Nel calcio, a volte non servono troppi giri di parole: bastano i numeri. E quelli di Lassana Coulibaly parlano chiaro. Da quando Marco Giampaolo si è seduto sulla panchina del Lecce, il centrocampista maliano è diventato uno degli uomini chiave, una pedina tattica fondamentale che l’allenatore ha scelto di schierare praticamente sempre. Delle 20 partite guidate dal tecnico, Coulibaly è partito titolare in 19. L’unica eccezione? La trasferta contro il Parma al Tardini, vinta per 1-3, dove Giampaolo ha scelto di lasciarlo inizialmente a riposo. Ma per il resto, è sempre stato lì, al centro del gioco, nel cuore della squadra. Arrivato in estate dalla Salernitana Coulibaly ha saputo conquistare tutti con prestazioni solide, concrete, spesso silenziose ma estremamente efficaci. Non è un giocatore appariscente, non cerca i riflettori.
Ma è proprio in questo che risiede la sua forza: lavora per la squadra, corre per tre, recupera palloni, imposta l’azione, copre gli spazi, protegge la difesa e accompagna la manovra offensiva. È l’uomo ovunque, il classico centrocampista che ogni allenatore vorrebbe avere nel proprio undici titolare. Giampaolo ha capito subito il valore di Coulibaly.
La sua affidabilità, la sua intensità, la capacità di interpretare più ruoli e leggere le fasi della partita con intelligenza tattica. Non a caso, anche nelle gare in cui è stato sostituito – come contro Genoa, Roma e Venezia – è sempre partito dall’inizio. In quei casi è stato il primo cambio effettuato, spesso per cambiare assetto e riequilibrare il centrocampo, più che per una reale insufficienza in campo. Questo dimostra quanto il maliano sia centrale nelle scelte dell’allenatore.
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Imprescindibile,fino a quando non lo spompi del tutto
l’unicu ca sape scioca nu picca e cu zumpa lu cristianu.