Sticchi: “Il calcio estivo va preso con le molle. L’apporto della piazza è stimolo a fare sempre meglio”

Le dichiarazioni del tecnico del Lecce Saverio Sticchi Damiani ai microfoni del podcast Distinti Sud-Est

ESTATE. “Il calcio estivo, quest’anno com’è stato per l’anno scorso quando vincevamo magari 3-0 col Werder Brema, va sempre preso con le molle, quindi qualsiasi indicazione arrivi va sempre presa con cautela. Mi sembra che la squadra stia lavorando benissimo, c’è un gruppo che mi sembra molto affiatato, con uno spirito innanzitutto di voler lavorare seriamente, e poi con un po’ di leggerezza che nel ritiro estivo non guasta mai. C’è sempre la necessità di formare un gruppo solido in questa fase della stagione”.

TIFOSI. “La piazza sta facendo benissimo, già da tanti si esprime con numeri importantissimi che ci danno grandi stimoli. Una tifoseria da settimo o ottavo posto in Italia per numeri dev’essere uno stimolo per noi, a provare a crescere sempre di più. Sappiamo che questo gap tra tifoseria d’alta classifica e quelli che sono i nostri obiettivi sportivi difficilmente è un gap colmabile, però ecco il fatto che questa piazza ogni volta cresca in termini di apporto funge da ulteriore stimolo per noi a fare sempre meglio”.

Redazione

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1 anno fa

Veramente da prendere con le molle non ci sarebbe solo il calcio estivo…ci sarebbero anche alcune società… 🎪 🤡

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1 anno fa

Al terzo anno di salvezza e una buona solidità economica i tifosi del Lecce si aspettano un migliore investimento nella campagna acquisti!!
Sicuramente US Lecce 💛♥️ darà la possibilità al mister di inserire nuovi giocatori di categoria.

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1 anno fa

cacciati li sordi ! la squadra e’ al momento peggiore dello scorso anno.. e de culu nu te po scire sempre

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1 anno fa

La sape longa Corvino!!!
Tutte le giovanili hanno pochi leccesi in squadra. Ornai è tutto un solo interessa!!!!
I soldi!!!

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1 anno fa

Io ascolto amici tifosi che mi dicono , che dobbiamo essere orgogliosi di essere in A avere un presidente leccese e non come tanti club in mano dí stranieri, io personalmente preferirei avere investitori stranieri e veder giocare il Lecce senza problemi di cadere in. B e vedere gare senza prendere calmanti 😂

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1 anno fa

Caccia li sordi

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1 anno fa

Prendete rebic😂😂😂

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1 anno fa

DAL WEB:

Non voglio parlare di calciomercato, come in tanti mi avete chiesto ed ovvio che l’amore per il Lecce non si strappa, ma l’abbonamento questa volta, sì!

Quando asserite l’abbonamento lo facciamo “a prescindere” non è amore, è sudditanza emotiva travestita da passione.
Chi afferma che “l’abbonamento si fa comunque” non sta dimostrando attaccamento alla maglia. Sta certificando la propria rinuncia a pensare, a discernere, a pretendere.

È il trionfo della cieca obbedienza su ogni forma di spirito critico. È l’elogio della rassegnazione, della tifoseria trasformata in gregge.

Io allo stadio ci vado, lo vivo, lo soffro.
Ma non mi presto a questa narrazione impacchettata, dove l’abbonamento diventa un atto di fede verso una gestione che ha smesso da tempo di guardare in alto, ma solo i proprio interessi.

E no, non è lesa maestà dirlo: è semplicemente verità. Il Lecce oggi è una società che spende circa 20 milioni l’anno di monte ingaggi e ne incassa oltre 30 solo dai diritti televisivi. A questi si aggiungono altri 7-8 milioni da botteghino, merchandising e sponsorizzazioni.

Eppure, ogni anno, si riparte daccapo.
Si vende. Si cede. Si ridimensiona.
Il tutto camuffato sotto la nobile etichetta dell’“autosufficienza”.

Ma in realtà è la politica del minimo sindacale, dell’autoconservazione, del rimanere nella comfort zone finanziaria.
Una gestione aziendale fredda, dove le emozioni del popolo diventano numeri da contabilizzare, non valori da rispettare.
Le bandiere non esistono più.
Non perché il calcio sia cambiato, ma perché voi avete deciso che non debbano più esistere.

Avete scelto che ogni calciatore sia una merce da piazzare, ogni allenatore un parafulmine da bruciare.
Avete sostituito il senso di identità con il senso dell’opportunità.
Eppure questa società ha una fortuna che molti altri club non hanno: l’appartenenza territoriale.

Il legame viscerale con una terra che non tradisce mai. Una comunità che c’è anche quando dovrebbe voltarsi.
E proprio per questo ce la suonate addosso come una melodia prevedibile: slogan, storytelling, maglie d’autore, e sempre la solita canzone.

Ma la realtà è un’altra: non state coltivando un sogno, state capitalizzando una fedeltà.
E allora basta con la retorica del “vero tifoso si abbona comunque”. Non esiste un solo modo per amare una squadra. C’è anche chi ama in silenzio, ma pretende. Chi ama, ma non tollera la mediocrità programmata.
Chi ama, ma non accetta che il massimo orizzonte diventi la salvezza striminzita e l’applauso al pareggio, nonostante plusvalenze da oltre 60 milioni di euro in 2 anni.

Non si può costruire un’identità calcistica forte su una base fatta solo di gratitudine eterna e accondiscendenza.
Una società che non rischia, che non osa, che non sogna, ha smesso di essere sportiva: è diventata semplicemente amministrativa.
Non chiedetemi l’abbonamento.
Datemi una visione.
Un progetto.

Una direzione che non sia solo quella della sopravvivenza, anche se magari scendiamo in guerra e perdiamo.
Chi ama davvero il Lecce non si inginocchia: alza la testa e chiede di più.
Perché amare non è accettare tutto. È, semmai, avere il coraggio di dire basta.
Quella strappata non è una semplice tessera, ma la speranza e la pazienza di un tifoso che ha dato tutto.

È tempo di mostrare il nostro amore in modo diverso. Il nostro cuore è Giallorosso, e saremo sempre allo stadio a sostenere la maglia, ma questa volta, l’abbonamento resta nel cassetto.

Il Guardiano del Via Del Mare.

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1 anno fa

D’accordo presidente sempre forza Lecce ma cu le molle se salta nanzi basta Ca’ Nun saltamu a retu😂

Valter
1 anno fa

Prima vedere cammello….

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