Non giriamoci attorno: probabilmente il Lecce non riuscirà, almeno nell’immediato, ad avere risorse tali da potersi mettere alle spalle mezza Serie A in termini di livello tecnico della rosa. Questo è un obiettivo troppo strettamente legato al contesto economico, attualmente fatto di fondi che magari non danno garanzie nel lungo periodo (vedi Genoa, ma non solo), ma nell’immediato offrono la possibilità di investire in modo importante per una squadra che deve salvarsi. Ciò si traduce nel fatto che una realtà come quella giallorossa è molto raramente chiamata a misurarsi con avversarie di caratura inferiore, qualche volta di pari grado e nel più dei casi superiori, con annessi obblighi irrinunciabili se non si vuole partire battuti.
Su tutti spicca quello del carattere, elemento del quale non si può fare a meno per giocarsi le proprie chance, avere un giusto approccio alla gara, per i più romantici (o meglio, per i più giusti) onorare la maglia e per i più cinici portare a casa la pagnotta. Nessuna frase fatta, a dimostrarlo ci sono le evidenze di dati e prestazioni. Quando il Lecce mette sul terreno di gioco lo spirito giusto può giocarsela alla pari persino con avversari di “altri mondi”, vedi Juve e Napoli, o addirittura anche in aggiunta in inferiorità numerica, vedi Lazio. Quando i giallorossi non danno il 100%, l’imbarcata è dietro l’angolo così come l’eventualità di essere presi a pallonate anche da compagini sotto in classifica, come quel Como che sì, non ha rosa da diciassettesimo posto, ma intanto fino a lunedì era in quella posizione non certo di proposito.
L’emergenza, le difficoltà, il gap tecnico. Citarli è esercizio davvero inutile, dal sapore della scusante. Anche perché nessuno vuol negare al Lecce l’eventualità di una sconfitta. Ma ci sono ko e ko, e quelli simili a quello con la Lazio sono accettabili, anzi addirittura da applausi. Quelli senza neppure scendere in campo, sommersi dal primo all’ultimo minuto da dirette concorrenti, sanno di una resa che nessun tifoso, men che meno quello facente parte di un popolo presente e passionale come quello salentino, potrà mai accettare.
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Analisi perfetta! Congratulazioni!
È un po’ strano questo andamento. Non sono definiti ne ruoli, ne schemi? Bah!
A Como stianu ncora tutti mbriachi dalla festa che gli oculati dirigenti ‘anu fattu…mancu se stianu primi in classifica…kbm
A Como Neanche il 25%