Roberto D’Aversa è fermo nonostante la salvezza non banale raggiunta con il Torino. Il tecnico abruzzese ha raccolto l’eredità di Marco Baroni in un cambio tra ex giallorossi ma il club, con la direzione tecnica riaffidata a Gianluca Petrachi, ha preferito l’esordiente Ignazio Abate.
Serie A
“Il calcio mi manca. Se mi meritavo la Serie A? Sì, ma lo dico senza polemica. Avevamo un ritmo da Europa, mi sentivo nel posto giusto in una piazza che abbraccia i miei valori. Sono da Toro. Ad un certo punto ho pensato di poter cambiare il mio destino, ma alcune dinamiche mi hanno fatto capire altro. Ringrazierò sempre il presidente Cairo, venivo da una stagione non felice. Quattro mesi al Torino mi hanno reso ancora più consapevole, dopo le stagioni belle di Parma non è andato come avrei voluto. Il Toro mi ha restituito tanto anche se è durata poco. Non pensavo di restare, ma se il direttore Petrachi me lo avesse detto avrei accettato la sua scelta, da una persona del suo spessore mi aspettavo maggiore chiarezza. c’è un po’ di amarezza”.
Torino
“Chi ha salvato il Torino? Per fortuna c’erano giocatori come Vlasic, Simeone, Ismajli, ma anche Zapata, Biraghi. Maripan non ha sbagliato mai atteggiamento anche se non giocava. Il mio Torino è stato coraggioso, se non avessimo vinto subito con la Lazio non so come sarebbe finita. Njie alla Fiorentina per 18 milioni? ha talento, una volta però mi ha fatto arrabbiare rientrando con la testa sbagliata dalla nazionale svedese under 21 quando doveva giocare dopo l’infortunio di Zapata”.
Tre panchine saltate in cinque giornate
“Penso sia giusto concedere più tempo, soprattutto quando si parte con un allenatore e giocatori nuovi, ma il bravo alla fine è chi si adatta al materiale che ha. Io in panchina presto? Non lo so, significa sostituire qualcuno. Dopo l’esperienza al Torino spero di non essere chiamato solo per missioni salvezza”.









Per caso vorresti la Juve o l’Inter?