Gol dalla distanza, l’apporto è decisivo. Troppi subiti a difesa schierata

Efficacia anche distribuita nelle altre modalità, male su corner e manovre altrui. Le statistiche delle 86 reti, tra fatte e subite, del campionato giallorosso

Poco meno di due settimane fa si concludeva, con il pareggio sul campo del Napoli, l’avvincente stagione del Lecce. I tifosi hanno vissuto un’altalena di emozioni nel cammino dell’undici di D’Aversa prima e Gotti poi, caratterizzato da spettacolo alternato a polveri bagnate ma soprattutto dalla compattezza di una squadra che, dopo avvio super e flessione primaverile, ha piazzato lo scattino decisivo nella fase finale. Alla fine sono stati 86 i gol nella positiva stagione giallorossa tra fatti (32) e subiti (54): noi li abbiamo analizzati uno per uno, e ne è venuta fuori un’interessante analisi statistica.

DESTRO, SINISTRO E TESTA. Nella “lotta” tra piedi, a vincere è stato il più diffuso destro. Dato statisticamente prevedibile con una differenza minima, dovuta soprattutto all’abilità delle punte centrali di calciare con entrambi i “cannoni”.  Alla fine si sono contate 14 marcature avvenute con il destro e 10 con il piede opposto. Solo cinque, invece, i centri giunti con il fondamentale del colpo di testa. Un dato certamente non esaltante acuito dal fatto che nessun gol stavolta (al contrario di quanto avvenuto l’anno precedente) è giunto dal parco difensori centrali su palla alta. A sorpresa il migliore sotto questo aspetto si è rivelato essere Gendrey, assieme al più “classico” Krstovic autore di due gol.

RIGORI E PUNIZIONI. Discreto l’apporto dei centri giunti dagli undici metri, comunque non altissimo nonostante un numero di ingressi in area aumentato rispetto all’annata passata. Sono stati tre i rigori realizzati, rispettivamente da Piccoli, Strefezza e Krstovic il quale ne ha sbagliati ben due. Mediocre lo score relativo ai calci da fermo in generale. Appena tre centri sono arrivati da calcio d’angolo gettato direttamente in mezzo, una volta si è andati a segno su punizione diretta e due attraverso punizione indiretta.

MANOVRE E RIPARTENZE ALLA PARI, SUPER DA FUORI. Il grande lavoro sulle corsie esterne (strepitosa la stagione dei terzini) non è bastato per rendere eloquenti i dati sotto questo profilo, anche per i diversi gol falliti sottoporta. Complessivamente 4 (la metà rispetto al 2022/23) sono stati i gol messi a segno finalizzando un cross arrivato dalle fasce. Totale equilibrio poi tra le marcature giunte da azioni manovrate e ripartenze (4), segno che il Lecce si è saputo dividere equamente tra la capacità di costruire il gioco e quella di imbastire veloci contropiede. Appena una volta sono stati decisivi i tocchi risolutori in mischia o tap-in, mentre il vero punto di forza sono risultati i tiri da fuori: con 7 centri dalla distanza, frutto dell’abilità di Oudin, Rafia, Ramadani, Krstovic e Banda, i giallorossi sono stati tra i migliori della categoria. Solo due, poi, le reti propiziate da un’azione personale ed altrettanti gli autogol a favore, mentre non c’è stato mai un gol all’attivo figlio di un lancio lungo.

DIFESA COMPATTA SOLO NEL FINALE. La qualità difensiva è stata a dir poco determinante, dopo l’arrivo di Gotti, nella salvezza di un Lecce che nei primi due terzi di campionato aveva faticato tantissimo sotto questo aspetto. La fragilità dalla cintola in giù è difatti risultata abbastanza chiara dal fatto che diversi gol subiti siano arrivati a difesa schierata. In maggior numero si registrano le reti giunte in seguito ad una mischia furibonda e su azione altrui manovrata (8 a testa). Malino anche nella gestione delle ripartenze (7) e dei corner (6). E’ andata meglio invece per quanto concerne il posizionamento sui lanci lunghi avversari, dato anche qui fermatosi a zero.

Redazione

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WP 60
2 anni fa

Certo con la Copertura a Zona in Serie A è Normale Subire Tanto!

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