Il commento tattico di Lecce-Cagliari 2-2 potrebbe essere racchiuso in una definizione che, purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista) sta caratterizzando il campionato: l’atteggiamento e la prestazione sta spesso arrivando, ma limiti e errori penalizzano la squadre e pesano sempre di più.
La tranquillità di Fabio Liverani in conferenza stampa dopo che nel finale è successo di tutto è emblematica dell’atteggiamento che alberga nella stanza dei bottoni del Lecce. Il punteggio ha raddrizzato una partita, che sì si poteva anche perdere, dove la squadra di casa meritava almeno il pareggio.
SITUAZIONE. Come già affermato in titolo e sottotitolo, i gol del Cagliari sono arrivati su episodi. Assolutamente con nulla da rimproverare il primo. Le nuove previsioni sul fallo di mano, con la loro scientificità da trovare, hanno portato a punire la corsa di La Mantia, deciso a rientrare in area per la copertura quando è stato colpito al braccio dal gol di Cacciatore. Una situazione che pochi definirebbero tutt’altro che casuale ma potenzialmente mortifera per una squadra destinata a lottare nei bassifondi della classifica mentre affronta, senza quattro titolari, la sorpresa del campionato. Il Lecce ha sovvertito il quadro e, nel primo tempo, non ha sofferto l’avversario, cercando di tenere il pallino del gioco.
GOL SUBITI. Il penalty realizzato da Joao Pedro, però, non ha eroso le certezze della banda Liverani, decisa a portare sempre molti uomini nella metà campo avversaria in una ricerca della verticalizzazione che non deve essere disperata (vero Tachtsidis?). I giallorossi hanno costruito tanto, arrivando con facilità sulla trequarti, zona prediletta per la scodellata al centro alla ricerca delle teste di La Mantia e Lapadula. Poi, del raddoppio, giunto su un cross innocuo spazzato male da Tabanelli, si può imputare poco all’architettura tattica e ai dettami dell’allenatore.
PROBLEMI. Qui entriamo nella seconda nota, quella dolente, del buon spartito. una volta giunti in zona cross, ieri, e non solo, sono risaltati i limiti di qualcuno. Petriccione, con personalità ormai adatta alla categoria, spesso si è assunto l’onere di scagliare verso il centro l’ultimo passaggio. Calderoni, ieri vincente nel colpo del 2-2, nei precedenti minuti si è concesso una giornata d’imprecisione. Stesso discorso per un Rispoli comunque generoso. Ad un certo punto della partita, specialmente appena dopo lo 0-2 di Nainggolan, la trequarti cagliaritana sembrava un muro da scavalcare. La soluzione, probabilmente, era l’unica via al gol senza la creatività di Falco e Mancosu e le folate laterali di Babacar.
CAMBI. Folate laterali, si diceva. L’ingresso di Diego Farias, ex col dente avvelenato, ha ribaltato la contesa. Il brasiliano ha costantemente saltato l’uomo, dando vigore e voglia di offendere nel roboante finale concluso dal gol di Calderoni e da qualche palla che poteva fruttare un incredibile ribaltone. In verità, i passi avanti nella ripresa, dopo un buon primo tempo sulla coralità, avevano già portato Lapadula al duello con Olsen (finito come ben sappiamo) vinto dalle parate dello svedese.
NUMERI IMPORTANTI? Alla fine il dato dei tiri verso la porta avversaria recitava un emblematico 25-6 per il Lecce. Stessa cosa per i corner: 11-6. Maran ha chiosato, senza intaccare quanto di buono fatto dal Lecce, che i numeri sono stati sfalsati dal finale. Con buona pace della classifica IPO-IRD, che vede i salentini ampiamente ultimi con numeri preoccupanti, Liverani e Meluso hanno le loro ragioni per credere nella crescita costante e nella bontà del loro progetto tecnico.
