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Baldieri a CL: “Il miracolo-A con Bolchi costò a Cataldo una corsa nudo. Mazzone e Cheva la storia del Lecce”

L’ex attaccante del Lecce, ospite nella nostra diretta della corsa settimana, ha parlato del suo passato in giallorosso e non solo, del rapporto con il tecnico della promozione e della storia del club salentino.

NAZIONALE. “Ad inizio carriera, sia quando ero nelle giovanili della Roma che negli esordi al Pisa, in tanti avevano messo gli occhi su di me, così arrivai nelle nazionali giovanili e non solo. Sono stati momenti bellissimi, sia nell’Under 21 che nella maggiore. Peccato non aver esordito con i grandi, ma anche solo la convocazione e la panchina in Polonia mi hanno regalato emozioni uniche, nonostante il freddo patito a bordocampo durante quel match. E’ stata una bella esperienza, in cui ho avuto a che fare con compagni fortissimi, molti di loro diventati tra i migliori in assoluto. Ricordo Mancini ma anche Vialli, con il quale scherzavamo sperando che il ct Vicini non ci facesse entrare in campo per quanto si congelava. Eravamo ragazzi, in realtà tutti sognavamo di vestire quella maglia in campo”.

ESORDI SALENTINI. Arrivai a Lecce con grande voglia di riscatto, dopo una sfortunata stagione a Pescara. Quando arrivò la chiamata giallorossa dissi subito di sì. Era il mio primo contratto da giocatore non di proprietà della Roma, e raggiunsi un accordo per appena una stagione. Era una realtà nuova, una squadra in costruzione che raggiunse una salvezza non senza qualche affanno. Ma c’erano le basi per far bene l’anno dopo”.

GRUPPO PROMOZIONE. “Quando presero Bolchi, ci chiesero semplicemente di salvarci. Eppure c’erano grandi elementi come Gatta, Benedetti, Notaristefano, Scarchilli, Orlandini. E in attacco io o Rizzolo, che non potevamo giocare insieme ma che ci adattavamo. Il mister sceglieva me perché manovravo di più, poi entrava lui e faceva gol. E più di una volta mi disse che a lui andava benissimo così, non c’era rivalità, anzi. Io agivo più da falso 9, eravamo luminari in questo senso. Il nostro trucco era però il gruppo, la voglia di non mollare mai. Ancora oggi ci sentiamo, abbiamo un gruppo WhatsApp in cui scherziamo come facevamo ai tempi. E abbiamo fatto un bellissimo video di ringraziamento al mister”.

LA GUIDA. Bolchi era veramente un maestro, di calcio ma non solo. Umanamente era straordinario, sapeva sempre le parole giuste da dire per farci stare bene, in campo e fuori. E poi da noi tirava di fuori il meglio. Avevamo gli occhi della tigre, che poi era la nostra forza. Infatti non facevamo un grande spettacolo, ma in area avversaria eravamo sempre cinque o sei. Sotto questo punto di vista eravamo straordinari e la gente apprezzava proprio questo aspetto. Merito di una guida strepitosa”.

DIFENSORE BOMBER. “In quella squadra segnavamo davvero tutti. La coralità, come detto, era il punto di forza, ed i tanti gol di Ceramicola sono figli di questa caratteristica. Oltre che del fatto che era rigorista ed aveva una gran bella botta da punizione, che non è poco. Dai corner invece tutti guardavano Benedetti, una potenza sulle palle alte. Poi arrivava invece Ceramicola, più libero, e la metteva dentro”.

LA CORSA DI CATALDO. “Tra i momenti più divertenti ricordo quando facemmo spogliare nudo Mimmo Cataldo. Fu una battuta che divenne una scommessa, nel corso di un post allenamento, se non ricordo male. Si parlava del fatto che ognuno stava facendo miracoli in quella stagione, e allora dicemmo al direttore che anche lui doveva fare la sua parte promettendo di correre nudo per Piazza Mazzini in caso di Serie A. Alla fine dopo la promozione non gli abbiamo fatto osare tanto, ma lo facemmo lo stesso durante la cena sociale, quando Cataldo si produsse in una corsa nudo per tutto il ristorante. Una scena inguardabile quanto divertente”.

