IL RIGORE DI RABONA. “Nessuno ci capisce niente, l’arbitro impiega qualche secondo per indicare il centrocampo. Il telecronista nemmeno se ne accorge. In settimana avevamo fatto l’amichevole con la Nazionale militare. E ho calciato il rigore di Rabona, facendo arrabbiare Marchegiani (oggi opinionista televisivo). Lo stesso Bolchi mi aveva rimproverato nello spogliatoio, perché non si doveva mancare di rispetto all’avversario. Giusto, ma io non volevo irridere nessuno. Mi veniva spontaneo”.
RICORDI DI LECCE. “Arrivo nello spogliatoio e mi presentano, vado da mister Fascetti e gli porgo la mano per salutarlo. Lui non mi dà la sua e mi gela: ‘Paciocco, sei sovrappeso’. Sarei voluto morire. Il giorno dopo nella partitella in famiglia mi marcò Stefano di Chiara. Prima entrata e sto zitto, seconda pure e alla terza gli do un pacco in faccia. Perde sangue dalla faccia. Multa e una settimana fuori rosa”.
CONTE, MORIERO, BARBAS E PASCULLI. “Conte veniva dalle giovanili, era già vecchio. Mentalizzato per fare il giocatore. Sono andato a trovarlo a Castel di Sangro, non mi meraviglio sia diventato uno dei migliori allenatori al mondo. L’esplosione di Moriero? Mazzone lo volle con sé a vivere in albergo, convinto che Checco non facesse vita sana. Barbas e Pasculli? Loro argentini e spaesati a Lecce, io parlo spagnolo. C’è voluto poco per entrare in confidenza. Facevamo la spola tra Lecce e Napoli. Sì, loro si facevano accompagnare dal sottoscritto per andare a trovare Diego Armando Maradona. Ho conosciuto Diego. E mi verrebbe da dire: ho visto cose che voi umani nemmeno immaginate”.
25/06/89, SALVEZZA INDIMENTICABILE. “Lecce-Torino? Salvarsi negli ultimi 90’ davanti ai propri tifosi avvertendo la spinta di tutto il Salento fu un’esperienza fantastica. Tanto più per me che considero Lecce la mia seconda casa. Mi marcò Ezio Rossi, un amico. Ma non c’è amicizia che tenga. L’ho riempito di botte e gli ho fatto gol. Nel prepartita l’allora presidente Jurlano ci promise un premio salvezza pazzesco. Non potevamo retrocedere”.
CALCIO DI OGGI. “Lo vedo e lo seguo, ma non mi piace più. Non solo non è il mio calcio, ma non è proprio calcio. Oggi solo velocità, forza e tattica. Appena c’è uno che salta l’uomo diventa un fenomeno. Roba da matti. Ho provato a fare l’allenatore, ma ho visto cose che non mi piacciono, da vomito. E dal momento che mi conosco ho preferito farmi da parte. Vado a vedere il Vacri in Prima categoria o squadre della zona. Sempre tra i dilettanti”.








