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Il Lecce trova il suo spartito: a Torino la più bella gara della stagione

Il match del mercoledì di Coppa ha dato ottime indicazioni ad Eguenio Corini in chiave futura. Il 4-3-1-2 sembra destinato a diventare certezza.

C’è chi dice che dalle sconfitte si può imparare più che dalle vittorie. Certamente, ma non solo. Nelle sconfitte, infatti, si possono trovare o consolidare certezze sulle quali costruire il futuro, e questo può essere il caso del Torino-Lecce di ieri. Una sconfitta amara arrivata in modo beffardo, con due gol rocamboleschi subiti a pochi minuti dai rigori. Amarezza sì, dunque, ma che lascia il tempo che trova in una competizione non nei piani di Corini, le cui rinnovate idee tattiche ne escono invece rafforzate in chiave campionato.

Partiamo dal modulo: il 4-3-1-2. Con tre punte così, e soprattutto in assenza di ali naturali, sembra proprio l’ex marchio di fabbrica di Liverani e dello stesso Corini a Brescia l’impostazione tattica più adatta ai giallorossi. Due gare in tre giorni con questo schema, quaranta circa occasioni da rete create. Nessuna vittoria, per carità, ma sappiamo bene che ciò è stato più frutto di un paio di errori singoli estemporanei (Step-Coda in Calabria, Rossettini in Piemonte) che della gara disputata dal Lecce come collettivo. Che, anzi, ieri si è prodotto nella più bella prestazione stagionale.

Il 4-3-1-2 infatti permette finalmente al Lecce di riempire costantemente, e con grande efficacia, l’area avversaria. Mai più una boa isolata tra le strette maglie avversarie. Anzi, difensori opposti spaesati e messi sotto pressione dalla doppia presenza delle punte, alle quali si aggiungono i movimenti orizzontali a non dare riferimenti del trequartista. Ruolo di cui Mancosu è straordinario interprete, lo abbiamo rivisto anche ieri, ma che anche Henderson e Paganini hanno saputo fare con efficacia. Oltre ad un Falco che, pur in modo diverso, sa bene come essere devastante in quella posizione.

Non solo attacco e trequarti, però. Anche la difesa sembra poter beneficiare di uno schema che richiede sì corsa, ma al quale gli uomini a disposizione di Corini sembrano essere più abituati, laddove non proprio predisposti. Viene da sé che, con il migliorare della condizione fisica (fattore fondamentale soprattutto per le mezzali) ed il ritrovamento della giusta confidenza, la strada intrapresa sembrerebbe, finalmente, quella corretta.

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