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Due imprese prima della terza mancata: in archivio la storia leccese di Mauro Meluso

Il direttore sportivo calabrese ha chiuso ufficialmente la sua avventura con il Lecce. Ripercorriamo quanto fatto in questi anni, costellati da due promozioni prima della fresca retrocessione.

Mauro Meluso fa parte del passato del Lecce. Il primo pezzo della leggendaria scalata dalla Serie C alla Serie A lascia il Salento, mettendo ufficialmente alle spalle la storia del trittico Sticchi Damiani-Meluso-Liverani. Fatale al d.s. è stata la valutazione del campionato di A appena passato, accadimento che ha indotto la società a votare la sfiducia per aprire un nuovo progetto tecnico con altre tipologie di figure.

Partiamo dal succo di quest’articolo, che vuole essere allo stesso tempo una sorta di riepilogo di quanto fatto da Meluso nelle quattro stagioni in sella all’US Lecce, ma anche un commento di chiusura sulla bella esperienza di un uomo che ha scritto pagine indimenticabili del calcio giallorosso. Lecce, voltandosi immediatamente alle spalle già stasera, deve ringraziare un fautore dell’antologia di successi recenti raggiunti in panchina da Liverani. Indipendentemente dal bailamme accaduto quest’anno, indipendentemente dalla retrocessione, che, pur prevedibile e con tutte le attenuanti possibili, è sempre un fallimento.

Lecce lo ricorderà, e lo deve ricordare, come un gran direttore sportivo. Meluso è anche un passionale, forse troppo per qualche arbitro solito a sventolargli il cartellino rosso, ma anche un dirigente aziendalista. L’aggettivo è da intendere nel senso buono del termine. C’erano degli obiettivi da realizzare, c’erano delle risorse e per due anni su quattro Meluso ha fatto jackpot. Della sua militanza nel Salento si ricorderà anche la disponibilità nella comunicazione, anche e soprattutto su un tema fatto di giochi e sotterfugi come il calciomercato. Nel limite del segreto professionale, Meluso ha fatto anche della limpidezza un suo mantra professionale. Dati di fatto che nessuno, neanche il più radicale dei detrattori, potrebbe contestare.

L’avventura è cominciata nell’estate del 2016. La dirigenza giallorossa, dopo il benservito a Stefano Trinchera (che, corsi e ricorsi storici, potrebbe sostituire proprio Meluso) puntò su di lui per cercare di uscire dalle sabbie mobili della Serie C, cercando di realizzare l’obiettivo con uomini di categoria e calciatori di categoria dopo le prime campagne altisonanti della famiglia Tesoro. Appena arrivato a Lecce, Mauro Meluso ha costruito una struttura di atleti che poi ha portato alla promozione nella stagione successiva. Il blocco degli ex Cosenza, operazione di mercato che è costata l’ostracismo dei supporter rossoblu, e, tra gli altri, la conclusione dell’operazione Marco Mancosu, portato al Via del Mare dalla Casertana e quasi sicuramente ignaro del ruolo che avrebbe poi recitato anni dopo con la maglia a strisce giallorosse addosso. Sul campo, il super Foggia di Stroppa e i calci di rigore di Alessandria hanno bloccato il Lecce.

L’aria però era già diversa rispetto alle mancate promozioni passate. Meluso ha continuato la sua opera di rafforzamento nel 2017/18, puntellando la rosa e capitalizzando col successo un programma biennale coordinato con la società. Armellino, Marino, Di Matteo e Di Piazza hanno impattato al meglio sulla rosa e Fabio Liverani, subentrato a Rizzo, ha subito centrato la Serie B. Anche a gennaio non ci fu remore nel completare lo scacchiere con Saraniti, elemento sottovalutato ma importantissimo per quello che fu il successo, Legittimo e Tabanelli, uno dei tanti rilanci completati dal Lecce di Meluso e Liverani.

Sulla stagione in Serie B rimane poco da dire. Meglio scavare nella memoria. Un 10 in pagella senza se e senza ma. Meluso le ha praticamente indovinate tutte, e allo sforzo minore se non giusto. Petriccione, Lucioni, Meccariello, La Mantia e Falco sono solo i principali calciatori giunti in una sorta di, dolorosa ma fisiologica, rivoluzione tecnica. In teoria, bisognava assicurare un’ossatura giusta al Lecce per disimpegnarsi con maestria senza grandi rischi, in pratica con degli ingredienti dal giusto potenziale ma non ancora valorizzati, Liverani ha costruito la pozione magica che ha riportato il Lecce in Serie A.

Il salto nella massima serie è stato percorso a piè pari, con sicurezza e con ancora la solita, forte, coesione con l’assetto societario. Ai posteri si ricorderanno i limiti tecnici, forse prevedibili nello scotto tra B e A, e probabilmente una rete di contatti non fitta come quella di colleghi più navigati. Nell’analisi percentuale delle “colpe” per la retrocessione, abbiamo dettagliato il nostro parere sull’operato di Mauro Meluso, e rinviamo lì per la discussione sulle trattative, concluse e non, e sulla linea adottata. Agli annali resterà il ricordo di una leggera insufficienza, non un disastro, ma, purtroppo, mortifera anche per qualche scelta sbagliata di troppo che, nell’anno atipico del calcio post-lockdown, sarebbe potuta risultare ancor più utile. Già in Serie A si poteva sbagliare pochissimo, e le interruzioni legate all’emergenza Coronavirus hanno aumentato l’importanza dell’apporto di ogni componente della rosa.

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3 anni fa

e nonostante Corvino, la soluzione non è trinchera…

Ivan
Ivan
3 anni fa

Una gran persona e un gran lavoratore!
Secondo me aveva fatto un buon lavoro anche in serie A.

Solo Lecce
Solo Lecce
3 anni fa
Reply to  Ivan

Sicuramente, il problema sta nel fatto che avrebbe dovuto insistere da settembre per barak e saponara e non perdere tantissimo tempo dietro ylmaz….. Babacar non era entuasta di lasciare sassuolo, mentre farias già a Cagliari non era più tanto in considerazione per via della sua fragilità, ecco cosa gli accuso, forse avrebbe dovuto essere più attento, comunque un grosso grazie, il miracolo delle due promozioni è anche suo.

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