Veiga a CL: “Lotteremo anche per gli infortunati. Io unico terzino destro? Ma non mi cullo”

L'intervista esclusiva al terzino destro del Lecce Danilo Veiga, titolarissimo in difesa dopo essere arrivato nel Salento a gennaio 2025

Tra i talenti che Pantaleo Corvino ha pescato dal battutissimo bacino d’utenza dell’Estrela Amadora, Danilo Veiga ci ha messo poco ad imporsi nell’undici titolare del Lecce. Tanto che adesso risulta essere l’unico terzino destro puro in rosa, ormai calato appieno nel contesto di una Serie A che lo ha già visto mettere in bacheca una salvezza storica. Ora punta al bis e ad essere sempre più una certezza per i suoi tifosi, come ha raccontato in esclusiva ai nostri microfoni.

Classe 2002, a otto anni eri già in uno dei settori giovanili di Gondomar, tua città natale. Si può dire che sei nato col pallone tra i piedi?

“Beh sì, da piccolo il calcio era il mio principale pensiero. Una passione che mi ha trasmesso mio padre, il pallone a casa era sempre presente e ci giocavo con lui e con i miei amici. Ora quello che era il mio sogno è diventato anche il mio lavoro, quindi posso dire si sia realizzato”.

Da piccolo eri tifoso di una squadra in particolare?

“Da piccolo sì, tifavo per il Porto visto anche che la mia città era vicinissima a Oporto. Adesso però non guardo ad una squadra in particolare, da spettatore sono tifoso del calcio. Ovviamente tifo Lecce perché vesto questi colori, poi se andrò via un giorno continuerò a tifarlo perché rappresenta un momento importante della mia vita e della mia carriera”.

Quando hai capito che quel gioco tanto amato sarebbe potuta diventare la tua professione?

“Devo dire che da subito per me non era solo un divertimento, ma anche qualcosa in cui credere, su cui puntare. Ecco perché a otto anni ho iniziato a giocare nella mia città per poi cambiare tanto a livello giovanile, perché cambiare mi dava appunto possibilità di miglioramento nella mia crescita da calciatore. Così andai al Salgueiros, società che aveva contatti diretti con il Monaco, per poi passare al Porto, che era comunque a due passi da casa. E’ uno dei club più importanti del Portogallo e mi ha permesso di fare il salto di qualità come uomo e calciatore, ma a causa di un infortunio lo lasciai per andare al Pacos Ferreira e giocare di più. Purtroppo quello fu l’anno del Covid, ci fu solo un piccolo campionato giovanile e il club non ha quindi avuto possibilità di valutarmi bene. Così optai per un altro cambiamento”.

Che fu anche il tuo esordio in una prima squadra…

“Esatto, e non fu una scelta facile perché dopo settori giovanili importanti scelsi la terza serie. Filgueiras è stata comunque una tappa importantissima per me, perché mi ha consentito di acquistare fiducia e crescere. Ho giocato con continuità attirando le attenzioni dalla prima lega e come squadra abbiamo conquistato i playoff promozione”.

Ma per te è arrivato comunque il doppio salto al Gil Vicente, Serie A portoghese. Cosa non è andato nella tua prima esperienza in un massimo campionato e cosa ti ha portato alla tua prima esperienza all’estero?

“Al Gil Vicente ho debuttato in massima serie ed anche in Conference League. L’approccio era stato ottimo, poi però ho perso spazio anche perché non si andava bene e ciò ha portato ad un cambio in panchina. Con il nuovo allenatore giocavo meno, dunque ho cercato un’opportunità altrove per mostrare il mio valore e crescere, scegliendo l’esperienza in Croazia. Al Rijeka mi sono trovato bene principalmente nella mezza stagione iniziale, poi anche qui c’è stato un cambio d’allenatore in seguito che ha modificato le cose”.

Credi che l’esperienza al Rijeka ti abbia facilitato poi il sì ed anche l’approccio con la tua nuova esperienza estera, quella attuale al Lecce?

“In quel momento della mia carriera mi interessava soprattutto crescere anche come persona ed il Rijeka rappresentava un sogno tutto nuovo per me. Quando tornai in Portogallo ero più pronto sia per un massimo campionato che per un’eventuale nuova chiamata dall’estero, come poi è stato con l’arrivo del Lecce. Era impossibile dire di no ai giallorossi ed alla Serie A, ma di certo aver già giocato fuori dal Portogallo mi ha aiutato”.

Dopo la Croazia, il tricolore dell’Estrela Amadora. Che mesi sono stati e, soprattutto, nello spogliatoio si parlava di Lecce, visto il canale ormai aperto tra i due club?

“All’Estrela ho ritrovato subito la felicità, sia per essere tornato in Portogallo che per essermi riscoperto protagonista ed aver fatto molto bene. Ho mostrato le mie qualità, il Lecce ha visto le mie partite ed ha deciso di puntare sul mio potenziale, trovando subito il mio sì. Non sapevo i giallorossi mi stessero guardando, ma Gaspar era andato a Lecce e noi calciatori sapevamo quindi che ci fosse questa squadra di A attenta in particolare ai talenti sconosciuti. L’Estrela non ha grandi risorse economiche quindi punta molto sulle scommesse e sulle potenzialità. Gaspar ha aperto una porta tra le società e sia lui che io che Tiago che Ngom ci siamo trovati bene, arrivati nel Salento per aiutare il Lecce e noi stessi a crescere”.

Proprio nella stagione del tuo ritorno in patria hai vestito la maglia dell’Under 21, senza però riuscire a confermarti nel giro. E’ un tuo rimpianto?

