Suwarso: “Squadre di città belle come Lecce e Salerno possono avere grande attrattiva”

Il presidente del Como ha parlato a nel giorno dello storico esordio in Champions League

Giornata storica per il Como e passo di grande crescita per il progetto di Mirwan Suwarso, primo dirigente della società lariana che ha scalato il calcio italiano fino all’accesso alla Champions League. Stasera alle 21, l’undici di Fabregas affronterà il Lipsia nella prima partita della League Phase nel palcoscenico di casa dello stadio Sinigaglia.

In un’intervista rilasciata a La Repubblica, Suwarso ha raccontato il suo pensiero sul calcio italiano e sul grande distacco dalla Premier League inglese: “Che cos’ha la Premier rispetto a noi? I soldi. Ma noi abbiamo storia, arte, cibo e passione. Squadre di città belle come Lecce o Salerno possono avere grande attrattiva”

Il debutto

In altri colloqui con Il Giorno e Mola, il presidente ha raccontato il suo pensiero sulla gara: “Siamo tutti emozionati. Aspettiamo con gioia questo grande evento. Abbiamo atteso tanto questo momento, siamo fortunati. E il mio pensiero va ai tifosi che ci sono sempre stati negli anni difficili quando non era semplice seguire il Como”

E poi: “Noi a Como ci sentiamo ospiti, la squadra è dei comaschi, quel che realizziamo deve essere utile per i tifosi del Como e non in contrasto coi loro desideri. Ci hanno accolto a braccia aperte e bisogna impegnarsi per ripagare la loro fiducia. In Italia in generale c’è una passione viscerale, tutti parlano di calcio ed è bellissimo”. 

Progetto

“La Champions ci consente di migliorare la nostra posizione finanziaria. Il fatto di esserci arrivati tre anni prima del previsto è importante, non possiamo sprecare questa grande opportunità. Le prestazioni sul campo vadano di pari passo con quel che si fa all’esterno con le nostre infrastrutture”

Sogno scudetto

“Vincere è sempre meglio che perdere, ma dopo tre partite è presto per parlarne. Inter, Roma e Juventus sono fantastiche. Vedremo. Il mio sogno in realtà è ritirarmi un giorno e godermi la vita. Per adesso voglio rendere le persone felici e dare opportunità”.

Redazione

Seguici su

Aggiungi calciolecce.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
15 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Enzo
3 minuti fa

Meglio i mendulari vero?

Sergio
19 minuti fa

Dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano. Forza Lecce, sempre, ovunque e comunque.

