Frosinone-Lecce 5-1 fa male. Il rischio di cadere nella frustrazione è alto soprattutto vedendo il sorriso incredulo e sornione di Massimiliano Alvini, un allenatore che, diciamocela tutta, si merita questo palcoscenico per la gavetta fatta. C’è rischio di cadere in eccessivo pessimismo anche se si pensa al passato recente. A maggio 2025, mentre il Lecce cercava la salvezza con Giampaolo, il Frosinone veleggiava nella bassa classifica di Serie B e solo la retrocessione sub-judice del Brescia ha evitato lo spareggio (contro la Salernitana, opposta alla Sampdoria) per evitare la Serie C. Queste considerazioni sono figlie sì dell’emozionalità del giorno di una partita in cui è stato forte il senso d’impotenza e non vogliono assolutamente sminuire né la continuità sostenibile del Lecce né tantomeno lo spettacolare calcio della squadra frusinate, l’ultima (di poco dietro al Lecce) per monte ingaggi speso in Serie A
La crescita verticale in una stagione e tre mesi del Frosinone a nuova guida americana con la presenza in continuità di Maurizio Stirpe non si sa dove porterà, ma certamente il brutto Lecce visto ieri, per emergenza e partita sbagliata alla lunga, non è una squadra che può farsi spazio in Serie A.
Incroci e meriti
Gli amici di Frosinone magari si faranno una grande risata alla considerazione del fatto che l’ennesima direzione sciagurata dell’inadeguato (e ripescato da Orsato dopo la dismissione) Abisso, che domenica sarà a Lecce per fare il quarto uomo, abbia inciso sulla partita. Il gioco bellissimo fatto di fendenti, cambi di gioco precisi, regia perfetta di Calò e Schmid, incursioni degli imprendibili Kvernadze e Ghedjemis e sormontato dagli otto gol di Raimondo (segnati a 22 anni, l’ultimo capace di farne tanti a quell’età è stato Paolo Rossi) merita il successo e le copertine. Come già evidenziato anche dai numeri, e lo ribadiamo, la superiorità dei locali è stata netta e la vittoria, con certa ampiezza, strameritata.
Ogni azione del Frosinone sembrava una martellata al muro difensivo del Lecce. Una picconata alla partita è stata però il rigore generoso dato dall’arbitro al furbo Kvernadze attimi dopo la trattenuta di Calò su Gandelman.
Chiariamo. Punto 1: secondo la linea di Orsato nessuno dei due dovrebbe essere rigore anche se, come afferma Di Francesco, fatichiamo ormai a capire i confini del regolamento.
Punto 2: le partite durano 90′ e il Frosinone ha dominato su gioco e risultato, ma, vista anche la situazione emergenziale del Lecce, dal 2-0 alla pausa al possibile 1-1 e al maturato 1-0 qualcosa sarebbe potuta cambiare.
Punto 3: ancora una volta Di Francesco torna sui suoi passi alla pausa dopo le scelte iniziali. Via la difesa a tre infiocinata dall’attacco alla profondità del Frosinone e ritorno al 4-3-3. Rispetto ad altre esibizioni, il cambio di veste non ha salvato la prestazione. Qualcosa di positivo da raccogliere? Se si può, solo la freschezza di Gorter, tornato in campo, e la frustata di Monteiro, al primo gol italiano.
Punto 4: Il Lecce si è presentato con un numero di assenze mai viste in questi cinque anni. Non può non essere un’attenuante. Il Frosinone, con indisponibile solo Grillitsch, ha recuperato all’ultimo Calvani e soprattutto l’MVP (dal cognome di radice salentina) Calò. Tutt’altra roba rispetto all’infermeria popolata da Berisha, Ilic, Pierotti, Coulibaly e, a 5′ dal fischio d’inizio, Geubbels più N’Dri e Fatah acciaccati e Tiago Gabriel-Ndaba non al top. Quasi una formazione da schierare.
Atteggiamento e passione
A detta di Di Francesco, la squadra ha iniziato bene palesando, tanto per non perdere l’abitudine, l’imprecisione e l’incertezza nella rifinitura. Ancora una volta, ieri Gandelman ed Esteban, un po’ meno Monteiro autore di una saetta parata da Palmisani prima del gol, si sbaglia la giocata offensiva. La partenza è stata totalmente vanificata dall’andamento della gara. I calciatori del Lecce hanno perso contrasti e duelli, anche aerei, liberando la forza d’urto del Frosinone.
