De Giorgi: “Grande colpo del mio Lecce. Su talenti e modi di essere allenatore…”

L'allenatore salentino campione del mondo con l'ItalVolley è stato ospite speciale dello Sky Club con Fabio Caressa, Billy Costacurta, Luca Marchegiani e un altro grande tecnico come Fabio Capello

COSA FA UN ALLENATORE APPENA ARRIVATO. “Le prime azioni partono dallo studio degli equilibri e delle problematiche e quello che serve. Serve fare una diagnosi corretta dei problemi senza girarci troppo. Quando entri devi già conoscere cose e devi dire due-tre cose. Come agire quando si ha un giocatore forte come Leao? I talenti sono un grande stimolo per gli allenatori. Nella pallavolo ho sentito allenatori che dicevano ‘questo giocatore lo sistemo io’. Un allenatore deve non solo giudicare ma pensare a far migliorare i giocatori e farli entrare in dinamica di squadra. E’ dispendioso a livello energetico, per la squadra e per l’allenatore, che arriva fino a un certo”.

COME PUO’ CRESCERE LEAO. “Noi diamo stimoli giusti poi il salto di qualità lo fa il giocatore. Bisogna capire qual è il suo obiettivo. Lui cosa vuole fare? Cosa sei? Quando capisci da dove parte lui forse poi puoi trovare il modo. Alla fine lui va in campo, gli allenatori danno prospettive”.

DAI PORTIERI PARARIGORI ALLE BATTUTE. “Il rigore è una situazione che puoi studiare con caratteristiche di chi tira. Se c’è qualcuno che sa studiare puoi avere i riferimenti. Nel mio sport delle similarità ci sono con la battuta, quando c’è un battitore forte la squadra ci si adatta in base agli angoli che preferisce e alla variazioni. Si può studiare. I numeri contano ma nel gioco devi seguire i momenti, anche i numeri negativi in dei punti della partita non devono condizionare le scelte. Pallavolo, calcio sono sport di situazione. L’interpretazione e la lettura dei giocatori sono determinanti”.

FIORENTINA-LECCE 0-1 E CLASSIFICA. “Col Lecce abbiamo dato un colpo importante alla classifica. E’ la mia squadra del cuore. La società è a posto, cerca di fare il massimo con le risorse che ha. Credo che oggi sia stato un risultato importante. Quando il Lecce non era in A la mia squadra era l’Inter. La classifica cosa penso? Non vado sul tecnico, ma mi auguro possa rimanere così in vetta, molto stimolante per chi guarda il campionato. L’Inter come roster è quella più quotata”.

SPALLETTI E IL SUO INGRESSO ALLA JUVE. “Quando si subentra bisogna avere una grande sensibilità, bisogna sfruttare la reazione della squadra al cambio allenatore, è come se qualcosa si resettasse nei giocatori. La sensibilità serve per non toccare inizialmente gli equilibri, meglio una parola di meno che una in più, visto che non si torna indietro, sfruttare l’energia di reazione. Lo spostamento di Koopmeiners in difesa? Eh, il giocatore lo devi convincere”.

EQUILIBRIO E POTENZIALE.Per superare le difficoltà e diventare un grande dove ho cercato quei 5 cm che mi mancavano? Il concetto è trovare gli equilibri vincenti, io ero talentuoso ma ero piccolino. Tutti mi dicevano che non sarei arrivato, era una parte di verità ma non era la verità. Mi chiedevo ‘ma sono 5 cm a bloccarmi’. Le persone guardano quello che manca ma non quello che c’è e lo vedo da allenatore. Non è una questione di perfezione, vale dappertutto”.

GATTO. “La mia gatta Grace ha vinto due medaglie. Le convocazioni le facevo insieme a lei, miagolò mentre scrissi un nome e mi misi a pensare. Alla fine però lo chiamai lo stesso. Eravamo andati da Mattarella, il presidente mi ha fatto dei complimenti. Ho postato il video sui social e ha fatto 450mila visualizzazioni. La foto con la gatta invece 2milioni. Scherzosamente, dico che abbiamo un problema istituzionale in Italia. Quando devo mandare un messaggio importante metto sempre una foto con lei”.

