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Besiktas in debito: facciamo un po’ d’ordine

Nei giorni decisivi del tormentone Burak Yilmaz cerchiamo di immergersi nei meandri del calcio turco. Capiremo i perché di tempi dilatati e dietrofront.

Il Besiktas è stato ammonito dall’UEFA per il mancato rispetto dei paletti del Fair Play finanziario. Il management, secondo quanto scritto dalla stampa turca, ha tempo fino al 31 luglio 2019 per regolarizzare la situazione in vista dell’iscrizione alla prossima Europa League. Il debito iniziale ammontava a 35 milioni di euro, ma ora i tagli da effettuare investono una somma di 29 milioni. Solo così le Aquile Nere, sotto osservazione da parte dell’istituzione europea, eviterebbero il tracollo dettato dalla mancata partecipazione. La situazione si è già complicata a seguito del fallito assalto alla Champions League.

La comprensione di questi fatti dà un’idea sommaria sul caos che regna a Istanbul e sulla farraginosità dell’affare Yilmaz, che il Besiktas non vorrebbe far rientrare nella sua opera di risanamento, al contrario di altri calciatori con stipendi più esosi. Gary Medel sta vivendo la stessa situazione del bomber. C’è un’accordo definito con il West Ham, ma manca ancora il placet per il trasferimento a parametro zero. La situazione di stand-by ha permesso l’inserimento del Parma. Ciò, gli esperti di mercato lo sanno, è tutt’altro che buona cosa. Tornando alla questione Burak, in mattinata dalla Turchia si è parlato addirittura di uno scambio Besiktas-Fenerbahce. Yilmaz passerebbe sulla sponda asiatica del Bosforo, mentre Mehmet Topal percorrerebbe la strada inversa.

Le altri grandi squadre di Turchia non se la passano meglio. Le altre tre grandi Galatasaray, Fenerbahce e Trabzonspor si sono battute per anni a colpi di grandi nomi per conquistare il primato del paese e una certa notorietà europea. La svalutazione della lira turca e il picco dell’inflazione raggiunto la scorsa estate hanno acuito gli errori di programmazione fatti dai dirigenti. I club sono arrivati sull’orlo del collasso. Il debito totale delle squadre della Super Lig ammonta a 2,3 miliardi di euro. Al confronto, quello della più quotata Bundesliga è 1,4 miliardi. C’è un abisso però tra le entrate dei due campionati.

A questo punto, scorrendo le cronache turche, sorge spontanea una domanda. Si legge dell’interessamento del Besiktas per Khedira, ma i rumors di mercato attorno a Galatasaray, Basaksehir e Fenerbahce non fanno eccezione: Diagne, Delph, Ribery e tanti altri. Se la situazione finanziaria non è delle migliori, perché continuano a rimbalzare trattative su nomi di grande importanza?

Si rammenta che Galatasaray, Fenerbahce, Besiktas e Trabzonspor, che insieme fanno i 2/3 del debito, sono arcinote per la passione dei loro tifosi. I supporters coprono circa 3/4 del popolo turco. I club hanno evitato il fallimento solo perché la Federcalcio turca ha chiuso un occhio. Gli economisti del paese pongono spesso l’accento sulla mala gestione, affermando che con le leggi dei top tornei d’Europa, le squadre sarebbero fallite.

E perché ciò non accade? I team sono un importante strumento politico. Il governo turco ha spesso aiutato le proprietà con prestiti agevolati. Il concetto di “ristrutturazione del debito” elaborato dalla federazione, però, in Europa suonerebbe come un colpo di spugna. Il Fair Play finanziario, in verità, ha già colpito il Galatasaray, escluso dalle coppe nel 2016-2017.

I calciatori, poi, chiederebbero pagamenti in valuta estera. Il fenomeno si sta acuendo perché il debito sta raggiungendo dimensioni colossali, e anche perché il rendimento di tanti campioni non è più in linea con le aspettative. Non ci sono più i colpi Drogba, van Persie (centrati dal Galatasaray), Clichy, Robinho (Basaksehir ), Pepe (Besiktas) ma si cerca di mantenere l’appeal con profili internazionali e magari puntando sui prospetti turchi. Gli acquisti erano il cavallo di battaglia dei presidenti appena eletti. Il mandato, di norma non molto lungo, induceva i dirigenti ad agire perlopiù per fini elettorali.

Il calcio turco, secondo quanto scritto sul Daily Sabah, necessita di una regolamentazione dal punto di vista finanziario. L’assenza di vincoli stringenti ha indotto le società a spendere fiumi di denaro per calciatori dal nome allettante. Il reportage condotto da Arda Alan Isik afferma che i presidenti gestiscono i club per puro lustro personale, relegando in secondo piano l’attenzione agli equilibri di bilancio.

Il periodo di crisi finanziaria sembra non incidere nelle campagne trasferimenti. Come si fa? Semplice, accumulando debiti. L’inchiesta, oltre a menzionare il Besiktas e le altre big, fa l’esempio dell’Ankaragücü. La squadra della capitale ha cambiato l’intera rosa (14 acquisti) nel calciomercato invernale nonostante i tesserati attendessero ancora gli stipendi. Debiti su debiti non punibili secondo le attuali normative economico-sportive.

Il giornalista, nel provare a esporre dei rimedi responsabilizzando i proprietari delle loro azioni, rammenta che “in un’industria che vale miliardi i club sono governati come le associazioni locali di quartiere in cui le strutture organizzative sono semplicemente troppo deboli per soddisfare le richieste”. La natura sociale di Besiktas & company permetterebbe un controllo meno stringente sulle scritture contabili.

La questione è ovviamente dibattuta in ambito politico. Da Ankara si preme per continuare ad elargire aiuti, ma l’Associazione Bancari Turchi vuole normative più stringenti. Dagli istituti di credito si parla ancora di ristrutturazione, ma il rinvio dell’onere finanziario a cinque o dieci anni non sembra la soluzione ideale nel lungo periodo. Un altro reportage, di Al Jazeera, si conclude con la frase: “Come molte altre cose in Turchia, le regole e i regolamenti ci sono, ma in pratica non c’è alcuna applicazione”.

La comprensione completa della questione Burak Yilmaz potrebbe essere quindi ben più complicata di una serie di accordi tra d.s.

 

 

 

 

 

 

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