LukLa77
29 minuti fa

Il confronto tra Lecce e Cagliari ha senso perché parliamo di due club stabilmente collocati nello stesso segmento della Serie A, con obiettivi analoghi e dimensioni sufficientemente comparabili: un termine di paragone molto più appropriato rispetto a neopromosse o società sostenute da proprietà straniere con capacità d’investimento profondamente diverse. Negli ultimi due bilanci pubblicati il Lecce ha registrato ricavi complessivi superiori: circa 85 milioni contro 79 nel 2023/24 e 108 contro 71 nel 2024/25. Il Cagliari dispone però di ricavi più strutturali, soprattutto commerciali: nell’ultimo esercizio circa 17 milioni contro gli 8 del Lecce. Una parte rilevante dei ricavi giallorossi deriva invece dalla gestione dei calciatori e dalle plusvalenze, che restano ricavi reali prodotti dal modello societario. Anche il bilancio 2025/26, non ancora pubblicato, conterrà per il Lecce altre plusvalenze importanti già maturate attraverso le cessioni. Negli ultimi esercizi, dunque, il Lecce ha prodotto maggiori ricavi complessivi, utili consistenti e una situazione patrimoniale migliore, mentre il Cagliari ha chiuso in perdita. Interessante anche il confronto sul pubblico: nel 2024/25 il Lecce aveva circa 21.500 abbonati e 26.000 spettatori medi, per 7,4 milioni di ricavi da stadio; il Cagliari circa 13.500 abbonati e 16.000 spettatori medi, per 6 milioni. Il Lecce portava quindi allo stadio circa il 60% di pubblico in più, ma ne ricavava soltanto il 23% in più. Il Cagliari monetizza meglio il singolo posto, anche attraverso prezzi medi superiori, ma con i dati pubblici non è possibile quantificare l’incidenza di eventuali accrediti, tessere omaggio o titoli gratuiti, né sapere con certezza se rientrino nelle sottoscrizioni comunicate dal Lecce. Passando al risultato tecnico, dopo il mercato estivo 2026 Transfermarkt valuta la rosa del Cagliari circa 123,7 milioni e quella del Lecce 83,3 milioni: oltre 40 milioni di differenza, quasi il 49% in più. È vero che il Cagliari sostiene un monte ingaggi superiore, circa 25,5 milioni lordi, bonus compresi, contro 20,3 del Lecce, ma parliamo di appena 5 milioni circa, il 25% in più, a fronte di una differenza nel valore della rosa quasi doppia. È probabilmente questo il cuore del confronto: il Lecce genera risorse, utili e plusvalenze; il Cagliari spende qualcosa in più sulla squadra, ma la differenza di costo è molto inferiore alla differenza di patrimonio tecnico costruito. Anche l’evoluzione del Lecce merita attenzione. Nel primo anno di Serie A con Baroni, 2022/23, la rosa valeva circa 62,8 milioni, con un monte ingaggi nell’ordine dei 17 milioni lordi. Nel secondo anno partiva da circa 73 milioni e durante la stagione arrivò a circa 88 milioni, sempre con stipendi nell’ordine dei 16-17 milioni. Cinque stagioni dopo il Lecce vale 83,3 milioni, con 16,3 milioni di stipendi fissi lordi e poco più di 20 considerando i bonus. Il monte ingaggi di base è quindi sostanzialmente fermo e, soprattutto, il Lecce del secondo anno di Serie A aveva già raggiunto un valore della rosa superiore a quello attuale. La crescita economica e patrimoniale della società non sembra quindi essersi tradotta in una crescita altrettanto lineare del capitale tecnico messo a disposizione dell’allenatore. La questione non è tanto se il Lecce abbia risorse: le risorse le genera. Il punto è quanto di quel valore venga reinvestito nella qualità della rosa e con quale efficacia venga trasformato in competitività sportiva. Resta infine un interrogativo sulla struttura societaria: dopo l’uscita di René De Picciotto, Sticchi Damiani ha consolidato il controllo, mentre i successivi ingressi di nuovi soci sono rimasti su quote minoritarie. Cagliari e Atalanta dimostrano invece che capitali esterni importanti possono entrare mantenendo una guida locale. Quanto pesa allora la difficoltà di trovare un grande investitore e quanto, invece, la volontà di non condividere troppo il “giocattolo”? Non abbiamo elementi per rispondere con certezza, ma la domanda è legittima per una società sana, con un pubblico enorme e ricavi complessivi persino superiori al Cagliari: se le risorse vengono generate ma la squadra cresce molto meno della società, il vero tema diventa quale dimensione sportiva il Lecce intenda realmente raggiungere.

Commento da Facebook
42 minuti fa

E mina 300/400 milioni a quammera beddru me’

Sergio M .
58 minuti fa

Vamossss LECCEEEE 🇲🇰

Commento da Facebook
1 ora fa

Era buenu gesu cristu. Speriamo di liberarci di questi nullatenenti

Commento da Facebook
1 ora fa

Ma magari non ce l’hai un cugino

Commento da Facebook
1 ora fa

Ecco, potevi prendere una delle 2 e non il cometto.

Commento da Facebook
1 ora fa

Con Vincenzo Puzzovio direttore sportivo saremmo da Champions

Commento da Facebook
1 ora fa

E allora indi lu Comu ca teniti 2000 tifosi a stadio pieno e ccattate lu Lecce,mannaggia san badoglio

Articoli correlati

L'ex calciatore del Gent è oggetto del desiderio della squadra biancoverde...
L'ex capitano del Lecce, in carriera passato anche dal Monza, è stato intervistato da IlMonzaSiamoNoi...
Non ha fatto ancora il suo esordio stagionale dopo tre gare di campionato in cui...

Altre notizie