“In quel momento sentivo di avere tutto per acquistare sempre più spazio per la Nazionale, quindi si è un rimpianto. Purtroppo sono arrivato tardi a giocare per il Portogallo perché quasi tutti i miei compagni era nel giro già dall’Under 17. Penso di aver fatto bene sia in quelle partite giocate che con il club, quindi mi dispiace molto non aver partecipato all’Europeo di categoria. Penso che lo meritavo, ma l’allenatore ha fatto la sua scelta e io non potevo fare di più”.

Anche perché giochi in un ruolo in cui il Portogallo, da Paulo Ferriera a Cancelo, da Miguel a Semedo e Dalot, ha non pochi elementi. Come mai, secondo te?

“Penso in generale non sia facile trovare il terzino giusto e non so cosa faccia il Portogallo per produrne così tanti. Nel mio caso ero inizialmente centrocampista e difensore centrale, poi mi sono spostato a destra perché al Porto in quei ruolo non c’era posto per me. Sicuramente il fatto che il Portogallo dia così tanto spazio ai giovani fa la sua parte perché tutti possono esprimersi bene in base alle proprie caratteristiche, dunque anche i terzini destri”.

Hai tratto ispirazione da qualcuno degli elementi citati o guardi a qualcun altro?

“A livello tecnico mi piaceva molto Dani Alves, ai tempi era il più forte nel suo ruolo. Ora guardo molto Dumfries, ma non è il solo e dovrei fare molti nomi”.

Il calcio italiano ha cambiato il modo di intendere il ruolo?

“L’inizio per me è stato difficile, soprattutto capire che la parte difensiva è più importante nel calcio italiano. Da esterno in carriera ho iniziato a giocare a cinque, quindi spingevo più che difendere. Giampaolo, Di Francesco, Del Rosso mi hanno dato quel feeling e aiutato a cambiare la mia testa. Giampaolo era diverso, mi faceva spingere di più in avanti, con Di Francesco anche giocando di più devo stare più concentrato sulla parte difensiva nell’arco della partita. In ogni caso sono cresciuto parecchio e ora voglio migliorare ancora, anche la parte offensiva con palla e senza”.

Quali sono i tuoi ricordi più belli legati alla scorsa stagione?

“Sicuramente l’essere stato accolto benissimo dalla squadra. La lingua non è stato un problema perché se ascolto bene è anche simile al portoghese, quindi posso dire di essere stato benissimo da subito in generale. La salvezza è stato tra i momenti più belli della mia vita, difficile da tradurre in parole. Abbiamo realizzato il sogno di un popolo e sappiamo come al sud sia tutto più difficile”.

Come ti sei trovato nel Salento, con il suo territorio, la sua gente e la sua cucina?

“Per me, ma anche per la mia ragazza e la mia famiglia, la cosa più bella è vedere come il tempo sia buono. Non fa molto freddo, si sta bene. Puoi sempre fare una passeggiata tranquilla in centro a Lecce e la gente è cordiale e simpatica. La cucina mi piace tutta, in particolare mi piacciono i ravioli e la pizza, che è molto diversa rispetto a quella che facciamo in Portogallo”.

In giallorosso i tifosi attendono il tuo primo gol. L’anno scorso ci sei andato vicinissimo a Firenze: ripensi ogni tanto a quell’azione?

“Ci ho pensato per una settimana o forse meno, credo tre giorni. Perché più che all’azione in sé pensavo all’obiettivo salvezza, a quel punto che con quel gol avremmo potuto conquistare, per fortuna non è stato decisivo per restare in A. Peccato per non aver segnato, ho provato a dare il giro al pallone ma non ha girato come avrei voluto”.

Passando all’annata attuale, cos’è mancato al Lecce per non essere un po’ più tranquillo in questa fase della stagione?

“Forse ci sono mancati appunto solo i punti. Non dico con le big e basta, perché anche in qualche scontro diretto abbiamo sbagliato prestazione e questo ci ha impedito di ottenere punti preziosi”.

Ad oggi sei l’unico elemento in rosa che non ha un sostituto naturale nel suo ruolo, segno che il club crede decisamente tanto in te…

“Per me è sicuramente una grande responsabilità ma anche una grande soddisfazione per la fiducia che allenatore e società hanno riposto in me. So comunque che se in allenamento non faccio bene non gioco. E’ un caso particolare, è la prima volta che mi succede in carriera, ma sono una persona di lavoro e se non faccio bene non gioco, dunque non mi cullo e non la prendo a scherzo. Penso a sudare e a ripagare la fiducia della società”.

Arrivate all’ultima parte del campionato privi di compagni di livello, ultimo in ordine di tempo Berisha. Cosa pensi di quanto accaduto a livello di infortuni?

“Siamo ovviamente tristi per i nostri compagni ed anche perché avrebbero potuto aiutare molto la squadra. Adesso noi possiamo fare solo del nostro meglio per il popolo giallorosso ed anche per i compagni indisponibili, i quali lottano comunque al nostro fianco. Ci danno comunque forza e giocheremo anche per loro”.

Cosa deve fare il Lecce per raggiungere il suo obiettivo?

“Continuare a lavorare al massimo. Giocare bene sì, ma servono soprattutto i punti già a partire dall’Atalanta perché soprattutto le partite in casa non le possiamo sbagliare. Vogliamo fare punti in tutte le partite, anche se sappiamo che non sempre è possibile. Lotteremo per la salvezza che è il nostro Scudetto, sono fiducioso”.

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