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Chevanton: “Sentire dalla gente che sono il più forte della storia del Lecce è tanta roba”

L’ex 19 del Lecce ha chiacchierato in diretta Instagram con la chef salentina Isabella Potì, che ha fondato il Bros’ Rugby Club, nuova realtà che vorrà dare un’opportunità agli amanti di questa disciplina. Nel discorso si è parlato ovviamente anche dell’amore di Cheva per il Lecce.

LA PALLA OVALE.”Da calciatore ricordo che facevo qualche lavoro con il pallone da rugby per fare riscaldamento. Ci divertivamo con il pallone ovale. Non capisco molto di rugby ma conosco le regole e la ricerca di guadagnare campo. In Uruguay e in Argentina si segue molto il rugby. Abbiamo la nostra nazionale, los teros”,

I PRIMI CALCI IN URUGUAY. “Andai da piccolo, a 5 anni, a casa di un mio amico. Dietro casa tua c’era una squadra, si chiamavano Reformers. Il mio amico mi disse ‘dai vieni a giocare’. Iniziai lì e mi resi conto di essere ‘bravino’ e lì iniziai il mio percorso e pian piano ebbi la consapevolezza di diventare calciatore. Iniziò come un divertimento, come è per tutti i bambini. Avendo lasciato lo studio, poi, sapevo che l’unica mia via d’uscita era il calcio. Con tanti sacrifici ce l’ho fatta. Ma per tutti è così, senza sacrificio e passione non puoi ottenere risultati”.

DA SAN SIRO ALLO STADE LOUIS II. “Dovevo andare all’Inter ma poi mi comprò il Monaco. Io volevo giocare la Champions League e andare ai monegaschi, che l’anno prima avevano perso la finale col Porto, fu importante per la mia carriera. Fu una bella esperienza: sentire l’inno della Champions è fantastico”.

ANDALUSIA. “A Siviglia ebbi la fortuna di vincere la Coppa UEFA, quel momento è indimenticabile. Vincemmo a Glasgow, il momento che alzi la Coppa non si può spiegare. Tutto il lavoro che feci è stato ripagato. Io sono uno testardo, ho messo sempre il doppio in tante piccole sfide che ho avuto”.

SCREZI CON DE CANIO. “Per esempio a Lecce nel 2010/2011 l’allenatore non mi voleva, non mi convocava. Io lavoravo il doppio, ancora più forte, per dimostrargli che sbagliava. Mi presi il premio segnando i due gol più importanti della stagione: al Napoli e al Parma. Così mi presi una rivincita anche sull’allenatori. Tutti si ricordano della gioia dopo il gol al Napoli”.

I GOL INDIMENTICABILI. “Il primo gol che feci in A non lo dimentico mai. Mi presentai al Via del Mare rubando il pallone a Frey e segnando. Il gol più bello per me fu quello al Bari al San Nicola nel derby. Significava tantissimo, c’erano tantissimi tifosi leccesi”.

ORGOGLIO. “Ho provato tante emozioni nella mia carriera da calciatore. La cosa più bella, sapete la mia squadra del cuore è il Lecce, è sapere di aver scritto la storia giallorossa. E’ un orgoglio tremendo sentire dalla gente che io sono il calciatore più forte della storia del Lecce. Che la gente mi dica che sono stato il giocatore più forte di una squadra con storia centenaria…è tanta roba. Fa un piacere enorme”.

ALTRI MOMENTI. “Vincere dei tornei importanti col Siviglia (oltre alla Coppa UEFA, Coppa del Re e Supercoppa di Spagna, ndr) è stato magnifico. Poi giocare dieci anni con l’Uruguay, facendo un gol nello stadio di Montevideo con 80mila persone…non ha prezzo. Devi viverlo per capire”. 

I GUAI FISICI. “Soffrì tanto perché non riuscivo a trovare la soluzione a un infortunio. Fui mal curato e mi sforzavo nel recupero, facendomi di nuovo male. Ho avuto sei operazioni al menisco, tre al destro e tre al sinistro. Ebbi la sfortuna di esser operato male. Una volta mi lasciarono un pezzettino di menisco dentro, che si muoveva e mi faceva male. Dopo mesi mi operai di nuovo. A fine carriera mi feci male al Tendine d’Achille, lì fui bravo a recuperare in cinque mesi e dieci giorni tornai in campo. Io già mi allenavo prima, feci lo sforzo mentale anche se non riuscivo a stare bene al 100 percento. Recuperai perché ero forte mentalmente”.

 

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