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Delvecchio a CL : “Il progetto giovani si sta concretizzando, ma è solo all’inizio. Corvino? Un maestro”

Protagonista anche nel nuovo corso tecnico giallorosso come direttore sportivo del settore giovanile, Gennaro Delvecchio lavora fianco a fianco con Corvino per porre le basi al Lecce del futuro. Noi lo abbiamo sentito in esclusiva per parlare a tutto tondo dell’universo giovanili del club di via Costadura.

Come descriverebbe il nuovo progetto giovani che sta costruendo il Lecce del futuro?

“Tre anni fa, quando arrivai a Lecce come ds delle giovanili, il presidente Sticchi Damiani mi assicurò che nel corso delle annate ci sarebbe stata grande profusione di energie, fisiche mentali ed economiche, sul settore giovanile. Questo perché per lui il futuro del club sarebbe stato, ed è, nei giovani. Ecco, con quanto avvenuto quest’anno, tra l’arrivo di Corvino e gli importanti investimenti effettuati, è avvenuto il concretizzarsi sia del lavoro propedeutico delle stagioni precedenti sia di quanto preannunciato in passato dal presidente. Credo che meglio di così non si poteva proprio fare, e che questo sia solo l’inizio di un grande cammino”.

In che modo si traduce il forte legame instaurato tra prima squadra e settore giovanile?

“Posso assicurarvi che vivo quotidianamente quanto i vari aspetti del progetto tecnico avviato vadano a costituire un unico ed indissolubile blocco. Con Corvino ci troviamo tutti i giorni in sede, e nel corso dei vari incontri parliamo delle idee da sviluppare e del modo in cui farlo. Non c’è giorno in cui non si parla e non si analizza il complesso del progetto, e questa è una grandissima cosa perché supporta bene il complesso societario consentendo un vero cambio di marcia nel modo di lavorare”.

Com’è lavorare con Pantaleo Corvino? Quali sono i punti di forza da cui Delvecchio sta traendo i principali insegnamenti?

“E’ cambiato veramente tanto sotto il profilo del modo di lavorare. Ora si arriva sempre in sede alle 8 e mezza-9, e non c’è un tempo contenuto in cui parlare di giovanili rispetto al resto, come non c’è un tempo stabilito per andarsene. Si discute di giovani praticamente sempre. Lui viene dal settore giovanile, ed oggi giorni i suoi occhi sono puntati su di esso. Non parlo solo di Primavera ma anche di tutte le altre componenti, fino ai Pulcini. Mi sta facendo crescere tanto perché sta mettendo a disposizione di tutti noi la sua grande esperienza, i suoi 40 anni di calcio fatti in un certo modo. Non posso che essere orgoglioso di lavorare con lui e non c’è nessuno più indicato di Corvino a svolgere questo ruolo, perché lui ha costruito calcio. Io faccio il mio dovere cercando di carpire i suoi segreti per farli miei e crescere a mia volta”.

Il direttore vuole riportare il Lecce dove lo ha lasciato, ovvero saldamente in Serie A, con un settore giovanile di alto livello e con un patrimonio di singoli importantissimo. In quanto tempo pensa si possa attuare ciò?

“E’ difficile, se non impossibile, fare delle previsioni. Di certo è stata tracciata una linea ben definita e giusta per attuare i nostri piani e raggiungere l’obiettivo prefissato. La strada intrapresa è quella giusta ed il lavoro avviato prevede un programma di realizzazione a medio-lungo termine. Quest’ultimo di solito prevede dai 3 ai 5 anni per vedere i suoi veri frutti. Di certo non è un progetto che può dare risultati eclatanti in un anno alla luce del duro lavoro che prevede”.

L’inversione di tendenza della prima squadra, con il maggior spazio acquisito dai giovani, era in programma o è figlia dell’evoluzione del campionato?

“Sulla prima squadra posso solo esprimere il mio pensiero da ex calciatore, e posso assicurare che perdere un allenatore per 4 partite pesa eccome nello sviluppo di un campionato. Sull’utilizzo dei giovani aumentato rispetto ai mesi precedenti credo che alcuni dei big non siano certo fuori per loro demerito, ma anzi sono stati i primi a contribuire alla netta crescita dei più piccoli. Per me la cosa migliore è avere il giusto mix tra esperienza e gioventù, com’è nel caso del Lecce. Per il resto posso assicurare che l’allenatore fa sempre le scelte che reputa migliori, senza altri calcoli”.

Chi diventeranno per lei i più forti tra i ragazzi in prima squadra?

