AMERICAN DREAM – Supremazia spagnola e trionfo meritato. Messi, lacrime e applausi

Quasi un monologo in una finale vinta con merito ma "consegnata" da un'Argentina spenta. Ferran Torres decide tutto

Il nostro “viaggio americano” si interrompe, come un sogno di una notte di mezza estate, al suo capitolo finale, quello che ha visto il New Jersey, e con esso Stati Uniti, Canada, Messico ed il mondo intero, dipingersi di rosso. Quel rosso delle Furie che si sono abbattute sugli scudieri del (o di uno dei) GOAT, inerme di fronte alla squadra più forte della rassegna. La Spagna ha battuto l’Argentina, alzando così al cielo la sua seconda Coppa del Mondo.

Trionfo strameritato

Un cammino perfetto o quasi che ha permesso alla squadra più forte di trionfare. De La Fuente ha costruito una macchina straordinaria e chi pensava si sarebbe trattato di un Yamal+10 è rimasto profondamente deluso. Difesa insuperabile e paragonabile (nonostante l’assenza di nomi da pallone d’oro) a quelle più forti della storia, centrocampo al solito capace di palleggiare con supremazia assoluta ed ognuno degli uomini offensivi a fare del suo, senza proporre giocate né numeri alla Messi, alla Mbappé o alla Bellingham perché magari non nelle corde ma anche perché il bisogno effettivamente non c’è stato. E così il simbolo del trionfo, oltre alla “prima riserva” Ferran Torres, è forse quel Mikel Merino che si è dimostrato decisivo (sempre dalla panchina) con Portogallo e Belgio, le vittorie più sofferte della Roja nella competizione.

Argentina a testa (semi) alta, Messi lascia comunque da Campione

Ieri infatti di striminzito c’è stato solo il divario di gol in una partita che la Spagna ha dominato anche grazie agli aiuti argentini. Scaloni ha sbagliato, per una volta in un quadriennio fenomenale, quasi tutto, consegnandosi con paura ad un avversario che si doveva al contrario pressare con coraggio (ma facile parlare a posteriori) e senza metterla soltanto sulle “botte”. Risultato? Infortuni a ripetizione, ma dei suoi, e cartellini uno più stupido dell’altro, con sul trono dei flop quello di Enzo Fernandez, comunque eroico nella rassegna eppure ieri autore di un vero e proprio autogol evitabilissimo. Cade in piedi, per oggettività e non per venerazione fine a sé stessa, Leo Messi, che ieri avrà avuto quattro palloni giocabili e che non è riuscito a suggellare un Mondiale magistrale ed una carriera a cui un’altra coppa avrebbe dato tanto ma che, diciamolo, per la gratitudine che merita da ogni appassionato di calcio non cambia proprio nulla.

Redazione

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