d’aversa…non abbiamo perso Klopp o Guardiola… è stato esonerato uno che non può fare l’allenatore in serie A. È l’ennesimo esonero che subisce, quindi significa che la massima serie non è per lui…come ci sono giocatori di serie A e serie B ci sono anche allenatori di serie A e serie B.

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1 mese fa

È come se fosse cambiato qualcosa all’interno della squadra!!!!!!

Salvo
Salvo
1 mese fa

Semplicemente non è uno che è in grado di mantenere unità una squadra…inoltre non è un motivatore quindi quando le cose vanno bene l’entusiasmo porta prestazioni ottime, quando le cose vanno male non se ne esce piu

Unicorno
Unicorno
1 mese fa

Non è colpa sua ma di chi non ha fatto nulla per rinforzare la squadra. Unico responsabile è CORVINO.

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