VOLLEY. “L’Italia è il miglior campionato al mondo? Il livello medio della SuperLega è alto, al contrario di quanto accade in Russia e Polonia. Il timeout un vantaggio? Dico a Capello che ha sbagliato sport (scherza, ndr). Noi abbiamo questa gestione che aiuta i giocatori con i cambi momentanei per non perdere il giocatore per tutta la partita. Non è una gestione che aiuta l’allenatore, aiuta il giocatore e rende le scelte dell’allenatore più organiche”.

ESSERE ALLENATORE E CT DI UNA NAZIONALE. “Sono diversi, i tempi sono diversi, adesso avendo visto la storia di Spalletti e le autocritiche che si è fatto. La cosa buona è che scegli i giocatori, nel club non lo puoi fare. Quando alleni la Nazionale hai un’idea non solo tecnica ma di identità e atteggiamento. La parte brutta è quando devi lasciare qualcuno a casa dopo aver fatto i primi allenamenti in 16 e al Mondiale ad esempio si va in 14. In un club hai un tempo di sviluppo del gioco lungo, puoi programmare la stagione con step tra girone d’andata, regular season e playoff che sono decisivi. In Nazionale devi scegliere poche cose da fare e farle immediatamente. Il gap della lingua? Ho allenato io in Russia come Capello e so quanto è difficile”.

VITTORIA COME OSSESSIONE. “Dopo aver vinto cinque mondiali vincere è una grande sfida e più vai avanti è una sfida. Le opportunità vanno create volta per volta. La sfida più grande non è vincere, rivincere è più complicato, ci deve essere umiltà e meccanismi cancellando la medaglia che hai già vinto. Poche squadre rivincono perché non è facile creare la fame. Tutti usano la parola umiltà, umiltà significa metterti davanti ai propri limiti. Leader nella pallavolo? Certo che ci sono, più di uno, è un compito nostro individuarli. Anche nella pallavolo ci sono leader di campo e leader di spogliatoio- La pallavolo si esprime con i tre passaggi ma l’atteggiamento nel gioco di squadra ha bisogno di disponbilità, aiuto, reciprocità. Le persone non si devono giudicare, si devono aiutare e risolvere i problemi insieme. Le squadre che non si giudicano e pensano a quello che c’è da fare hanno un atteggiamento corretto. Gli sport sono diversi ma le dinamiche che ci devono essere sono uguale”.

DIFFERENZE. “C’è la rete di mezzo ed è più facile? Lo sviluppo del gioco porta eticamente ad essere squadre, i tre passaggi di giocatori diversi portano a un punto di squadre. Tutti e tre sono interdipendenti, nel passaggio ci deve essere l’atteggiamento giusto. Giudico o aiuto? Se giudico è finita, gli avversari sono nel nostro campo e non di là. Non c’è contatto fisico ma c’è la sfida fisica. Il pallavolista è spinto ad avere un autocontrollo forte perché non hai il contatto fisico, devi portare l’agonismo a un tale livello, a volte il contatto fisico aiuta ad essere più agonista”.

VELASCO. “Julio è un maestro, l’esperienza con lui è importantissima per tutti noi di quel ciclo fino al 1996. Lascia cose importanti nel percorso. Di quei 12 giocatori, 10 fanno gli allenatori. Velasco lascia cose importanti nel percorso degli altri”.

VALORI E NAZIONALE. “Io ho fatto nel 2021 un cambio generazionale molto forte. L’Italia aveva tanti esordienti in Europei e Mondiali. A volte giudichiamo troppo queste generazioni, abbiamo dei pregiudizi. Si parla che non sentono la maglia, non praticano valori. La critica sui valori non è a loro, è a noi che non abbiamo trasmesso dei valori. Se loro non li hanno ce la prendiamo con noi. Abbiamo fatto un percorso Noi Italia mettendo al centro la maglia azzurra per ragazzi di 21-22 anni, lo abbiamo fatto perché l’ho vissuto pure io. La maglia univa la squadra di Velasco dove giocavo io con altri elementi di carattere fortissimo. Ci accomunava la maglia dell’Italia. Con Spalletti quello che è successo in campo ha mischiato le componenti…”

 

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