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Conte: “Sfide e passione. Vi raccolto la figura dell’allenatore oggi”

Il tecnico ha parlato dalla cattedra dall’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza durante l’evento organizzato dall’Università del Salento sul ruolo dell’allenatore nel calcio

Antonio Conte ritorna a Lecce da professore e racconta, cercando di trasmettere nozioni, la sua esperienza. Conte ha qualcosa da dire a questi ragazzi –così Luigi Melica, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, ha introdotto il trainer-. E’ salentino, ma non solo. In Università si insegna e lui ha qualcosa da insegnare”. Prima di prendere la parola, ci sono stati gli elogi, tra gli altri, del dottor Peppino Palaia: “Conte è stato testa, cuore e gambe. Ha avuto tanti guai fisici ma ne è uscito sempre vincente. Lui forse ha capito che nelle sconfitte ci sono le vittorie più belle”.

Conte ha ripercorso la sua vita a partire dalla gioventù: “La prima cosa che i miei genitori mi dissero quando iniziai a giocare, è stata di continuare a studiare. C’è stato un input di disciplina, anche questa fa parte di quel tipo di mentalità. Ho dovuto trovare grande ordine, studiare, continuare a farlo fino alla laurea, per coltivare la mia passione. Ho voluto continuare a studiare anche quando giocavo nella Juventus. Mi sono laureato insieme a Gianluca, mio fratello. Lui oggi lavora con me, ma non per quello. E’ relativo. Se non fosse stato competente, non sarebbe andata così”

La leccesità di Conte a volte viene fuori: “Quando mi arrabbio spesso parlo in dialetto, ma a volte sbaglio. A casa leader? Se non mi fanno arrabbiare, non sono io il leader, anche perché mia moglie ha un rapporto molto stretto con mia figlia. Se vedo che non c’è condivisione, invece, entro a gamba tesa”. E poi le raccomandazioni agli studenti: “Accettate la sfida, di mettervi in gioco, sapendo che si può fallire

Sul passato da calciatore, la descrizione, onesta, s’incardina su una parola chiave: passione, più forte anche del giudizio altrui che spesso tarpa le ali: “Che voto mi do da calciatore? 8. Ero bravo, sono arrivato a ottimi livelli grazie al lavoro. Non avrei mai creduto di stare 13 anni alla Juventus, di diventarne capitano. Sentivo già la vocazione da allenatore mentre ero in campo. Mi ero dato un tempo limite di tre anni quando ho iniziato, e lo dissi in una dichiarazione, un po’ da folle. Credevo molto in me. E dico ai ragazzi: quando trovate una persona che vi dice che non potete farcela, mollatela. Perché queste persone hanno solo paura che voi ce la possiate fare”.

Antonio Conte poi si butta a capofitto nel cuore dell’evento, dicendo la sua sul ruolo dell’allenatore: “La gestione oggi è fondamentale al di là della tattica. Non si tratta solo di gestire 25 calciatori, ma 70-80 persone. La figura dell’allenatore è cambiata rispetto agli anni passati, quando c’era anche un clima più famigliare. Oggi se posso introduco uno psicologo nello staff. All’Inter è stato così. Oggi è una figura importante presente anche nelle grandi aziende. Fascetti e Mazzone mi hanno insegnato il bastone e la carota. Trapattoni è stato chiave per la mia lunga permanenza alla Juventus. Sono arrivato nel 1991 da Lecce, dove giocavo nella squadra della mia città, per cui tifavo. All’esordio con la Juventus, in un’amichevole contro il Monaco, abbiamo perso 1-0 per colpa mia, per un retropassaggio sbagliato a Tacconi. L’approccio fu difficile nella prima stagione. Torino era fuori dalla mia zona di comfort. Dopo quell’errore, incontrai per caso Trapattoni. Mi chiese: ‘ma stai ancora pensando a quello sbaglio?’”.

Per Antonio Conte un grande esempio dello sport è Novak Djokovic, incontrato dopo averlo ammirato sul campo da tennis: “Avevo visto un paio di partite contro Alcaraz, e mi aveva colpito. Sono stato felice di poterlo conoscere, è una persona straordinaria, anche per il modo di intendere lo sport”.

 

 

 

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3 mesi fa

Ci sono allenatori molto più bravi in giro

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3 mesi fa

come allenatore riconoscere che fra i migliori in circolazione che poi giocando contro il LECCE poca gratitudine rimane

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3 mesi fa

Per me uno dei migliori allenatori in circolazione, rispetto a Mancini e Spalletti, meno fortunato, con la sua gestione l’Italia ha dato lezioni di calcio al Belgio, alla Spagna ed ha perso ai rigori, con i campioni del mondo della Germania.

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3 mesi fa

Grande Conte

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3 mesi fa

Racconta pure quello.di cui ti dovresti vergognare e non lo.hai.mai fatto

Ronzino Lecce
Ronzino Lecce
3 mesi fa

Grande mister ragazzo di curva nord 💛❤

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