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Bojinov: “Nel Salento ero il simbolo della tifoseria. Nel calcio di oggi varrei 50 milioni se…”

L’attaccante bulgaro ha chiacchierato in videochat su Instagram con la redazione di Fiorentina.it. Tra tanti temi legati ai viola, c’è qualche piccolo spunto sul passato nel Lecce.

CONSIGLI A CORVINO. Il classe 1986 parla del suo rapporto con Pantaleo Corvino e rivela dei retroscena: “L’ultima volta che ho sentito il direttore era quando ha preso alla Fiorentina Milenkovic e Vlahovic. Io li ho detto ‘non ci pensare, sono giocatori da valorizzare e il denaro speso tornerà per dieci volte’. La qualità non si discute, la società farà una grande impresa anche con loro. Sono due pezzi importanti per la Fiorentina e per la piazza. Non sono calciatori da vendere adesso però. Sono due calciatori che servono per fare una grande squadra”.

PARAGONE. Parlando dell’attaccante serbo, Bojinov si lancia in una similitudine con quanto accaduto nel gennaio del 2004, mese del suo passaggio dal Lecce alla Fiorentina:“Io fui venduto a 15 milioni nel 2004. Ora Vlahovic ne vale 50. Io, ora, avrei lo stesso valore. I valori di mercato sono cambiati con il tempo“.

CONSIGLI. “Firenze è una piazza dove la tifoseria si aspetta molto dai giocatori, dalla società e dalla squadra. E’ normale che altrove ci sono più rischi. Solo giocando, però, alzi il tuo livello. Mi auguro che Vlahovic e Milenkovic possano rimanere a vita alla Fiorentina facendone la storia. Ora basta poco per fare imprese, vedi la Lazio. Perché anche la Fiorentina non può vivere un’annata così?”.

MAGLIE VESTITE. In seguito, si passano in rassegna gli ambienti vissuti: “Io non sputo nel piatto dove ho mangiato, è stato così in tutte le mie squadre. Sono felice che la Fiorentina mi ha dato la possibilità di giocare una grande squadra. Fu la mia seconda squadra dopo il Lecce. Nel Salento ero amato, ero il simbolo della tifoseria. Firenze è una piazza più calorosa, più rispettosa. Andavo a piedi allo stadio e, quando vincevamo, c’era una marea di gente che ci chiedeva la vittoria già alla gara successiva. Ci si chiedeva tantissimo”.

E ANCORA SUL CALORE. “Firenze non si accontenta mai. Ogni piazza ha il suo calore. Bene o male, il fiorentino è caloroso, si aspetta tanto.Verona è stata l’altra tifoseria calorosa. Ogni squadra e città ha i suoi pregi e difetti”.

ALLENATORE. Bojinov, confermando l’elezione a Zdenek Zeman come maestro prediletto, parla poi del lavoro svolto in viola con l’altro ex Lecce Cesare Prandelli: “Il tecnico con cui mi trovai meglio? Zeman senza dubbio. Lavorare con Prandelli però è stato un grande onore. Con lui ho imparato tante cose grazie alla sua propensione al parlare. All’inizio certe cose non le capisci. Quando sei giovane non comprendi ma poi maturi con gli anni. Mi dispiace per lui, ancora senza panchina. La sua parabola dopo Firenze? Noi sottovalutiamo una cosa gravissima, i suoi problemi familiari. Quando perdi la moglie, a cui sei stato legato per anni, le scorie rimangono. Non è facile, anche se le cose cambiano”.

DOPO IL CALCIO. Il bulgaro, ora approdato al Pescara, non vuole pensare al suo futuro una volta appesi gli scarpini al chiodo: “Non so cosa fare. Adesso in questo periodo voglio godermi il ritorno in Italia, al Pescara. Spero di avere la possibilità di rimanere per fare quello che so fare, ma prima dobbiamo pensare a superare quest’emergenza”

IN BULGARIA. Nel paese di Sofia, come ormai in tutto il mondo, non allenta la morsa del coronavirus: “in Bulgaria è tutto chiuso, i contagi sono più bassi rispetto all’Italia, ma ripeto, dobbiamo rispettare le prescrizioni e stare attenti a questo virus. Spero che possa andare via al più presto possibile”.

MICCOLI. “Ho giocato con due grandi bomber come Miccoli e Riganò. Fabrizio è un numero 1, è amato ovunque è andato. Peccato che ha finito di giocare, ho visto pochi giocatori con la sua qualità”.

 

 

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