Il calciatore camerunense, passato anche dal Lecce nel 2013/2014 con sole 7 presenze, ha parlato a EuropaCalcio.it dopo la fine della sua esperienza asiatica al Persikabo, in Indonesia.
IN INDONESIA. “C’è davvero una grandissima passione per il calcio, in ogni stadio ci sono almeno 20-25mila spettatori. Mentre nell’impianto del Persija, dove gioca Marco Motta, ne vedevi anche 50mila. Lì sono molto esigenti con i giocatori stranieri, la pressione è doppia: se le cose non vanno bene, i primi imputati sono proprio gli stranieri, anche a livello di collettivo. Il livello della Liga 1 Indonesia oscilla tra la bassa classifica di Serie B e i primi posti della Serie C. Inoltre, ci sono tantissime partite e la maggior parte delle trasferte le facevamo in aereo. A volte avevamo un volo ogni tre giorni“.
SENZA SQUADRA. “In Indonesia il campionato finisce a inizio gennaio. Io stavo bene, su 34 gare ne avevo giocate 31 segnando anche 3 gol. A febbraio 2020 ero tornato a casa mia in Camerun, mi erano arrivate proposte da altri club indonesiani e da paesi arabi. Le stavo valutando attentamente, ma poi è scoppiato il Covid e con le chiusure e la sospensione degli spostamenti aerei ero rimasto bloccato a Yaounde, oltre al fatto che tutti i campionati erano stati fermati. Adesso invece sono a Torino e non ho più un agente ma mi alleno due al volte al giorno“.
VOGLIA DI RICOMINCIARE. “Assolutamente. Ho 31 anni e posso ancora dire la mia. Chiaro che allenarsi individualmente è diverso dall’allenarsi all’interno di una rosa, ma fisicamente sto bene. Posso ancora dire la mia. Le stagioni in B? Prima ancora della Serie B, non dimenticherò mai il Genoa che mi portò in Italia. Per noi ragazzi africani, arrivare a giocare in Italia è un sogno che abbiamo sin da bambini. Da Yaounde seguivo sempre il campionato italiano. Poi l’esperienza che mi è rimasta di più nel cuore è stato quell’anno ad Ascoli: partimmo con una penalizzazione, ma eravamo un gruppo forte e unito, così ci salvammo senza passare dai playout. La gioia fu immensa. A ogni modo, ognuna di queste esperienza mi ha lasciato qualcosa sul piano umano. L’Italia è il mio secondo paese, è e sarà sempre un posto speciale per me“.
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