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La banda di Corini prende forma e fa sognare. Il rischio? Perdere in umiltà

Progressi di gioco e mentalità di partita in partita per il Lecce, che sa essere devastante se capace di esprimersi sui propri livelli. E questa può diventare un’arma a doppio taglio.

Troppo bello per essere vero o semplicemente straripante nel dna? Il Lecce 2020/21, chi scrive ne é convinto, è un mix di entrambe le cose. Anche se, a dare uno sguardo al match di ieri sera, dominato e stravinto contro la Virtus Entella, viene da pensare che difficilmente i giallorossi potranno perdere il treno della lotta per la promozione quest’anno. Un pensiero che non è del tutto vero, almeno non lo è da un certo punto di vista.

Una cosa è certa: gara dopo gara, i giallorossi stanno dimostrando un processo di crescita decisamente incoraggiante. Il Lecce di Corini prende sempre più forma e, visti i risultati, i tifosi sono autorizzati a sognare. Possono farlo perché questa squadra sta dimostrando di avere il giusto amalgama tra qualità e grinta, tra esperienza e freschezza, tra fame di riscatto e voglia di confermarsi. Oltre ad aver già ampiamente dimostrato, invece, di saper superare ostacoli, di contorno ancor più che di campo. E quest’ultima, si sa, è spesso una conseguenza della prima.

A Chiavari si è visto un Lecce pressoché perfetto, con ancora qualche piccolo difettuccio da limare ma che, francamente, appare difficile possa giocare meglio di così. L’obiettivo sarà anzi confermarsi, riuscire ad esprimersi con continuità su quelli che sono i livelli dei singoli, il potenziale del collettivo. Sì, perché le prestazioni di Adjapong, Mancosu, Tachtsidis, Paganini, Coda e Stepinski, unite a quelle di chi ha già dimostrato un ottimo passo come Gabriel, Lucioni ed Henderson, non sono un exploit, ma il livello effettivo di calciatori di altissima Serie B o bassa Serie A.

Insomma, a vedere oggi la situazione in casa Lecce, verrebbe quasi da pensare ad una strada in discesa. Questo è il più grande errore che tutti, dai protagonisti all’ambiente, possano fare oggi. Sì, perché la consapevolezza nei propri mezzi se più spavalda che umile può portare ad un effetto opposto: quella di perdere il contatto con il contesto di un campionato non difficile, di più.

Il Lecce non è l’unica big capace di esprimere un calcio di così alta qualità nella cadetteria. Soprattutto, la Serie B non è campionato che “perdona” chi tira indietro la gamba, chi perde cattiveria e concentrazione perché crede (magari a ragione, ma sul campo non serve farlo) di essere superiore. Ecco, questa perdita di fame di dimostrare sul campo chi si è è ciò in cui i giallorossi non devono assolutamente incappare. L’urlo finale “cattivo” (qualcuno direbbe, più superficialmente, fuori luogo) di Stepinski, però, fa ben sperare.

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Mauro
Mauro
3 anni fa

Come successe il primo anno di serie c quando dopo un girone di andata quasi perfetto,forse si montarono un po la testa,e buttarono al vento un vantaggio sulla seconda di una decina di punti

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