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Un’ora di Lecce bello e sprecone, poi troppa paura. Imparare per non perdere occasioni in futuro

Venti minuti di terrore sono costati ai giallorossi due punti che sarebbero stati alla portata e meritati. Serve opporsi meglio agli exploit avversari.

All’intervallo del match del Del Duca, è possibile che l’amaro in bocca fosse più dei tifosi del Lecce che di quelli dell’Ascoli. Sì, perché mentre i marchigiani avevano poco da recriminare, se non dispiacersi per la scialba prova dei propri beniamini, per i salentini c’era già la consapevolezza dover fare meglio in zona gol in relazione al tanto creato. Questo nonostante il vantaggio di metà gara.

E partiamo dall’aspetto positivo: la prestazione. Nell’ottica dei novanta minuti, il Lecce ha dato continuità di mentalità, idee e qualità rispetto al mese precedente. Discese continue ed efficaci su entrambe le fasce, monopoli a centrocampo, triangoli offensivi allestiti in modo perfetto (perfetti saggi l’azione del gol e quello della sforbiciata di Di Mariano): fino al tutti dentro di Sottil non c’è stata storia. E forse non ce ne sarebbe stata nemmeno dopo, se in fase di finalizzazione la precisione fosse stata più adeguata.

Poco male, si può vincere anche 0-1, non sempre si possono fare tre gol. A patto di non spaventarsi quando l’avversario reagisce. E’ lì che, nelle Marche è mancato il Lecce, come ammesso dallo stesso mister Baroni. “Ci siamo abbassati e non lo sappiamo fare”. “Ancora”, si dovrebbe aggiungere, perché succedere anche in futuro che un avversario sino ad allora inesistente possa buttare dentro 3-4 attaccanti tutti assieme per tentare un assalto più di orgoglio/disperazione che di tattica in sé. Compattarsi, contenere, resistere ma farlo sempre a testa alta e non, come avvenuto ieri, un po’ sfilacciati ed allo sbando. Dando l’impressione, quindi, che si possa subire gol in ogni attacco avversario. Reagire, contrattaccare è fondamentale per una squadra come il Lecce.

A costo di essere ripetitivi, sottolineiamo che il tempo è dalle parti di Marco Baroni. Il patto è la necessità di imparare per quando i punti si faranno più pesanti, gli incontri più roventi. Perché, guardando la classifica ed il calendario di giornata, quella di aver perso un’occasione di balzare in avanti (ko di Pisa e Brescia, i tanti scontri diretti) è più di una sensazione. E, più in là, sabati così sono anche essere decisivi.

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