(di Davide De Santis*) – Nedo Sonetti parte dal cammino stagionale tutt’altro che agevole (qui il film della stagione): “Certamente dopo una vittoria del campionato non è che si può parlare in maniera negativa anche se per raggiungere l’obiettivo abbiamo attraversato diverse peripezie sia nella squadra a livello di risultati sia in tante altre cose. Durante tutto il percorso di quell’anno ci sono stati dei momenti delicati dove dovevamo risolvere certe situazioni sia dal punto di vista tecnico che comportamentale e altri momenti che i ragazzi avevano capito quello che dovevano fare e hanno svolto il loro compito con grande intelligenza e disponibilità. Debbo dire che è stata poi alla fine una grande soddisfazione aver riportato il Lecce in Serie A”.
Non sono mancate le proteste da parte di parte della tifoseria. Sonetti risponde così: “Le motivazioni della contestazione bisogna chiederle a chi contestava, sicuramente ci sarà stata qualche motivazione particolare che io non so e non le voglio neanche sapere. A me interessava continuare a fare il mio lavoro, ovvero quello di riportare il Lecce in Serie A, e i risultati stavano venendo”.
Dall’altra parte, ci fu unità tra il tecnico e la società: “Non ho mai avuto nessun tipo di problema con i dirigenti, d’altra parte mi avevano chiamato per ottenere un risultato e quello, come già detto, attraverso diverse peripezie, lo stavamo ottenendo quindi non credo che volessero qualcosa di diverso. Poi bisognerebbe sapere cosa ne pensano adesso e cosa, invece, pensavano all’epoca. Comunque stavo facendo il mio lavoro e stavo ottenendo i risultati”.
La gestione di Jean Pierre Cyprien fu la prima grana della stagione: “Se ho inciso nella scelta del suo reintegro? Ho sempre fatto una valutazione dal punto di vista tecnico. Certo dal punto di vista comportamentale ci sono state delle situazioni diverse però tutto doveva essere incanalato verso l’efficacia della squadra. Quando mi sono accorto che Cyprien poteva essere utile per la squadra allora è rientrato anche se erano successe delle cose particolari, poi risolte, che non mi erano andate giù e Cyprien sa perfettamente di cosa sto parlando. Che poi sono delle peripezie abbastanza naturali in una squadra di calcio dove ci sono un gruppo di giocatori, allenatore, dirigenti che stanno insieme per tanto tempo e non si può certo pensare che tutto fili liscio. La cosa importante è che quando ci sono le negatività si sappia, con intelligenza e sensibilità, ottemperare a quello”.
Durante il campionato andò in scena la staffetta tra Margiotta e Stellone. Davanti ci furono vari aggiustamenti: “Le variazioni da un punto di vista tattico durante l’anno calcistico ci sono sempre. Avevamo iniziato a fare un certo tipo di discorso che poi è un po’ variato. Mi ricordo che sugli esterni avevo Sesa a destra e Casale a sinistra con Margiotta centravanti. Però per quello che mi sembrava dovessimo fare avevo bisogno di un altro tipo di giocatore e Stellone era quello che aveva più funzionalità per il mio gioco rispetto a Margiotta quindi fu solo una questione di scelte del momento. Margiotta e Stellone erano due attaccanti con caratteristiche diverse e quest’ultimo lo preferivo perché mi dava più possibilità di esternare il mio gioco”.
A centrocampo, il Lecce di Sonetti era protetto dalla cosiddetta “Fanteria Cinese”, formata da Conticchio e Piangerelli a protezione dell’estro del Principe Giannini: “Quel soprannome era per Conticchio e Piangerelli perché erano due ragazzi straordinari sotto il profilo tecnico ma soprattutto sotto il profilo dinamico. Naturalmente la loro altezza mi fece pensare alla fanteria cinese ma comunque erano tutte espressioni che rimanevano tra di noi senza nessun tipo di problema. Mi ricordo con tanto affetto di questi ragazzi. Per esempio Conticchio aveva una grande determinazione, gran lavoratore, correva come un matto e Piangerelli lo stesso. Poi a centrocampo avevo Giannini, che era ed è un ragazzo intelligente, che si era messo a completa disposizione cercando di dare insieme ai suoi compagni di reparto quella dinamica intelligente che ci ha portato ad avere degli ottimi risultati. C’era anche Casale, altro ragazzo eccezionale con il quale si parlava anche di situazioni tattiche con estrema serenità. Lui era uno che capiva il calcio, capiva quale era la sua funzione e infatti è stato uno dei determinanti assoluti di quell’anno”.
Infine, il saluto appassionato: “Ci tengo a dire che ti ringrazio per la telefonata e voglio sinceramente fare i complimenti alla città di Lecce e a tutta la gente che mi ha aiutato a ottenere quei risultati!”
*Fondatore della pagina Lecce Amarcord
Qui il racconto del campionato
Candido: “Il segreto della promozione? La forza della società e degli uomini, fummo più forti…”
Campolonghi: “Lecce una città a sé stante rispetto alle altre del sud. Fu decisivo il 2-2 a Napoli”
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“19a giornata niente schemi e pochi gol / via sonetti dai cogli@n dai cogli@n via sonetti dai cogli@n!” 🎵🎶 📣 😂😂😂
Caro Nedo ricordati di una riunione all hotel Tiziano con ” l avvocato pino”…
Un altro Grande 💛❤️
Grande Nedo💛❤💛❤💛❤