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Dai successi in provincia alla Champions League: Corvino torna a casa per vincere ancora

Il dirigente di Vernole torna in sella al Lecce dopo quindici anni. Dal Salento iniziò la sua scalata verso il grande calcio, costellato di successi e plusvalenze soprattutto a Firenze.

Pantaleo Corvino torna a casa. A 70 anni, il d.s. riparte dalla piazza che lo ha portato ai vertici del football italiano. Arrivando dalla sua terra, dal Salento, terra dove ereditò la passione per la sfera di cuoio dal padre. Registrato all’anagrafe il 1 gennaio 1950, dopo la nascita del 12 dicembre 1949, al fine di posticipare gli obblighi scolastici e di leva, da calciatore non è andato al di là del dilettantismo.

Il calcio, per Corvino, è diventato devozione, dedizione, professione. Ma non in campo. Sulla scrivania. Tutto cominciò nella sua Vernole, paese alle porte di Lecce orientato verso il mar Adriatico. Tre promozioni dalla Terza Categoria alla Promozione e poi i quattro anni a Scorrano. Lì Pantaleo capì di poter costruire una carriera nel calcio. Con una squadra di giovani si scrisse la storia del piccolo centro e, per sua stessa ammissione “costruì una squadra semplice con giovani e credo azzeccammo tanti nomi visti i successi con calciatori che se fossero nati adesso sarebbero in Serie A”.

Lo sbarco nel professionismo di Corvino fu ancora nel suo amato Salento, a Casarano. Il vernolese costruì sul campo il periodo più florido del calcio locale, con le stagioni in Serie C/1. Per dieci anni, Corvino è stato uomo di fiducia del Casarano di Antonio Filograna, capace di arrivare 3° nella stagione 1990/1991, sfiorando la Serie B. Nel basso Salento, Corvino lanciò un giovane Fabrizio Miccoli, tra gli artefici del tricolore conquistato dalla formazione Berretti delle Serpi nel 1996/1997.

Nel 1998, poi, il salto di qualità con la firma del contratto con il Lecce. Inutile menzionare ancora una volta i nomi portati in giallorosso da Pantaleo Corvino: Vucinic, Chevanton, Bojinov, Vugrinec e altri calciatori rimasti nel cuore della tifoseria. Anche nel capoluogo, dopo gli apici regalati alle città della provincia, Corvino scriverà la storia, mettendo anche la copertina. Salvezze, promozioni e plusvalenze assicurate all’allora proprietà della famiglia Semeraro. Il piccolo rimpianto? Dimitar Berbatov, già sottoposto a visite mediche a Lecce ma poi sfumato, si dice, per un ultimo rilancio da parte del suo entourage.

L’addio (divenuto oggi un arrivederci) dal Lecce non è stato facile. Il punto di rottura durante la chiusura di una stagione bellissima come quella della salvezza targata Zeman. I giallorossi pareggiano in modo calmo con i ducali per 3-3 in un clima di contestazione infarcito di striscioni della Curva Nord, che rimproverano alla società le mancate ambizioni in un anno in cui si sarebbe potuto cercare il colpaccio tecnico. Corvino, contestato anche personalmente oltre ai calciatori definiti ‘mercenari’ lascerà il Lecce dopo quella salvezza per accasarsi alla Fiorentina.

A Firenze, però, Pantaleo scalerà gli ultimi gradini della massima serie. Dal 2005 al 2012 i talenti valorizzati sono tanti, e i risultati sportivi sono al pari entusiasmanti. Colpi e valorizzazioni come Stevan Jovetic, Nikola Kalinic Luca Toni, quarti posti e serate di Champions League vissute da protagonista all’Artemio Franchi, anche con qualche rimpianto, come nell’eliminazione nel doppio confronto col Bayern Monaco nel 2010.

Nel 2012 si chiuse la prima parentesi con la Fiorentina. Due anni dopo, la firma con il Bologna, dove giunse da direttore sportivo in Serie B. In Emilia ci fu la terza promozione dalla B alla A in altrettanti campionati, ma qui le stagioni saranno solamente due. Corvino lasciò il Bologna nel maggio del 2016, per poi tornare alla Fiorentina.