Il Lecce conosceva perfettamente il modo d’attaccare degli avversari ma è caduto ingenuamente sulla palla arretrata messa da Ghedjemis per Cichella. Marcature preventive trascurate e scalate non compiute sono esattamente il contrario di quello che serve per salvarsi, ossia umiltà e voglia di aiutare il compagno. Il quinto gol, per la doppietta di Birligea, è la fotografia della resa.
La partita ravvicinata di domenica contro il Genoa sarà forse un aiuto a cercare di trovare un rimedio. Scontro diretto, tra le mura amiche, che arriva dopo due passaggi a vuoto contro Bologna e Juventus. Quest’anno, il Lecce ha gioito nel proprio stadio solo contro il Monza, e un successo contro il Grifone, a sua volta esaltato dal 2-0 sulla Juventus, potrà cancellare una serata da incubo. Resa un po’ triste anche dall’epilogo al fischio finale. I calciatori del Lecce, chiamati dai sostenitori presenti allo stadio Stirpe (che oltre al viaggio, hanno sborsato un non popolare biglietto per euro 40) hanno abbozzato un saluto da metà campo senza avvicinarsi al settore.
Considerazione che alla fine lascia il tempo che trova? Alla lunga sì, forse no. Ma guai a dimenticarsi che l’amore per il Lecce e per questo sport sono frutto di una passione calorosa diventata anche in questi anni allo stesso tempo ostinata, verace e matura.
Parlando di passione, Alvini, al primo successo contro il Lecce ha citato il filosofo Albert Camus mentre guardava le concorrenti nella lotta salvezza dall’alto del sesto posto e dei 17 punti che staccano la Juventus. Impensabile un anno e mezzo fa per lui, ultimo in B a 30 punti col Cosenza dopo un esonero e la richiamata. Gli infortuni arrivati tutti insieme non aiutano in un calendario non impossibile. Di Francesco ha detto che la dinamica della rete del 5-1 gli ha dato fastidio.
La risposta a questa notte di Frosinone, che ha fatto male come i pomeriggi di Lega Pro al Matusa, passa dalla determinazione, da vedere magari già negli occhi negli spogliatoi prima del fischio d’inizio.









Se si continua a tenere fuori GORTER, visto che non c’è COULIBALJ e di fa una mediana a tre con KABA e NGOM …..
Beh questo si chiama SUICIDIO !!!
GORTER MALEH GANDELMAN
Sperando che. Raduno dei tre si faccia male!
Di FRANCESCO fuori dai GABBASISI se ci vogliamo salvare!
Presidente ci sei …. ci sette ….
le partite le guardi o te le raccontano!
Chi ama il Lecce è consapevole di dover soffrire. Contro gli avversari, la Lega, gli arbitri i guardialinee, i commentatori TV (a volte.andrebbero presi a schiaffi). L’unica cosa che può consolare è vedere cattiveria agonistica, duelli vinti, carattere, procurarsi il rispetto in campo dei spesso supponenti avversari. Questo pareggia i sacrifici
Non la gentilezza e il porre l’altra guancia.Buttare sangue.
Misera e inguardabile prestazione… grazie per il regalo che hai confezionato per noi tifosi… hai solo e sempre pensato a fare cassa
Ma quanto è bello stare in Serie A a discapito della dignità.
Vedendo le immagini di ieri, capisco che il Frosinone e in ottima forma in questo momento, capisco che l’arbitro ci a messo del suo per la sconfitta, ma vedere il Lecce demoralizzato senza anima, dove non si capivano tra loro in quale posizione in campo stare è assurdo, il mister ha fatto dei cambi per giocare con 4 davanti togliendo forse i migliori in campo per il Lecce non lo digerisco , qualcuno non sarebbe d’accordo con questo che sto dicendo ma spero in un passo falso domenica per cambiare pagina , Di francesco non mi piaceva e non mi piace , sarà anche colpa di qualcuno in società è sicuramente qualcuno in campo , ma a me cambiare l’allenatore non dispiacerebbe meglio adesso prima che sarebbe troppo tardi,
I campionati precedenti e forse anche questo e i successivi saranno esaminati sempre con il metodo dell’obiettivo finale ovvero la salvezza. Se la centri non c’è nient’altro di cui discutere, ma ogni anno ogni partita ogni mese ci siamo sempre detti le stesse cose ovvero che non abbiamo un gioco che ci contraddistingue o non lo sappiamo fare bene. Annaspiamo continuamente sperando che qualcuno faccia peggio di noi. Ma dopo 5 anni in serie A ci si aspetta che anche a Lecce si gioca a calcio o almeno ci si provi
Bastera’ ricominciare a fare filtro a centrocampo ed aiutare la difesa: un compito che il leggerino Ngom non riesce proprio a svolgere. In ogni partita il suo uomo segna!