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Daspo a un tecnico della videosorveglianza scambiato per violento. Il Tar conferma la revoca

A sei anni di distanza dal provvedimento interdittivo di Daspo emesso da parte della questura di Lecce, anche i giudici amministrativi formalizzano la revoca della misura di un ex addetto di una ditta di manutenzione dell’impianto di videosorveglianza nello stadio di Via del Mare

Il provvedimento di divieto di accesso agli stadi e di partecipazione alle manifestazioni sportive era stato disposto il 2 ottobre del 2017 da parte del questore nei confronti al giovane tecnico (che solo dopo il percorso giudiziario in sede penale e amministrativa ha potuto dimostrare la sua totale estraneità ai fatti) in seguito agli episodi di intemperanza dei tifosi manifestati nell’ambito dell’incontro tra Lecce e Sambenedettese del 24 maggio del 2017. Il provvedimento di Daspo prevedeva il divieto per tre anni.

Oggi, la terza sezione del Tar di Lecce, ha accolto nel merito il ricorso del giovane, difeso dall’avvocato Giuseppe Milli, per sancire l’illegittimità di un Daspo ingiusto che ha comportato anche la perdita del posto di lavoro a seguito della ratifica con annesso clamore che la notizia suscitò all’epoca. Il soggetto era del tutto estraneo.

Con la sentenza pubblicata nella giornata di oggi i giudici della terza sezione del Tar di Lecce (presidente Enrico D’Arpe) hanno accolto nel merito il ricorso del giovane, difeso dall’avvocato Giuseppe Milli, che ha sancito l’illegittimità de Daspo emesso a suo carico e ai sui danni e che ha comportato tra l’altro anche la perdita del posto di lavoro a seguito dei provvedimenti e del clamore della notizia relativi agli episodi accaduti all’interno dell’area dello stadio e dai quali era del tutto estraneo.

LeccePrima approfondisce la questione. Dopo aver respinto la richiesta di sospensione cautelare del provvedimento impugnato, il giudizio di merito, prendendo anche atto della sentenza passata in giudicato del Tribunale di Lecce che aveva attestato (potendo utilizzare le prove in contraddittorio tra le parti) l’assoluzione dell’imputato “perché il fatto non sussiste”, ha stabilito l’errore nell’applicazione del Daspo e quindi la sua illegittima emissione a carico del ricorrente.

Il giovane tecnico ha ritenuto opportuno rispettare la misura emesso a suo carico e, nonostante la fine dell’efficacia, manifestato l’interesse al pronunciamento della sentenza di merito al fine di un possibile risarcimento. Il soggetto si trovava allo stadio nelle vesti di lavoratore in occasione di Lecce-Sambenedettese per gestire gli impianti di videosorveglianza e illuminazione. Nel momento in cui lo stesso si accingeva a entrare in altro settore dello stadio, aprendo un cancello,  veniva “frettolosamente equiparato a un tifoso che furtivamente invadeva uno spazio non consentito per chissà quali finalità” esplicita il legale Milli, intervistato dal giornale online.

Per ottenere giustizia piena il 31enne, si legge ancora, è stato costretto a manifestare l’interesse ad adire nuovamente il Tar nella fase di merito. I giudici amministrativi questa volta, leggendo l’esaustiva motivazione del giudice penale che ne escludeva ogni responsabilità (assolto perché il fatto non sussiste evidenziando, a tal proposito, che l’imputato è del tutto estraneo ai fatti illeciti accaduti in occasione di quella gara ed è del tutto avulso dai contesti violenti), hanno accolto il ricorso e le motivazioni dell’impugnazione del decreto interdittivo.

La questura di Lecce, su richiesta di relazione da parte del Tar, richiedeva il rigetto del ricorso. I giudici amministrativi, però, nella sentenza hanno accolto le motivazioni del ricorrente e dell’avvocato Milli con contestuale condanna al pagamento delle spese processuali.

 

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