Partiamo dalla fine dell’ultima esperienza professionale del CorvoLa storia è finita nel peggiore dei modi. Corvino è finito ai ferri corti con Joe Barone, uomo di fiducia del patron Rocco Commisso. Il salentino aveva ancora un anno di contratto come d.s. dei viola e tre come responsabile del settore giovanile. Le divergenze sulla buonuscita, pattuita per molto meno rispetto alle richieste, hanno chiuso nel peggiore dei modi la liaison Corvino-Fiorentina.

Il dirigente, anche in sede di accordi finali, era convinto di aver allestito un gruppo “di livello medio alto”. In più, a parziale giustificazione del finale (quasi) choc, interveniva la giovane età della squadra. Le responsabilità del fallimento stagionale della Fiorentina, probabilmente, Corvino non le faceva del tutto proprie. Ma accusare solo lui è ingeneroso, anche se rispetto alla prima esperienza c’è stato un calo.

Sarebbe facile parlare oggi di un fallimento totale, ma bisogna ricordare anzitutto che il Corvino-Firenze bis rispose all’obiettivo di abbassare il monte ingaggi. Risultato centrato: la voce stipendi della Fiorentina 2018/2019 registrava 36 milioni di euro contro i 50 del pre-ritorno di Corvino. L’abbassamento, ovviamente, si fa risentire sul campo.

Il vero fiuto per le plusvalenze di Corvino, secondo gli addetti ai lavori, è rimasto. Al netto del fallimento tecnico e dell’odio perpetrante, i toscani hanno ottimi prospetti da vendere: VeretoutBiraghi e Milenkovic su tutti. L’errore pesante della stagione passata è stato Simeone (dai 14 gol genoani ai 6 di oggi) ma non sono mancati i flop tra cui MilicVitor Hugo e Toledo.

In sintesi: il lavoro economico è stato ben eseguito ma il tifoso pensa al risultato sul campo. E non sono mancati neanche gli investimenti giudicati non redditizi. Ad oggi 9 milioni per Lafont sono giudicati molti, come 10 per Benassi.

I numeri parlano di Corvino come quinto d.s. in Europa per plusvalenze fatte. LadyRadio ha raccolto le migliore dieci operazioni chiuse:

  • Bernardeschi   40 mln 39,8 mln
  • Cuadrado 31 mln 23,6 mln
  • Vecino 24 mln 23,6 mln
  • M. Alonso 24 mln 22,1 mln
  • Jovetic 26 mln 22 mln
  • Nastasic* 24 mln 21,3 mln
  • Felipe Melo 25 mln 17,6 mln
  • Ljajic 13,9 mln 9,6 mln
  • Pazzini 9 mln 7,1 mln
  • Toni 11,5 mln 6,3 mln

Concludiamo la scheda sul nuovo direttore tecnico del Leccecon una domanda. Il suo modo di fare mercato è ancora “trendy” visti i tempi che corrono? La capacità di fare plusvalenze non si perde, ma Lecce in questo momento ha bisogno di continuare a sognare (citando Sticchi Damiani) dopo una retrocessione che non deve minare l’aria positiva che la città e tutto il Salento hanno attorno all’Unione Sportiva. Sì rispettando i vincoli di bilancio, ma, appunto, sognare.

 

 

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Francesco Moriero

Ultimo commento: "Hai perfettamente ragione"

Mirko Vucinic

Ultimo commento: "Vucinic una "punta di diamante" la definizione corretta ."

Michele Lorusso

Ultimo commento: "Classico di chi non sa argomentare, girarla sul piano personale. Il tuo? Solo pregiudizio e necessità di sentirsi duro e puro senza averne fisiologia..."

Juan Alberto Barbas

Ultimo commento: "Ottima scelta quella di ingaggiare quelli tra loro che possono ancora lavorare per il Lecce, anche se piu di lavoro dovremmo chiamarla passione"

Carlo Mazzone

Ultimo commento: "Volevo dire Curva Nord, ma è uscito Curva Sud. Un lapsus, dovuto al contenuto del mio intervento...."
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