FLOP SERIE A. “Al fallimentare campionato seguente in Serie A contribuirono diversi fattori. I mancati rinnovi di Bolchi e Benedetti, ma non solo, furono certamente aspetti fondamentali. Diciamo che non c’erano grandi risorse per affrontare quella Serie A in modo adeguato. Ci sono delle immagini, anche simpatiche, che ritraggono Jurlano, dopo la promozione con la Lucchese, dire ‘E adesso i soldi per la A da dove li prendo?’. Lo disse ridendo, è stato un grande presidente che per il Lecce ha fatto tantissimo, ma di certo non c’erano le possibilità economiche avute gli anni dopo poi con Semeraro. Ed infatti la squadra costruita non era all’altezza”.

ATTACCO. “Io mi diedi da fare e feci 7 gol, ma avrei avuto bisogno di essere affiancato da qualche elemento di categoria, da 10 gol per dire. Ayew e lo sfortunato Toffoli non lo erano, non erano pronti diciamo. E poi c’era una Serie A di altissimo livello, nella quale non bastarono alcune nostre buone prestazioni. Alla fine del girone d’andata eravamo già praticamente in B”.

SPROFONDO GIALLOROSSO. “La retrocessione in C1 fu anche peggio. Eravamo pieni di giovani, ragazzi interessanti che però avevano bisogno di tempo. Ricordo i ragazzi che ci arrivavano in prova, e che mi chiedevo da dove fossero stati presi per quanto erano scarsi. In più io ebbi la pubalgia, saltando gran parte della stagione. C’era qualche big ancora rimasto, ma intorno c’era davvero molto poco. Fare di più non era semplice, peccato non essere riusciti a mantenere il Lecce dove meritava di stare”.

CHEVA. “Di gran bei giocatori a Lecce se ne sono visti, personalmente il mio favorito è Chevanton. Uno come lui lo avrei fatto giocare fino a 40 anni. Era una potenza della natura, un giocatore straordinario che a me piaceva tantissimo. E poi ha un attaccamento ai colori giallorossi bellissimo, ne parliamo ogni volta che ci vediamo. Ed infatti giocò anche con una spalla rotta, venendo addirittura criticato. Uno così però sa scrivere la storia di un club”.

MAZZONE. “Tra i tecnici giallorossi che ho avuto modo di conoscere, è il migliore. Il Lecce più forte era probabilmente proprio quello di Mazzone, che è davvero un allenatore simbolo. Faceva giocare bene, e con concretezza, le sue squadre. E poi a livello umano era una potenza incredibile, sapeva provocare per farti dare tutto, e toccare i tasti giusti nello spogliatoio”.

LECCE DI LIVERAI. “A tratti quest’anno ho visto un ottimo Lecce, altre volte meno. Ho notato che nei match in cui parte svantaggiato dà il meglio di sé, mentre va più in difficoltà quando deve fare la partita quasi da favorito. Da qui le tante sconfitte negli scontri diretti. Coralmente i giallorossi sono davvero un’ottima squadra, nulla da dire. L’obiettivo deve essere però quello di crescere maggiormente nei singoli, perché a quel punto si può davvero esprimere il massimo. Diciamo che c’è più di un elemento che non sta crescendo come sperato, penso a Dell’Orco e Babacar. Penso invece a Petriccione, che sta diventando sempre più uomo da Serie A. Bisognerebbe lavorare di più sul singolo che sulla tattica, perché così la squadra potrà davvero essere più forte”.

FUTURO. “Abbiamo una buona dirigenza e se si continua così qualche soddisfazione ce la potremo togliere sempre di più. Per quanto riguarda la ripresa, sarà importante il non aver pienamente staccato fisicamente e mentalmente. Aspetti che saranno da subito tangibili. Questa squadra può arrivare alla salvezza e deve fare il massimo per riuscirci”.

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