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Juventus, l’armata di Sarri che vince sempre ma soffre tanto

Nelle prime otto giornate sette vittorie, come sempre la vetta della classifica ma anche risultati molto più sudati del previsto, soprattutto con le piccole.

Sabato il Via del Mare ospiterà Lecce-Juventus, un match atteso da tempo dalle parti del capoluogo salentino. Da parte dei tanti supporter bianconeri che abitano la Puglia, certamente. Ma anche dagli appassionati giallorossi orgogliosi, dopo tanta sofferenza nel limbo, di ospitare la squadra che da ormai otto stagioni domina, spesso in solitaria, il panorama nazionale.

Il club torinese rappresenta infatti da quasi un decennio l’unica realtà italiana in grado di competere pressoché alla pari con i top club al mondo. Le scorie di Calciopoli, gli anni bui tra Serie B e settimi posti sembrano ben più lontani di quanto effettivamente non lo siano. Il lavoro societario della dirigenza bianconera, al netto di critiche e polemiche spesso effettivamente sfociate in procedimenti giudiziari, ha dato frutti straordinari.

E la stra-potenza economica intrinseca nella Juventus è emersa in particolare in questi anni, poiché agevolata dall’assenza più totale dei rivali storici Inter e Milan. Ci hanno provato Roma e Napoli, in un paio di occasioni encomiabili per qualità e passione, ma alla lunga incapaci di competere alla pari. Troppa differenza di fatturato (nominato per la prima volta, ironia della sorte, proprio da Maurizio Sarri), troppa differenza soprattutto nella lunghezza delle rose.

Il copione degli anni recenti è stato un assolo, con una Juve spesso padrona in scioltezza di un destino sempre proiettato allo Scudetto, e le altre impegnate nell’inutile ricerca di un’antagonista mai trovata. Tanto da far conservare alle zebre energie sufficienti da dedicare alla Champions, vera ossessione dalle parti di Vinovo. Da ormai almeno 5 anni Allegri prima e Sarri ora hanno avuto a disposizione rose da Triplete. Obiettivo solo sfiorato, ma alla portata quest’anno come sempre.

Per valutare le possibilità di vittoria continentale è ancora troppo presto. Diverso il discorso sulla Serie A, il cui canovaccio 19/20 appare già scritto: Juve strafavorita e già in vetta, con possibile spina nel fianco la sola Inter. Eppure lo scontro diretto, per giunta esterno, c’è già stato ed ha sorriso ai bianconeri. I quali potranno concentrarsi di domenica in domenica a seguire semplicemente il solito, non scontato ma decisamente alla portata, plot narrativo di sempre.

Tolto un derby d’Italia fisiologicamente sofferto, a dirla tutta in questa Serie A la Juventus ha, fino ad oggi, quasi sempre deluso. Un pari, a Firenze, arrivato al termine di una prova da incubo che avrebbe meritato peggior sorte. E poi 7 successi, ben 4 per 2-1. Passi quello con l’Inter, anche con Brescia, Verona e Bologna il risultato sarebbe potuto essere, come con la Viola, meno positivo. Soprattutto con scaligeri e felsinei, vedi Buffon salvatore della patria nel finale.

Prove balbettanti anche con Parma e Napoli, quest’ultima gara dai due volti e l’autogol di Koulibaly a fare la differenza. L’unico successo con scarto maggiore è arrivato con la Spal: un 2-0 interno che non rimarrà nella storia per spettacolo e bel gioco. Più o meno simile il cammino europeo, condito da un bello ma sofferto 2-2 con l’Atletico, un netto e meritato successo con il Bayer e l’ennesimo scialbo 2-1 ieri con la Lokomotiv. Da salvare, dunque, nella Juve d’inizio ’19-’20 c’è molto meno di quanto ci si possa attendere da una corazzata così nettamente superiore rispetto all’avversario di turno.

Nulla di preoccupante, comunque, per i tifosi bianconeri, che stanno assistendo agli albori della nuova era-Sarri. Gioco più fluido, movimenti quasi triplicati rispetto al meccanico ma comunque intenso gioco di Allegri. E con avversari sempre a dir poco abbottonati dietro non è impresa scontata. Le risorse sono, facile intuirlo, tutte dalla parte dall’ex allenatore del Chelsea.

Già il dualismo Szczesny-Buffon tra i pali anticipa una varietà di scelte che rendono la Juventus sulla carta realtà da top 5 europea per antonomasia. In difesa il colpo De Ligt è certezza per il futuro, ma in grado di spadroneggiare pure nel presente poiché inserito nel contesto di una difesa già tra le migliori al mondi. Sebbene, qui, più come impianto che di per sé nei singoli.

Nel mezzo Rabiot e Ramsey, innesti di caratura mondiale ancora non perfettamente oleati, e al tempo stesso in grado di fare la differenza in un reparto in cui qualità e forza fisica la fanno da padrone. Il tutto a supporto di un attacco da palati fini, che non risente dell’amaro finale del rapporto con Mandzukic grazie al redivivo Higuain.

Il Pipita, alla terza esperienza con Sarri dopo Napoli e Londra, sembra tornato quello di un tempo e l’intesa con Ronaldo è in continuo crescendo. I gol non sono ancora, da parte di entrambi, arrivati in quantità indimenticabili. Eppure le classifiche parlano chiaro, poiché quando era richiesto il gol per mettere il naso davanti agli avversari, questo è puntualmente arrivato,

Per il Lecce, chiamato a sudare le proverbiali 7 camice a prescindere dalle scelte tecniche di mister Sarri (si parla di un sostanzioso turnover), la speranza è che l’esplosione offensiva bianconera tardi ancora. Perché, viste le differenze su ogni piano, già ripetere i canovacci delle gare juventine viste in A sino ad oggi sarebbe un’impresa.

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