(di Davide De Santis*) – Alessandro Conticchio suggellò il suo primo successo da calciatore del Lecce agli ordini di Nedo Sonetti: “Sono ovviamente dei ricordi indimenticabili! Era stata fatta una squadra “da Serie B” nella maniera giusta. Il mister è stato il nostro condottiero, conosceva il campionato e la società si è fidata di lui. La squadra bene o male ha sempre navigato nelle posizioni di alta classifica. Ho sempre creduto che potevamo farcela anche se momenti difficili nel calcio ci sono e chi è che non gli passa? La Serie B è un campionato lungo, massacrante. Siamo stati bravi nei momenti difficili a “tenere botta” per poi mettere in mostra le nostre qualità per raggiungere l’obiettivo. Avessimo vinto in casa contro il Pescara avremmo potuto ottenere anche un risultato migliore del terzo posto finale”.
Il tecnico toscano costruì a centrocampo la “fanteria cinese” con Conticchio e Gigi Piangerelli a protezione della classe del “Principe” Giannini: “Io e Piangerelli eravamo i due “bracci” a un giocatore straordinario come Beppe Giannini, il playmaker, quello che dettava i tempi. Per Sonetti eravamo una batteria di corridori che non si fermava mai, molto simili come mentalità. Due vere e proprie “macchine da guerra” (ride, ndr). Una volta durante una riunione tecnica il mister disse (imita la sua voce, ndr): “in mezzo al campo la mia fanteria cinese” e da lì è rimasta impressa per sempre questa battuta. Comunque Sonetti ne aveva tante di queste uscite qui, sembrava uno “incazzoso” però sapeva i momenti in cui occorreva allentare la tensione”.
Durante l’anno, quel Lecce visse dei momenti di difficoltà che generarono anche aspre contestazioni: “Sono stati bravi sia Sonetti che la società a prendersi un po’ tutte le critiche che ci sono piovute addosso. Ci hanno isolato e ci hanno fatto lavorare bene. Le critiche purtroppo c’erano e me le ricordo perché venivamo da una retrocessione e l’obiettivo era quello di vincere nuovamente il campionato. Capisco che si voleva stare davanti a tutti ma la Serie B è un campionato difficilissimo, non è mai scontato nulla e soprattutto non è mai facile vincere. Comunque come squadra abbiamo sempre risposto sul campo”.
Un altro problema fu la gestione di Cyprien, inizialmente fuori rosa e poi rientrato nei ranghi: “Cyprien era uno di noi, giocatore straordinario forte sia fisicamente che tecnicamente. Oggi giocherebbe in Serie A “con la sigaretta in mano” (ride, ndr). Per noi la cosa più importante era che si risolvesse al più presto la questione e venisse reintegrato nel gruppo”.
Infine, la riconoscenza alla dirigenza: “La società giallorossa l’ho sempre portata come modello anche quando sono stato in altre squadre. Erano delle persone al posto giusto con i modi giusti di fare le cose, tutte meravigliose. Il Presidente era sempre vicino alla squadra e non ci ha mai fatto mancare nulla”.
*Fondatore della pagina Lecce Amarcord
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Lui e piangerelli