Avvio zemaniano, notti Champions, recenti delusioni: Di Francesco tra esperienza e voglia di riscatto

Il neo allenatore del Lecce è tra i più esperti in una categoria in cui è esploso presto ed ora cerca di riaffermarsi

Anche se l’affare era da considerarsi fatto da almeno dieci giorni, solo da poche ore Eusebio Di Francesco è ufficialmente diventato il nuovo allenatore del Lecce. O meglio ri-diventato, visto che nel suo passato c’è stato anche un piccolo primo passaggio dal Via del Mare, proprio all’approccio assoluto con la massima serie da tecnico. Prima di quello sfortunato periodo salentino, una lunga carriera a correre sulla fascia ed in seguito le ottime cose mostrate al timone di Sassuolo e Roma, per poi affrontare delle difficoltà soprattutto a livello di risultati in una carriera che vale la pena riattraversare.

Eusebio Di Francesco nasce a Pescara l’8 settembre del 1969. Il suo legame con il calcio parte addirittura dai suoi primi istanti di vita, ovvero da quando i genitori decidono di conferirgli il nome del giocatore più forte del momento, la Pantera Nera portoghese. Ed a 15 anni, entrando nelle giovanili dell’Empoli, inizia il suo lancio come calciatore professionista. E’ in provincia, con le maglie degli azzurri, della Lucchese e del Piacenza, che DiFra si afferma come centrocampista di spinta e buona qualità, tanto da guadagnarsi nel 1997 il salto alla Roma di Zdenek Zeman. Con i capitolini somma oltre 100 presenze, esordisce in Europa e soprattutto è tra i protagonisti del Tricolore vinto sotto la guida di Fabio Capello del 2001. A 32 anni ha così raggiunto l’apice di una carriera da calciatore che si conclude con il biancorosso di Piacenza, Ancona e Perugia, dove nel 2005 dà l’addio al calcio giocato.

Centrocampista eclettico, vero jolly per un calcio italiano che negli anni novanta subiva una profonda evoluzione tattica (con proprio il suo maestro ZZ tra i principali promotori), il suo passaggio dall’altro lato della linea laterale era scontato, a dire dei tanti compagni che hanno beneficiato delle sue abilità di “consigliere” in campo. E dire che i suoi inizi furono come dirigente, prima alla Roma (team manager nel 2005), poi alla Val di Sangro in C (come direttore sportivo nel 2007). E’ invece a giugno 2008 che, a due passi da casa, viene scelto come nuovo allenatore della Virtus Lanciano, ambizioso club di terza serie. L’approccio alla panchina è discreto ma non soddisfa il club, che alla ventesima lo sostituisce con un altro futuro allenatore del Lecce, Dino Pagliari.

Di Francesco decide così di tornare dietro la scrivania, accettando l’offerta come responsabile del settore giovanile del Pescara. E’ il 2009, e pochi mesi dopo si ritrova sulla sella del club biancazzurro a sostituire l’esonerato Cuccureddu, andando ad ottenere una sorprendente ed insperata promozione in Serie B. L’anno seguente si conferma con il Delfino, ottenendo una facile salvezza e facendo divertire l’Adriatico, che applaude il suo gioco frizzante ed offensivo, un 4-3-3 di chiara impronta zemaniana. Ecco così, nel 2011, il triplo salto che lo porta all’esordio in Serie A, sulla panchina del Lecce. Alla prima parentesi salentina abbiamo dedicato un lungo excursus, ma è noto come non sia andata benissimo sia per la sua inesperienza come tecnico a certi livelli sia per la pazienza che quella rosa acerba necessitava in un campionato che invece andava a velocità elevate.

Il risultato fu esonero dopo tredici gare ed esonero in favore di Serse Cosmi. Per DiFra così la necessità di ripartire dalla B, ma da un club decisamente più abbiente ed organizzato di un Lecce ai tempi quasi in disarmo. Dopo un anno sabbatico ecco l’occasionissima Sassuolo, con il quale il tecnico abruzzese domina la cadetteria e ottiene una storica promozione. Nel 2013 è esordio-bis in A e anche qui le difficoltà non mancano, più che altro per i tanti esordienti nella rosa neroverde. Inizialmente esonerato, è richiamato presto riuscendo a salvare per un filo gli emiliani. Da lì in poi sarà crescita verticale, con il Sassuolo che in due anni raggiunge addirittura Europa League e sesto posto, mancando nel suo ultimo anno anche uno storico passaggio ai sedicesimi dopo aver dato spettacolo su campi prestigiosi. Biglietto da visita che gli vale il ritorno alla Roma, stavolta da tecnico.

