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Quando Baroni faceva sfrecciare sulla fascia il Faragò più prolifico di sempre

Il neo jolly del Lecce conosce già molto bene il suo tecnico, tra tutti quello che più ne ha saputo sfruttare le qualità in passato.

Chi ci legge ha già avuto modo di conoscere nel dettaglio storia e caratteristiche di Paolo Faragò, il primo acquisto del mercato invernale in casa Lecce. Ora ci concentreremo su un aspetto in particolare, quello del rapporto tra l’ex Cagliari e mister Marco Baroni. Un rapporto che non nasce ieri con l’ufficialità dell’innesto da parte di Corvino e Trinchera, bensì nell’ormai lontana estate del 2015.

In quell’anno Faragò, cresciuto a Novara e nel Novara, accolse assieme ai suoi compagni unna nuova guida tecnica che rispondeva al nome di Marco Baroni. Dalle parti del Silvio Piola c’era voglia di tornare a lottare per la Serie A in un campionato cadetto non meno tosto di quello attuale, e per farlo si scelse di puntare sull’allenatore fiorentino e sul suo 4-3-3. Il modulo più utilizzato in quella stagione assieme alla variante tattica del 4-2-3-1, peraltro già vista anche a Lecce più volte a gara in corso.

Nelle primissime fasi Baroni studiò duttilità e potenzialità di Faragò, relegandolo in panchina in due delle prime tre uscite, con il L’Aquila in Coppa e con il Latina in campionato. Saranno le uniche due volte in cui non lo farà scendere in campo per scelta tecnica, in seguito solo quattro match saltati per infortunio e uno per squalifica. Di lì in poi, infatti, sarà amore tattico.

Il neo giallorosso venne impiegato a lungo come mezzala, sia destra che sinistra, garantendo copertura e quantità in un undici a forte propensione ad offendere. Ma non solo, perché appena ci fu la necessità di sostituire le ali titolari Baroni non ci pensò due volte ed avanzò Faragò, che fece talmente bene tanto da essere confermato esterno alto sia nel 4-3-3 sia nel 4-2-3-1. I risultati furono eccellenti: il jolly iniziò a segnare con continuità (a segno anche nell’unica gara da attaccante sinistro, nel 4-1 al Lanciano) e a garantire ottime prove in entrambi i ruoli. A cavallo dei due anni solari, infatti, difficilmente veniva schierato nella stessa posizione per due gare di fila ed il Novara volava in classifica, costantemente nella top 8.

Solo a fine stagione, complici novità di mercato invernale e qualche ko tra i compagni, Faragò trovò la sua collocazione tattica definitiva sulla corsia destra. Togliendosi, tra le altre cose, lo sfizio di espugnare Bari per 3-4 nei quarti finale dei playoff, con l’avventura conclusa solo con il più quotato, e poi promosso, Pescara.

Alla fine per Faragò sarà record sia di presenze che di reti in una sola stagione, con 7 centri e 3 assist in 40 gettoni sommati. Di queste gare 24 lo hanno visto inserito in formazione come esterno di fascia (23 destra, una sinistra), mentre 16 nel ruolo di interno. Indizi che, sommati al fatto che a Cagliari si è evoluto anche come esterno basso, lasciano immaginare che anche il Faragò-Baroni bis avrà i connotati della duttilità.

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