I giocatori si giudicano a fine campionato, ma è chiaro che in itinere possono essere fatte le prime valutazioni. E la sosta di novembre, la terza della stagione che si porta già un terzo di cammino alle spalle, è un buon momento per un’analisi, ovviamente parziale, dei singoli. Dopo che ovviamente di prestazioni collettive, le quali hanno contribuito all’avvicendamento al timone, si è ampiamente parlato.
Tra i pali, poco da dire. Falcone si è confermato una sicurezza, opponendosi quando possibile (ci sono i suoi guantoni nei punti ottenuti con Cagliari e Parma) e mancando di fatto solo con Fiorentina e parzialmente Empoli. Su Fructhl ovviamente giudizio sospeso, visto che la sola esperienza di Coppa, quando è stato abbandonato al suo destino, è troppo poco per giudicarlo.
In difesa il leader Baschirotto si è tutto sommato confermato sui livelli onesti di un anno fa, non riuscendo a riproporre invece l’overperformance dell’esordio in A. Il capitano non è certo agevolato nella “pressione” di dover svolgere compiti ai quali non è adeguato, ossia l’impostazione, dall’avere al suo fianco una sorta di proprio doppione come Gaspar, elemento ben diverso rispetto a Pongracic. All’angolano c’è però davvero poco da rimproverare: al momento risulta il miglior acquisto dell’estate, capace di metterci fisicità e sostanza che lo hanno visto giganteggiare contro quasi chiunque, soffrendo di fatto solo Retegui, Thuram e la mobilità di una Fiorentina priva di riferimenti. Non pervenuto un Bonifazi sempre indisponibile, giudizio sospeso su Jean. Il francese, però, non ha lanciato segnali granché incoraggianti dal poco visto con Cagliari e Sassuolo.
Spostandoci sulle corsie, l’approccio di Guilbert aveva lasciato immaginare che il bilancio tecnico-economico dell’affare che coinvolge la cessione all’Hoffenheim di Gendrey si sarebbe presto tramutato in un colpaccio per il Lecce. E sicuramente si è rivelato un bel movimento, anche se l’esperto francese ha accusato il colpo dell’ingenuità con il Parma faticando a ritrovare certezze, nonché dimostrando di pagare qualcosina in termine di tenuta atletica e completezza con il più incisivo connazionale. Per il suo vice Pelmard vale la stessa condizione di “sospensione” detta già per Jean, rispetto al quale vanta però l’ottima prova nell’unica da titolare in Serie A, essendo riuscito a Napoli a fermare senza problemi Neres e Kvaratskhelia pur pagando qualcosa in fase propositiva.
Gallo è di certo una conferma, anche se appare anche lui aver onestamente tentennato un po’ in termini di continuità proprio dopo la celebre “uscita” sul suo futuro. Evitabile come l’errore in marcatura su Orsolini, per il resto davvero nulla da dire. Chiudiamo il parco terzini con il meno terzino di tutti, nonché per distacco il miglior elemento in rosa: Patrick Dorgu, talmente forte e “superiore” da poter essere spostato come una pedina di dama. Con i forti si fa spesso così, vero, ma essendo lui oltre che forte anche giovane sarebbe meglio provare a cucirgli addosso un’identità più precisa che ne favorirebbe prestazioni nell’immediato e vendibilità nel futuro.
Il centrocampo è il reparto che più ha sofferto in termini di infortuni, esperimenti tattici, equivoci e chi più ne ha più ne metta. Ramadani sembrava poter essere il solito elemento dalla qualità fondamentale per dare equilibrio in un Lecce sbarazzino, invece al Lecce questa frizzantezza è quasi sempre mancata e ciò non ha aiutato l’albanese (al contrario monumentale con Cagliari, Toro e in parte Parma). Quest’ultimo ci ha messo del suo, sparendo dai radar dopo la celebre sceneggiata. Calo detto dopo le incoraggianti premesse per Pierret, evidentemente non ancora pronto, perché timido e lento, ad avere le chiavi in mano di un centrocampo di Serie A. Al contrario di Coulibaly, che giocatore di A ha ampiamente dimostrato di essere per capacità di essere nel vivo del match e che avrebbe meritato una maglia da titolare a Bologna e con l’Empoli. Un elemento a cui è difficile rinunciare allo stato delle cose, soprattutto in attesa di avere a disposizione un elemento completo, ma più tecnico, come Kaba.
