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A Marassi troppi rimpianti e…centimetri di troppo

Il pareggio di ieri al Ferraris, seppur giusto per mole di occasioni prodotte da ambo le parti, lascia un bel po’ di amaro al Lecce. Analizziamo tatticamente la contesa e riviviamo gli episodi clou.

Il Lecce torna dalla trasferta genovese con la delusione per il terzo colpaccio esterno fallito dopo Torino e Ferrara. In casa della Sampdoria, è stata una partita tignosa, brutta a tratti, ma che rischiava di essere stra-proficua per la banda Liverani, passata in vantaggio sull’asse Shakhov-Lapadula. L’ucraino, dapprima oggetto misterioso, è stato graffiante per la prima volta in stagione dopo il debutto incolore col Verona. Lapa, dopo le lotte con la Juve, si è guadagnato il giusto premio nello stadio che, in maglia Genoa, lo ha ripudiato.

SCACCHIERI. Ranieri ha cambiato sei uomini rispetto alla sconfitta di Bologna, ma nel primo tempo, le occasioni sono nate perlopiù da palle alte e tiri da fuori. Il vantaggio Lecce si sintetizzerebbe così. Gran lavoro di forza di Lapadula e dialogo delizioso con Shakhov prima del gol. Quagliarella ha confezionato un’altra prestazione senza strappi (due colpi di testa imprecisi e un tacco deviato da Mancosu nel finale)

SUL FILO DEL VAR. La partita ha rischiato di tingersi irrimediabilmente di giallorosso alla fine del primo tempo, quando Shakhov, dopo la traversa di Falco (altri centimetri decisivi dopo la parata di Audero), ha colto in pieno Ferrari. L’arbitro ha optato inizialmente per il rigore più cartellino rosso, salvo poi essere smentito da Di Paolo. L’abruzzese ha chiamato il collega al VAR check e la decisione, giustamente, ha sorriso alla Sampdoria: il tocco dell’ex centrale del Sassuolo era di costato. Con un uomo in più per la banda Liverani e, probabilmente, sul 2-0…

TACHTSIDIS ESPULSO. Il primo episodio si collega irrimediabilmente al secondo. Nel trambusto seguito all’inversione di rotta in chiusura di primo tempo, Tachtsidis si è fatto ammonire per le vibranti proteste. Mentre la Sampdoria cresceva nella ripresa, spostando il baricentro in avanti, il greco ha rimediato un’espulsione per chiudere Rigoni sulla linea laterale. Seppur l’episodio rientri nelle valutazioni non perfette secondo Liverani, resta l’ingenuità del metronomo.

IL SALVATAGGIO. In ogni caso, anche in inferiorità, il Lecce stava resistendo alla pressione sampdoriana. Fatta eccezione per un batti e ribatti prima dei minuti di recupero, risolto prima da Mancosu e poi da Rossettini (su Rigoni), l’undici di Ranieri confezionava soltanto cross su cross. Al 92′, su calcio d’angolo, Ramirez, smarcato (Babacar rivedibile – e peccato per qualche precedente proficua discesa difensiva) ha punito i salentini. Petriccione, appostato in porta, ha sputato la palla dalla porta troppo tardi: la goal line technology, inesorabile, ha ravvisato il superamento della linea bianca.

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MA QUELLA CONTINUITA’. Dall’altra parte, però, il Lecce ha percorso un gradino di crescita sotto il profilo dell’attenzione. Si è vista una squadra attenta per 90′, le amnesie sono state ridotte al minimo e solo il forcing finale sampdoriano in superiorità ha portato al pari a pochissimo dal traguardo. La difesa, come con la Juventus, è sembrata più arcigna e meno avvezza alle letture errate viste nelle primissime gare (anche se Bonazzoli vs. Gabriel dopo 2’…), poi ci sta subire la pressione avversaria, soprattutto se in inferiorità.

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