Eusebio Di Francesco è libero dall’etichetta di “sfortunato”. La salvezza del suo Lecce 2025/2026 è stato un successo arrivato dopo stagioni di belle parole senza risultati di squadra. Ora però bisogna dare continuità a quanto fatto cercando un altro miracolo
Pensieri
“Temevo di essere etichettato”, ha raccontato DiFra, che ha continuato: “È stata una liberazione, nel nostro mondo è facile essere etichettati. Ma non mi esalto, così come non mi dispero se le cose vanno male”. Riuscirci con il Lecce ha poi anche riscattato l’esperienza poco felice del 2011: “È stata una riconciliazione, dopo quindici anni. Nel 2011 non ero maturo ma l’esperienza mi ha fatto crescere. Però non bisogna esagerare con la retorica delle sconfitte che insegnano. Anzi, è utile che i giovani non pensino troppo a vincere e perdere. Iniesta dice che in Spagna dopo le partite ai ragazzini viene chiesto se si siano divertiti e se abbiano giocato bene, non si parla del risultato. La grande Roja nasce lì”.
Spagna
L’assist sui neocampioni del mondo è un monito per parlare di giovani. Di Francesco vive la sua esperienza: “Ne ho fatti crescere tanti. A Roma ho fatto esordire Zaniolo al Bernabeu, in Champions. Quando lo vedo ci abbracciamo. Camarda è maturato, è stato sfortunato a stare fuori quattro mesi, ma per l’età che ha, da noi ha giocato tantissimo. Ora si può giocare la sua chance al Milan”.
Guardiola per l’Italia?
Si continua a discutere del nuovo tecnico della Nazionale Italiana: “Mi fido di Leonardo e Maldini, che come compagno, in Nazionale, non tralasciava niente. Sono sicuro che sapranno trovare la persona giusta. Quanto a Pep, è di casa in Italia, a partire dalla mia Pescara, grazie al legame con Manuel Estiarte. I suoi allenamenti? Sono interessanti, ma non sono per il copia e incolla. Ognuno ha le sue idee”.
E poi: “Oggi si parla troppo di allenatori? Forse perché parliamo spesso, ma è una stortura metterci al centro del discorso. Dobbiamo ricordarci che sono i calciatori a renderci bravi agli occhi degli altri. Il nostro compito è guadagnare la loro fiducia”
Il Lecce oggi
I salentini sono senza Pantaleo Corvino, artefice di più cicli di successi: “Mi ha dato tanto. Condividevamo l’idea che non si improvvisa nulla, si programma tutto. Un approccio che ha anche il nuovo direttore sportivo, Trinchera, che con lui ha lavorato tanto”.
E sul ritiro: “Dobbiamo uscire pronti, i punti a inizio stagione pesano. Ora siamo un po’ sulle gambe, come è normale, ma lavoriamo bene. La nostra Champions è la salvezza”.
Figlio
Di Francesco parla anche del figlio, in forza al Catanzaro, con un consiglio per ciò che sarà dopo il ritiro: “Se l’ho visto mai giocare lì? No. Negli anni l’ho visto a Ferrara, una volta a Bologna, una a Lanciano. Non amo gli spalti: è tutta una chiacchiera, non ti godi la partita. Meglio a casa con gli amici, una birra fresca e due arrosticini. Lui allenatore? Certo, è bellissimo. Intanto, sono felice che abbia deciso di studiare Lettere all’università. Ha preso il primo 30 e lode, ama la letteratura. Per un calciatore è importante pensare al dopo. Si evita di trovarsi spiazzati”.
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Nel massimo rispetto per l’uomo ed il professionista, bisogna notare, onestamente, che Di Francesco ha tentato di trovare un’altra piazza, nel periodo tra la fine del campionato e prima del ritorno.
Lecce è l’unica squadra, almeno in A, che, in virtù anche del rinnovo del contratto automatico, gli consente di allenare nella massima serie.
Ha raggiunto l’obiettivo lo scorso campionato, con molti e troppi patimenti.
Gli auguro che il prossimo campionato sia meno difficile, ma la rosa attualmente è inadeguata, e si registra la partenza di Ramadani (non certo un fenomeno, ma almeno elemento di lotta e di esperienza) e la prossima e probabile, almeno spera la Società, di Tiago.