L’aggressione subita dal giovane arbitro Diego Alfonzetti durante Rsc Riposto–Pedara, match Under 17, ha riacceso i riflettori su una piaga che va ben oltre il calcio: la violenza verso i direttori di gara. Le immagini del diciannovenne inseguito in campo e poi scortato da un adulto hanno generato una nuova ondata di indignazione. L’AIA ha reagito oscurando il proprio sito, mentre la giustizia sportiva ha colpito duramente: esclusione della squadra di casa dal campionato, squalifiche fino al 2030 per otto calciatori e altri tesserati.
Le sanzioni sportive però non bastano più. Il ministro dello Sport Andrea Abodi e il presidente dell’AIA Antonio Zappi vogliono una misura dal punto di vista legislativo. La proposta è estendere agli arbitri le tutele previste dall’art. 583 quater del codice penale, già usato per proteggere categorie come gli operatori sanitari e, in ambito sportivo, gli steward che prestano servizio allo stadio. In pratica, l’arbitro verrebbe equiparato a un pubblico ufficiale, e chi lo aggredisce rischierebbe da due a sedici anni di carcere a seconda della gravità delle lesioni.
Non è la prima volta che Abodi avanza questa proposta, mentre i numeri diventano sempre più allarmanti come descritto oggi dal Corriere dello Sport già a dicembre, ma è dal 2018 che se ne parla.
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