E l’impatto con un ambiente che conosceva già bene è straordinario. I giallorossi arrivano terzi in campionato sfiorando la seconda finale di Champions della sua storia, risultando così sotto questo aspetto il secondo miglior allenatore di sempre nella storia della Roma. E’ un Di Francesco molto evoluto dagli avvii zemaniani, in cui c’è maggior cura per la fase difensiva ma restano la voglia di fare la partita e di colpire con verticalizzazioni poderose. C’è grande fiducia per la stagione seguente, quella 2018/19, ma forse le pressioni sono un po’ troppe per una squadra che evidentemente l’anno prima aveva, soprattutto grazie al tecnico, overperformato. A marzo ecco quindi un bruciante esonero dopo un ingiusto ko di Champions con il Porto. Un trattamento ingeneroso che probabilmente peserà nelle stagioni seguenti.

Da lì in poi, infatti, per Di Francesco arrivano una serie di delusioni dolorose. L’anno seguente arriva un avvio pessimo con una Samp che, in crisi economica, è poi salvata solo da Ranieri che subentra al neo leccese. Un anno più tardi al Cagliari le premesse sono buone ma alla lunga il calo è troppo vistoso, anche a causa di una serie di errori di mercato, ed a febbraio ecco il nuovo esonero. Che è invece lampo nell’anno successivo: a Verona l’avvio è thrilling, paga lo scotto del dopo-Juric e dopo 3 ko su 3 è sollevato dall’incarico. Per rifarsi prova così a rilanciarsi con due neopromosse, ma prima a Frosinone e poi a Venezia, con le rose riconosciute come le meno attrezzate della vigilia, manca soltanto nello sprint finale, con percorsi seppur molto differenti. Mancò il traguardo, ma nelle ultime due occasioni certo non i meriti. Tanto da guadagnarsi una nuova occasione in quel Salento che, come il figlio federico, conosce già bene.

Redazione

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1 anno fa

Vai mister 💪

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1 anno fa

Ottimo Allenatore !! Speriamo che gli vengano messi a disposizione giocatori dai piedi educati !!!

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1 anno fa

Buon lavoro mister, facci sognare come hai fatto a Sassuolo!

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1 anno fa

Se ha almeno le idee di Zeman per me va bene…

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1 anno fa

A retrocessioni come siamo messi ?

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1 anno fa

Non dipende dal mister, anzi un buon tecnico
Bisogna vedere il Generale Corvino cosa offre sul piatto, che se mette a disposizione gente inesperta solo per puntare alla salvezza con i denti, cosa può fare.

Solo 💛❤️
1 anno fa

Oggettivamente, è un tecnico che ha affastellato più flop che stagioni importanti.
Certo, ha portato il Sassuolo il Europa League nel 2016, con una squadra di qualità.
Poi l’esperienza a Roma e la finale di Champions sfiorata.
Dopo, solo esoneri, esoneri e retrocessioni.
Per cui, chiunque difenda i nostri colori va accolto ed incoraggiato.
Ma da qui ad esaltarsi per l’arrivo del tecnico abruzzese, ne passa…
La scelta dell’allenatore appare in linea con il trend degli ultimi tre anni: aumentare i ricavi, risparmiare, scommettere e sperare.
Non c’è tre senza quattro (salvezze)?

Last edited 1 anno fa by Solo 💛❤️
Antonio
1 anno fa

In teoria risulta perdente….ma siamo già sicuri? se ci saranno calciatori che segnano…..

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1 anno fa

Forza Lecce per cui buon lavoro al nuovo mister che ha l’unica referenza nella voglia di riscatto rispetto alle esperienze negative che ha vissuto negli ultimi campionati.
Così ha scelto la direzione tecnica con l’avallo della società . Probabilmente o sicuramente la scelta è propedeutica al progetto societario- che a Lecce non necessariamente coincide con quello dei tifosi -: affidarsi ad un tecnico privo di qualsiasi capacità contrattuale ( negli ultimi 15 anni ha raccolto solo fallimenti) che non chiede investimenti in giocatori e pratica gli schemi tecnici indicati dall’area tecnica.
Nonostante questo, forza giallorossi forza Lecce e buon lavoro mr. Di Francesco ( non posso augurare benvenuto perché ha già guidato i giallorossi con risultati disastrosi circa 14-15 anni fa.
E’ audace e coraggioso a crederci e allora SOSTENiAMO mr. Di Francesco- almeno fino a quando il percorso dei giallorossi ci conforta!

Ivan
1 anno fa

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