“Visto il mio passato sono sempre stato attratto dal centrocampo, dunque hanno attirato la mia attenzione in particolare Hjulmand e Bjorkengren. Il primo è stato positivo sempre e penso possa andare davvero lontano, il secondo ha anch’esso qualità importanti e, dopo un inizio timido, ha dimostrato una crescita strepitosa”.

Capitolo Primavera: come giudica il cammino dei giallorossi sino ad oggi? Qual è la proporzione tra lavoro per la crescita e lavoro per il risultato?

“I ragazzi sono stati protagonisti di un buon girone d’andata, ma la cosa che più ci interessa è la loro crescita. E non possiamo che essere soddisfatti di quanto visto, perché se vediamo l’ultima di, quella di Pescara con l’attuale capolista, abbiamo visto una squadra, la nostra dominare a lungo e perdere immeritatamente. Questo nonostante noi fossimo un gruppo ben più giovane. Segno che, nel complesso, la strada della crescita prosegue nel modo giusto”.

Come in prima squadra, anche nel gruppo di Grieco figurano numerose nazionalità differenti. Come si gestisce questo melting pot di ragazzi?

“Si gestisce rendendo l’adattamento, che è molto molto importante per loro, più semplice e veloce. Per facilitarlo c’è un lavoro immenso sotto il profilo dei tutor, del convitto, dell’organizzazione e della segreteria. Ci sono davvero tantissime componenti in ballo per creare ambienti familiari, con regole e supporto continuo. L’unico modo per rendere possibile la crescita di gruppo anche degli stranieri è avere un’organizzazione al top”.

Quanto è importante la presenza di uno come Chevanton per i giovani attaccanti?

“Siamo orgogliosi di avere nello staff un ragazzo straordinario e disponibile, nonché dal passato glorioso da calciatore, come Cheva. E’ un grandissimo vantaggio per tutto lo staff ed il suo lavoro di condivisione e comunicazione con i ragazzi è davvero strepitoso. Certamente ha un occhio di riguardo per gli attaccanti, ma posso garantire che aiuta tutti ed è di grande stimolo per ogni giovane calciatore”.

Come reputa invece l’operato di mister Vito Grieco?

“Posso dire che in estate abbiamo scelto persona giusta, perché ci mette grande attenzione e volontà per far crescere giovani. Ha subito accettato di non far giocare una squadra vecchia solo per vincere bensì di puntare  sulla crescita di un collettivo che gioca sotto età. Non si è mai fatto prendere dal risultato, e per questo ci vuole grandissima bravura. Il tutto grazie anche al supporto di uno staff importante di professionisti di assoluto valore”.

Tra i ragazzi di mister Grieco, di chi sentiremo parecchio parlare in futuro?

“L’occhio cade per forza su quelli più giovani come Vulturar, Burnete e Pascalau. In particolare il centrale di centrocampo Vulturar sta attirando i riflettori di chi mastica calcio. Ha fatto grandi cose anche Oltremarini, che era molto atteso ad inizio stagione e per noi è stato di vitale importanza perché ha finalizzato tanto e bene il nostro gioco. Ora purtroppo ha avuto un brutto infortunio, e per questo sono molto dispiaciuto e gli faccio un grandissimo in bocca al lupo di pronta guarigione. Sono contento si sia operato subito, così si è tolto il pensiero. A tal proposito ringrazio il dottor Cerulli, che in una settimana l’ha visitato ed operato, per la disponibilità”.

Quanto invece le altre compagini del settore giovanile stanno pagando lo stop dei campionati per il Covid?

“Abbiamo sempre fatto allenare tutti, tranne nell’ultima settimana perché si è registrato un caso di positività al Covid ed abbiamo sospeso i lavori. Fino ad allora agli allenamenti abbiamo sempre accostato anche partite interne, ma è chiaro che manca la prova del nove della partita ufficiale, visto che i campionati sono fermi da 4 mesi e non sappiamo quando riprenderanno”.

Quanto a lungo nell’organigramma societario del Lecce si vede Gennaro Delvecchio?

“Intanto sono molto orgoglioso e grato per la fiducia dimostratami in estata dalla società, che mi ha rinnovato il contratto per tre anni. Non faccio progetti personali in questo senso, penso solo a lavorare ed ottenere il massimo possibile. A dimostrare la bontà o meno del mio lavoro quotidiano saranno poi i risultati. Spero di crescere sempre di più in modo da lasciare al presidente un bel biglietto da visita in chiave futura”.

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