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Contro la Viola interpretata solo la parte rischiosa del “liveranesimo”: attento Lecce

Dopo la partita col Cagliari abbiamo descritto l’ottima portata del “liveranesimo”. L’analisi tattica post sconfitta con la Fiorentina ne ha esposto però, per storia della partita e individualità, più i rischi dei punti di forza.

Squadra che vince…alla lunga si deve cambiare. Ma solo se si può. Il Lecce spreca nel modo peggiore la partita con la Fiorentina, alla vigilia distante 7 punti, non dando mai l’impressione di poter soffiare il bottino pieno ai ragazzi di Iachini, guidati dalle belle prestazioni dei campioni Chiesa e Ribery e cinici al momento di scartare i regali gentilmente offerti dalla difesa del Lecce.

ANCORA ERRORI. L’equilibrio si è rotto a seguito del passaggio sciagurato di Rispoli, tocco che ha aperto la via al Chiesa-gol. Un’interpretazione non ottima della difesa alta ha poi causato il calcio di rigore guadagnato da Ghezzal e sprecato da Pulgar. Sotto 0-2 a seguito della punizione di Ghezzal, un altro contropiede a doppiare in velocità la coppia Lucioni-Paz, affondata, ha permesso il tris. Ma non è finita qui. Farias ha fallito il colpo dell’1-3 a seguito di un erroraccio di Caceres e poi, nella ripresa, solo ottima volontà fino ai venti metri decisivi, spazio in cui gli avanti non hanno trovato spazio per il gol.

ALIBI. Lo ripeteremo sempre, in ogni analisi tattica e in altre occasioni. Il finale della Serie A 2019/20 è un surrogato del calcio che conosciamo, più simile a una mega tournee estiva dove vince chi è meno stressato e più tonico fisicamente. Detto già degli scivoloni, che ahinoi fanno parte del gioco, il Lecce recrimina (in modo quantomeno troppo gentile viste le poche proteste) per un rigore non concesso (sullo 0-1) a seguito della classica “cintura” in area, subita da Lucioni. Infine, come sottolineato dal tecnico, collegandoci al primo aspetto, la riproposizione, anche forzata a seguito degli stop di Falco e Calderoni, degli interpreti che hanno ben giocato contro Lazio e Cagliari ha causato un eccessivo stress acuito dal netto gap tecnico con i valori a disposizione di Iachini, sia numerico, sia negli uno contro uno. Il Lecce di ieri, di fatto, aveva solo 14 giocatori da prima squadra a disposizione. Come detto in altre occasioni, ciò è fattore esimente, ma non scusante.

IDEE DA BIG. Fatta questa lunga cornice sugli accadimenti di ieri, c’è da fare una considerazione, che coerentemente s’accoda alla lettura tattica del post-Cagliari e a un giudizio generale sull’andamento che, indipendentemente dal verdetto della classifica, si sta via via definendo. Fabio Liverani è un top player, è un allenatore promettente che ha il potenziale per fare una grande carriera, l’esponente di un gruppo che con De Zerbi e D’Aversa potrebbe fare incetta di trofei. Le sue idee tattiche, sulla carta, sono da big. E il fatto di riuscire a battagliare in A con un mix di debuttanti in categoria e giocatori in disarmo provenienti da compagini di media classifica avvalora ciò. E nessuno può dire il contrario.

APPLICAZIONE. Ciò che limita gli effetti benevoli del liveranesimo 2019/2020, un’annata, calcistica e non solo, maledetta a causa dell’emergenza coronavirus che ha fermato la vita prima e il calcio poi. Per rendere le idee applicabili serve il lavoro, serve l’evidenza costante sugli errori, da correggere nelle sedute di una settimana tipo di lavoro che questo campionato non conosce dal pre lockdown. E servono i gol, una volta arrivati al limite dell’area per scavalcare una sorta di muro astratto che si erge durante ogni attacco di fronte a Babacar e rifinitori.

INTERROGATIVO. Anche qui siamo, credo, nell’alveo della scientificità. Il tecnico ha scelto la stretta convinzione sull’innovativa ricerca della salvezza col gioco, sperando anche in una ruota che troppo spesso non ha sorriso al Lecce. Era l’unica strategia perseguibile per raggiungere l’obiettivo? Era impossibile svestirsi del bell’abito del gioco per indossare il classico elmetto sin dall’inizio delle partite? Ora non è il tempo di interrogarsi su questo.

Servono recuperi fisici e compattezza mentale per attingere fino al fondo delle forze per lottare in modo indomito tra pochi giorni. Genoa-Lecce sarà una finale. Da vincere.

 

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