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Note stonate in uno spartito che gira: punto meritatamente ripreso
Il commento tattico di Lecce-Cagliari 2-2 potrebbe essere racchiuso in una definizione che, purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista) sta caratterizzando il campionato: l’atteggiamento e la prestazione sta spesso arrivando, ma limiti e errori penalizzano la squadre e pesano sempre di più.
La tranquillità di Fabio Liverani in conferenza stampa dopo che nel finale è successo di tutto è emblematica dell’atteggiamento che alberga nella stanza dei bottoni del Lecce. Il punteggio ha raddrizzato una partita, che sì si poteva anche perdere, dove la squadra di casa meritava almeno il pareggio.
SITUAZIONE. Come già affermato in titolo e sottotitolo, i gol del Cagliari sono arrivati su episodi. Assolutamente con nulla da rimproverare il primo. Le nuove previsioni sul fallo di mano, con la loro scientificità da trovare, hanno portato a punire la corsa di La Mantia, deciso a rientrare in area per la copertura quando è stato colpito al braccio dal gol di Cacciatore. Una situazione che pochi definirebbero tutt’altro che casuale ma potenzialmente mortifera per una squadra destinata a lottare nei bassifondi della classifica mentre affronta, senza quattro titolari, la sorpresa del campionato. Il Lecce ha sovvertito il quadro e, nel primo tempo, non ha sofferto l’avversario, cercando di tenere il pallino del gioco.
GOL SUBITI. Il penalty realizzato da Joao Pedro, però, non ha eroso le certezze della banda Liverani, decisa a portare sempre molti uomini nella metà campo avversaria in una ricerca della verticalizzazione che non deve essere disperata (vero Tachtsidis?). I giallorossi hanno costruito tanto, arrivando con facilità sulla trequarti, zona prediletta per la scodellata al centro alla ricerca delle teste di La Mantia e Lapadula. Poi, del raddoppio, giunto su un cross innocuo spazzato male da Tabanelli, si può imputare poco all’architettura tattica e ai dettami dell’allenatore.
PROBLEMI. Qui entriamo nella seconda nota, quella dolente, del buon spartito. una volta giunti in zona cross, ieri, e non solo, sono risaltati i limiti di qualcuno. Petriccione, con personalità ormai adatta alla categoria, spesso si è assunto l’onere di scagliare verso il centro l’ultimo passaggio. Calderoni, ieri vincente nel colpo del 2-2, nei precedenti minuti si è concesso una giornata d’imprecisione. Stesso discorso per un Rispoli comunque generoso. Ad un certo punto della partita, specialmente appena dopo lo 0-2 di Nainggolan, la trequarti cagliaritana sembrava un muro da scavalcare. La soluzione, probabilmente, era l’unica via al gol senza la creatività di Falco e Mancosu e le folate laterali di Babacar.
CAMBI. Folate laterali, si diceva. L’ingresso di Diego Farias, ex col dente avvelenato, ha ribaltato la contesa. Il brasiliano ha costantemente saltato l’uomo, dando vigore e voglia di offendere nel roboante finale concluso dal gol di Calderoni e da qualche palla che poteva fruttare un incredibile ribaltone. In verità, i passi avanti nella ripresa, dopo un buon primo tempo sulla coralità, avevano già portato Lapadula al duello con Olsen (finito come ben sappiamo) vinto dalle parate dello svedese.
NUMERI IMPORTANTI? Alla fine il dato dei tiri verso la porta avversaria recitava un emblematico 25-6 per il Lecce. Stessa cosa per i corner: 11-6. Maran ha chiosato, senza intaccare quanto di buono fatto dal Lecce, che i numeri sono stati sfalsati dal finale. Con buona pace della classifica IPO-IRD, che vede i salentini ampiamente ultimi con numeri preoccupanti, Liverani e Meluso hanno le loro ragioni per credere nella crescita costante e nella bontà del loro progetto tecnico.
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Gabriele De Pandis
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