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Corvino: “Sono stanco del partito dei disfattisti. Parlo solo ai tifosi veri”

A margine della presentazione di Federico Di Francesco il direttore Corvino coglie l’occasione per fare un nuovo punto sul mercato.

“La cessione di Calabresi coinvolge tanti aspetti. A noi tutto ci possono rimproverare tranne la coerenza. Noi abbiamo le idee chiare e abbiamo specificato fin dal primo momento con chi andare avanti e con chi no. Queste scelte sono legate a condizioni personali, condizioni o scelte tattiche. Noi andiamo avanti con determinate condizioni e le esterniamo ai diretti interessati. Al termine del campionato abbiamo fatto un’analisi con l’allenatore e poi abbiamo comunicato chi sarebbe rimasto e chi doveva trovare delle nuove soluzioni, queste sono convinzioni nostre dettate dalle nostre esperienze e da situazioni che tengono conto di tanti fattori”.

“Calabresi e tutti coloro che sono arrivati dopo il mio ritorno, sono stati coperti di critiche, magari di tifosi disfattisti, o che nella vita di professione fanno quelli che non gli va bene nulla e quelli che rosicano ma a questi non mi rivolgo, io parlo ai nostri tifosi, quelli della Curva, a tutti coloro che per 90 minuti incitano sempre la squadra. Questo mi è successo a Milano, Firenze, Bologna e Torino. Io sono tornato a Lecce in uno stadio senza rumore contro il Pordenone e dopo due anni ci sarà rumore, ci saranno 30.000 tifosi”.

“In due anni siamo riusciti a fare rumore e questi successi sono figli del percorso fatto in due anni, in cui sei è fatto un percorso importante. Quando sono arrivato sono stato accusato perché vendevo Petriccione e perché arrivavano sconosciuti. Lo scorso anno abbiamo ricominciato e sono tornate le polemiche per le cessioni di Vigorito, Meccariello e si diceva che rimanevano i così definiti raccomandati Gabriel, Lucioni e Coda e si diceva con questi giocatori dove andiamo. Siamo andati in Serie A, vendendo giocatori che oggi sono in C mentre noi siamo in Serie A, dove vogliamo dimostrare che possiamo starci con dei 2000 come Gallo e Gendrey che possono dimostrare. Su chi non abbiamo puntato è perché la sua storia dice che nella massima Serie A ha avuto difficoltà”.

“Non mi devo prendere i favori dei social, io non ho il partito dei social, così come a Firenze dove nella mia seconda esperienza ho fatto 59 punti e 58 in due anni. Nell’ultimo anno a Firenze avevo in attacco Muriel, Chiesa, Vlahovic e si parlava di Thereau perché non giocava. Io sono un uomo coerente, noi non possiamo permetterci di prendere giocatori con potenzialità che pensiamo possano essere espresse, oggi ci dobbiamo illudere e rischiare, è facile prendere il nome come si fa alla playstation, ma li non ci sono i soldi, qui si, noi oggi siamo gli ultimi di quelli che hanno i soldi”.

“Dobbiamo lavorare di idee affinché questa possa essere una società sana e con i conti in regola e questo lo possiamo fare con le idee. Diamo fiducia ai nostri giovani come Helgason, Hjulmand e Gonzalez, i marcatori volevamo prenderli per tempo, ma non stiamo sotto l’ombrellone in questi giorni, qui è arrivata gente che per noi è all’altezza della Serie A, il nostro attaccante è stato indicato come uno che “nu mbale”, nel corso della mia storia mi hanno criticato Lucarelli che non giocava, che mangiava pasticciotti, mi hanno criticato Chevanton, dovetti scappare a San Paolo per non sentirli, così come le polemiche su Bojinov e Vucinic. Mi rivolgo ai tifosi, loro sanno che stiamo facendo il massimo”.

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