Rizzo ha esordito parlando della stretta attualità con il mancato rinvio di Atalanta-Lecce: “Il problema fondamentale è che chi prende le decisioni non è mai stato in uno spogliatoio di calcio. Per loro era un fisioterapista, per la squadra è un compagno, con cui dividi la maggioranza della quotidianità, con cui ti confidi e condividi tutto. Graziano raccoglieva il morale della squadra e conoscendolo aveva sempre una parola buona per tutti. Secondo me far giocare una squadra in queste condizioni è al limiti del ridicolo. La miseria non ha limiti, vediamo questa partita”.
E ancora sulla partita: “Non lo so che partita potrà uscire. L’unica cosa che mi sento di dire è che mi sento solidale con i giocatori del Lecce, che porteranno in campo un fardello pesante. Non credo che sarà una partita vera e propria, sarà complicato tirar fuori qualcosa in una partita anche tecnicamente delicata per il Lecce. Spero però di sbagliarmi”.
Rizzo fu compagno delle leggende Lorusso e Pezzella, morti tragicamente nell’incidente d’auto a Mola di Bari. Allora, il Lecce giocò poco dopo: “Abbiamo dovuto giocare anche noi la domenica, lo abbiamo fatto in condizioni al limite della decenza sportiva. Il Varese ebbe grandissimo rispetto e facemmo 0-0 in un silenzio irreale e poi niente, tornammo giù riportandoci via tutto quello che avevamo nell’anima. Ci ha segnato per tanto tempo, ci diede la forza per rafforzarci, sfiorammo la Serie A e la vincemmo l’anno dopo. La loro presenza è rimasta sempre, loro sono rimasti lì anche se chi arrivò al loro posto ci dette una grande mano”.
Roberto Rizzo ha raccontato così Graziano Fiorita. Il fisioterapista ha iniziato il suo cammino dalla Primavera allenata proprio da lui: “Arrivò e tra me e me dicevo ‘se è la metà del padre sono a posto’. E’ arrivato agli stessi livelli, era uno specialista con grande personalità, aveva sempre attenzione sui ragazzi. Insieme abbiamo fatto un percorso divenendo campioni d’Italia e vincendo titoli. Graziano è stato un riferimento importante per quella primavera. Il ricordo è struggente”.
Il tecnico continua con il ricordo: “Graziano, oltre alle indiscutibili qualità professionali, ha aspetti legati alla persona. Era aggregante nei confronti del gruppo. Al campo i calciatori cercavano Graziano per qualsiasi cosa, indipendentemente dalla parte fisica. Li sentivi parlare di tutto. Graziano era un punto fermo dello spogliatoio per tutti i gruppi squadra succedutisi e per gli allenatori. Accudiva e assistiva i ragazzi conoscendo le loro necessità risolvendo anche piccoli problemi. Un amico a tutto tondo”.
Rizzo continua parlando dell’importanza della figura, tutt’altro che marginale che vive in simbiosi con la squadra: “Chi prende decisioni alla base non ha chiaro cosa sia quel tipo di persona all’interno di una squadra. Graziano non era un fisioterapista e basta, era uno del gruppo, svolgeva mansioni importanti e avvicinava tutto lo spogliatoio dirimendo problemi anche tra giocatori, ponendo la parola fine a tante situazioni. Aggregava il gruppo con discrezione, senza essere invadente, né troppo presente né troppo lontano”.









Cagliari è con voi fratelli Leccesi ❤️💙💛❤️
Grazie, siete una tifoseria fantastica ❤️
Grande mister come sempre un gran Signore sempre dalla tua parte
non capisco perche’ il Lecce sia rientrato se la salma e’ ancora a Bergamo, in attesa dell’autopsia.
Tantu spendimu sordi a uecchiu?
Evidentemente non capisci anche altre cose …