Eusebio Di Francesco e la Roma. Un legame fatto di bassi ma soprattutto di punti altissimi. L’abruzzese ha portato i capitolini al risultato più alto degli ultimi anni, anche il top personale prima di una serie di esperienze senza soddisfazioni. La storia di Di Francesco alla Roma non è però fatta soltanto di panchine e partite da programmare.
Da calciatore
Zdenek Zeman notò Di Francesco, centrocampista bravo nelle due fasi con il Piacenza. Il boemo vide in lui il compagno ideale per Di Biagio e Tommasi. Nonostante le perplessità iniziali per il grandissimo salto, Eusebio impressionò tutti conquistandosi l’affetto del tifo romanista per impegno e spirito di sacrificio e la maglia della nazionale. Un simbolo fu il gol nel derby terminato 3-3 (con 4-3 annullato a Delvecchio) con la Roma sotto 3-1.
Sotto Fabio Capello, Di Francesco fu impiegato di meno a causa anche di alcuni infortuni. Nell’anno dello storico scudetto della Roma, il suo contributo sarà solo di 5 partite prima dello stop causato dal crac al ginocchio destro. Una volta appesi gli scarpini al chiodo nel 2005 (ultime esperienze tra Ancona e Perugia), Di Francesco, prima di decidere di allenare, lavorò da team manager della Roma.
La poltrona più importante
Nel 2017, dopo la scalata dalla B all’Europa con il Sassuolo, De Sanctis e Monchi scelsero Di Francesco per la successione di Luciano Spalletti. L’eredità era di quelle pesanti: la Roma veniva da una stagione chiusa a 87 punti dietro alla Juventus padrona di Antonio Conte. Anche all’Olimpico, l’allenatore partì con il suo calcio aggressivo e propositivo trovando una squadra di valore: Alisson, Manolas, Fazio, Florenzi, De Rossi, Kolarov, Nainggolan, Dzeko, Strootman oltre a Pellegrini già avuto al Sassuolo.
Le nozioni zemaniane del primo Di Francesco si unirono alla capacità di fare necessità virtù. Da una parte ci furono ben 8 vittorie per 1-0, dall’altra 6 sconfitte incassate all’Olimpico. L’importanza di giungere al risultato porta a tradire i dettami tattici. Alla fine, la Roma chiude al 3°posto con 77 punti dietro a Juventus (95) e Napoli (91).
Il capolavoro europeo
L’impresa del Di Francesco allenatore della Roma è però la scalata in Champions League. Girone vinto contro Chelsea ed Atletico Madrid davanti anche al Qarabag e rimonta targata Dzeko negli Ottavi con lo Shakhtar. La notte indimenticabile è il ritorno dei Quarti di Finale. Il 10 aprile 2018 la Roma rimonta il Barcellona dopo la sconfitta per 4-1 al Camp Nou. Dzeko, De Rossi e Manolas elettrizzano la città eterna e portano la Roma in semifinale contro il Liverpool.
Ad Anfield, i giallorossi sbracano e perdono 5-2. Il cinismo degli uomini di Klopp contiene la Roma al ritorno in Italia anche se il 4-2 finale (doppietta finale di Nainggolan) consegna l’eliminazione col divario minimo. Il cuore non basta, anche se restano le recriminazioni per un rigore negato a Dzeko, steso da Karius e fermato per inesistente fuorigioco, e per un fallo di mano di Alexander-Arnold non ravvisato dall’arbitro Skomina.
L’anno dopo
Il sogno di riportare la Roma in finale di Champions vale il prolungamento del contratto per un’altra stagione, ma la squadra, senza Alisson, Strootman e Nainggolan, è diversa. Pastore, Nzonzi e Olsen saranno alla lunga rinforzi di altra portata. La Roma scivola e perde di mano i propri obiettivi. La stagione resta nella memoria del calcio italiano per il coraggio di Di Francesco, che lancia Nicolò Zaniolo all’esordio da professionista al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid.
A marzo del 2019, termina l’avventura di Di Francesco contro la Roma. Due sconfitte in altrettanti derby della capitale e l’eliminazione in Champions League per mano del Porto decretano il fallimento del suo progetto.








