#25AnnifA – Bellucci: “Straordinaria la promozione con Sonetti. Giannini un campione dal carattere umile”

Nell’ambito nel nostro speciale per il 25° anniversario della promozione in A del Lecce 1998/1999, abbiamo ascoltato l’ex difensore centrale

(di Davide De Santis*)– Francesco Bellucci fu alla seconda promozione con il Lecce, descritta così anche con paragoni rispetto alla precedente agli ordini di Ventura:  “Sicuramente ho un ricordo positivo di quel campionato. Era il terzo anno che ero a Lecce e avevo già conquistato la Serie A con Ventura allenatore. Ricordo che nella stagione precedente avevo contratto l’Epatite A che avevo purtroppo preso un po’ alla leggera e quindi sono rimasto fermo un bel po’ non godendomi a pieno il massimo campionato. Riconquistarlo in quell’annata con Sonetti è stato qualcosa di straordinario. A differenza della squadra di Ventura, in cui nessuno si aspettava che si vincesse il campionato perché, a parte Lorieri, Zanoncelli, Francioso e Palmieri, gli altri calciatori erano tutti elementi per così dire sconosciuti ma che avevano fatto bene nelle categorie inferiori. Mentre nella squadra di Sonetti c’erano molti più giocatori affermati come ad esempio Giannini, dunque si puntava ad un immediato ritorno in Serie A. Poi c’erano alcuni giovani bravi che ci hanno dato una grossa mano. Abbiamo faticato un po’ all’inizio ma poi alla lunga siamo venuti fuori alla grande”.

Nedo Sonetti fu uno dei deus ex machina di quel Lecce: Era uno di quegli allenatori “alla Mazzone”, che ho avuto come tecnico, dove tu giochi per loro. Quando ti chiedeva degli obiettivi tu facevi di tutto per raggiungerli, cercavi di accontentarlo in tutto, praticamente giocavi “per lui”, perché al primo posto veniva posto l’aspetto umano. Lui e Mazzone erano quel tipo di allenatori che speravi ti facessero un complimento a fine partita, dove vieni apprezzato prima per l’uomo che sei e poi per il calciatore. Erano come dei papà, avevano una spiccata personalità e tu ti mettevi completamente nelle loro mani. Sonetti, poi, è stato anche duramente contestato ma lui sapeva che all’interno dello spogliatoio poteva  contare sul cosiddetto “zoccolo duro” che remava nella stessa direzione sapendo benissimo quale fosse l’obiettivo finale”.

E poi, si parla anche della dirigenza: Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente la famiglia Semeraro perché personalmente, ma penso siano d’accordo anche tutto il resto dei miei compagni, ritengo sia stata una società fantastica. Sono stato fortunato ad averla conosciuta”.

Quell’anno, Francesco Bellucci segnò un gol importantissimo nell’economia del salto in A, il 21 febbraio 1999, al Via del Mare (qui il video):Ancora oggi qui ad Osimo dove vivo mi prendono in giro per quella mia particolare esultanza dopo la rete decisiva nella gara interna contro la Fidelis Andria segnata in pieno tempo di recupero. Ovviamente non è stata un’esultanza preparata ma è venuta fuori in maniera del tutto spontanea. Comunque fu una rete importantissima nell’economia del campionato anche perché quella è stata davvero una “partitaccia” non giocata benissimo da parte nostra. Sicuramente gli stessi tifosi si aspettavano una partita facile e invece come spesso accade nel calcio di facile non c’è niente, le partite bisogna vincerle sul campo. Quella a livello mentale fu una vittoria importante per poi proseguire il nostro cammino che altrimenti si sarebbe complicato”.

L’uomo in più del Lecce 1998/1999 fu il Principe Giuseppe Giannini. Bellucci lo descrive così: “C’era con noi un campione del calibro di Giuseppe Giannini. Uno magari si aspetta il campione che se la tira e fa “pesare” il suo nome invece nulla di tutto questo. Si è rivelata una persona squisita, un ragazzo davvero splendido con una grande umiltà che non faceva assolutamente pesare il suo passato. Con quell’atteggiamento lì tutti noi compagni di squadra abbiamo capito il perché è stato un campione. A livello personale poi mi sono trovato benissimo con lui anche perché passavamo tanto tempo insieme dato che aveva lasciato la famiglia a Roma ed era venuto giù da solo. Siamo rimasti amici, mi ha anche invitato qualche anno dopo alla sua partita di addio al calcio. Sinceramente non ci sono andato perché vedendo la lista dei giocatori tra me e me mi sono detto: “ndo cacchio vado io?!?” (ride, ndr). Lui ci è rimasto male e a me è davvero dispiaciuto perché vuol dire che ci teneva veramente”.

*Fondatore della pagina Lecce Amarcord

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