Coloro che ad oggi hanno dimostrato maggior qualità in una mediana giallorossa povera di idee sono senza dubbio Rafia e Berisha. Il tunisino negli ultimi tempi è apparso più attivo e continuo (dovendo tuttavia ancora migliorare l’aspetto di una testardaggine che lo ha portato anche a qualche piccola scaramuccia con i tifosi), l’albanese ha fatto vedere ottime cose prima di essere stoppato da un infortunio inaspettatamente lungo. Il più deludente tra i giocatori offensivi del centrocampo è senza dubbio stato Oudin, incapace di andare oltre una manciatina di corner ben battuti: troppo poco per un’involuzione che preoccupa. Non si può nemmeno parlare di delusione per Marchwinski, gioiellino del mercato estivo sulla carta, visto che è stato clamorosamente bocciato da Gotti. Toccherà ora a Giampaolo valutare se vi sono le possibilità di farne di nuovo un giocatore.
Sulle corsie offensive, dove la Dorgudipendenza è manifesta, sono mancati coloro che in teoria si sarebbero dovuti contendere una maglia da titolare sulla fascia opposta a quella del danese. Assolto Banda, che praticamente è stato sempre ko tranne nelle gare con Napoli, Verona e Bologna (due giocate bene, una male), Morente si è al momento dimostrato un flop grossomodo al pari di Pierret, non riuscendo a mostrare qualcosa di più di un paio di spezzoni di gara sufficienti. Al confronto decisamente meglio l’usato esperto e garantito di Sansone, così come la “garra” di un Pierotti che a furia di provarci e metterci quella convinzione che ad altri compagni è mancata è riuscito finalmente a lasciarci il segno, in attesa (anche lui) di una collocazione tattica definitiva.
Capitolo punte, oggettivamente una nota dolente. Nikola Krstovic, uno che le capacità le ha senza dubbio, è apparso preda dei propri limiti mentali ancor più che tecnici, ma anche dell’eccesso di responsabilità che gli è stata cucita addosso da due anni. Avrebbe bisogno di un’alternativa/partner, questo doveva essere ma al momento non è Ante Rebic, ufficialmente punta e quindi vice-montenegrino ma nei fatti impiegato (talvolta, ma troppo poco, con risultati positivi) come esterno offensivo o sottopunta. Tra infortuni e marginalità, non si è mai visto in campionato invece Burnete. Anche lui avrebbe bisogno di maggior definizione di ruolo nel progetto giallorosso.
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Analisi molto lucida ed onesta.
Insomma un mercato da 5 meno meno.
Ci sarebbe il mercato di riparazione di gennaio.
In attesa di qualche calciatore veramente di livello, per una buona parte dei ragazzi arrivati ad agosto sarebbe opportuno cambiare aria.
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non conosci i giocatori e giudichi.
Bella analisi. Ma se tutti o quasi sono buoni giocatori, come mai siamo in zona retrocessione? Corvino compra 2 giocatori buoni invece di comprare i giornalisti. Essere ottimisti va bene ma bisogna avere rispetto anche per la tifoseria. Forza Lecce, “ tirammu
innanzi, a te passa a nuttata “
Così come non avere voglia di vedere la storia di Tete Morente uno che ha giocato 100 partite in serie A spagnola contro Real e Barcellona. Ma forse troppa serie C a Lecce ha fatto male
Purtroppo è la Società che, in termini di investimenti (acquisti e di conseguenza monte ingaggi da tre anni il più basso della categoria), è rimasta quasi ad i livelli della Lega Pro.
Nonostante gli introiti più alti nella storia dell’U.S. Lecce.
Morente è quello, e come lui decine di calciatori arrivati negli ultimi mercati.
Quest’anno se non fosse per Dorgu, Falcone, Gallo e Kristovic (nonostante le diverse occasioni da gol sprecate) avremmo un quarto degli attuali punti in classifica.
Il livelli esistono, nel bene e nel male.
va a seguire Meluso allora, che lui ne h portasti di buoni
dire flop Pierret che ha giocato infortunato perché non si sa. ma è chiaro che una lesione al flessore di secondo grado non nasce da sola.
commenti imbarazzanti da chi fa fatica a comprendere il calcio.