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Lecce-Pisa, il big match dell’anno che non ha avuto storia

La sfida tra giallorossi e nerazzurri era lo scontro diretto principe tra i tanti che hanno caratterizzato una Serie B clamorosa ed ha registrato la schiacciante supremazia di Baroni.

Alzi la mano chi si sarebbe aspettato un Lecce-Pisa così. Tralasciamo un attimo l’emotività di un trionfo che ha visto l’abbraccio collettivo di una terra innamorata di giallorosso (ma non è la prima volta) così come i risultati che hanno reso il 25 aprile 2022 un giorno perfetto per i colori salentini. Guardiamo invece al campo: era la battaglia tra due corazzate che più di tutte hanno frequentato i primi posti nel corso dell’anno, si è trasformata in un assolo con protagonista la banda Baroni.

Dal primo all’ultimo istante, solo legni, parate di Livieri ed imprecisioni offensive giallorosse hanno conferito un minimo grado di incertezza al risultato di Lecce-Pisa. Sul terreno della prestazione, però, nessun dubbio: una difesa impenetrabile, un centrocampo dominante, una fase offensiva capace di creare 10 nitide palle gol. Il Lecce ha giocato il big match da solo e, vedendo comunque un undici toscano ben messo in campo e mai allo sbaraglio (al netto di 2-3 palle malamente perse dalla difesa), è corretto dire soprattutto per propri meriti.

Un successo che sorprende solo per due ragioni, quella del così netto predominio al cospetto di una delle big più solide della B e per l’essere arrivato ad una settimana da una delle appena 3 o 4 brutte gare del Lecce 2021/22. Per il resto, però, è palese quanto questa prestazione, probabilmente decisiva in ottica promozione, arrivi da lontano. Lucioni e compagni hanno giocato un girone d’andata perfetto a livello di crescendo delle performance, pagando qualcosa solo quando i punti hanno iniziato a pesare.

Gli imbarazzi di Alessandria e Cosenza, nel mezzo qualche balbettio nel primo tempo con il Benevento o nella ripresa di Perugia. Il complesso è stato però di quelli da sogno, di quelli che fanno dire sì, il Lecce è lì con merito. Non ci interessa nemmeno sapere o dire che è la squadra più forte, laddove il concetto di forza viene fatto troppo spesso coincidere con quello astratto di “nome”. Al contrario, la certezza è che sta dimostrando di essere la squadra più brava, per estensione la squadra migliore. Quella che ora deve andare a prendersi ciò che sta strameritando.

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