La redazione di Tmw ha contattato l’ex difensore, vincitore del reality “Campioni, il sogno”, trasmissione di successo nella sua prima stagione, con un passato anche in giallorosso nel 2006/2007.
Cristian Arrieta, a cui abbiamo dedicato un capitolo della nostra rubrica “Chi li ha ‘S’visti” (LEGGI QUI) , rappresenta al meglio il paradigma dell’ottovolante del successo conclusosi in decisa discesa. Il ragazzo, protagonista dell’incredibile entusiasmo nato attorno al reality nella stagione sportiva 2004/2005, ĆØ stato il calciatore capace di collezionare una carriera sportiva dignitosa. Dopo l’incolore passaggio al Via del Mare, sono arrivati i successi nelle Americhe. Arrieta, infatti, arrivò a giocare nella Major League Soccer per poi togliersi anche la soddisfazione di vestire la maglia della nazionale di Porto Rico. La professione principale, però, ora ĆØ un’altra.
NON PIU’ CALCIATORE A TEMPO PIENO. “Il calcio ĆØ stato un lavoro a tempo pieno finchĆ© mio figlio non ha compiuto due anni -sancisce Arrieta-. Sono arrivato ad allenare fino a 4 squadre diverse. Nessun vincolo, sono un libero professionista. Più lavori più sei pagato. Ma non essendo un dipendente non mi garantivano l’assicurazione sanitaria per la famiglia. CosƬ mi sono guardato intorno”.
CORRIERE. “Negli Stati Uniti ĆØ obbligatoria l’assicurazione sanitaria. Ho due bambini piccoli e il modo migliore per far sƬ che tutta la famiglia fosse coperta era trovare una compagnia che mi offrisse questa copertura. CosƬ ho deciso di lavorare per un’importante societĆ di trasporto spedizioni, la UPS. Sono un supervisore, ma faccio quello che ĆØ necessario. Anche andare a consegnare, se ĆØ il caso. Con la situazione attuale stiamo lavorando moltissimo: siamo passati da 170 a 240 consegne al giorno. Non ĆØ facile per i corrieri di questi tempi, se devi andare in bagno poi con tutti i locali chiusi ĆØ un problema. E siamo costantemente sotto stress, a rischio tutto il tempo. Ma la gente ti ĆØ grata, dai un servizio necessario”.
L’ESPERIENZA DEL REALITY. “Campioni il sogno? Bello, ma mi ĆØ costato tanto. Innanzitutto preciso che ĆØ stata una scelta mia di partecipare al reality. Conoscevo Ciccio Graziani quando lui allenava in C2 e io vi giocavo. E peraltro il mio compagno di squadra a Mestre era suo figlio Gabriele. Chiamai, loro avevano bisogno di un difensore con qualitĆ e caratteristiche e mi hanno fatto entrare. Esperienza bellissima, che non mi sarei mai sognato di fare e che rifarei altre mille volte”.
APICE DEL SUCCESSO. “A un certo punto i vip eravamo noi e non i nostri avversari di Serie A. Ricordo che dopo una partita contro il Milan, la gente fuori era impazzita. In un mondo normale credi che volessero fermare i giocatori rossoneri e parliamo di un grande Milan: Shevchenko, Maldini, Costacurta. No, fermavano noi del Cervia. Preferivano fare una foto con me piuttosto che con Paolo Maldini e non capivo come fosse possibile”.
REALITY CALCISTICAMENTE DANNOSO. “A livello professionale mi ha danneggiato tantissimo. Appena spenti i riflettori del reality ho avuto una serie enorme di problemi, nonostante io prima del Cervia avessi giocato giĆ per anni fra i professionisti. Andai al Lecco.Ā I tifosi non mi volevano. CioĆØ, per il mio percorso prima del Cervia ero quasi io a fare un favore a loro e invece ero trattato con diffidenza. Lo stesso valeva per Spagnoli e Borriello, anch’essi vincitori del programma e anch’essi a Lecco. LƬ per un accordo con Mediaset? Non proprio ma in qualche modo ci hanno forzato ad andare”.
ANCHE SE MANCINI…“Avendo vinto il reality mi guadagnai il pre-campionato con l’Inter, dove feci bene e avevo la possibilitĆ di continuare ad allenarmi con loro. Mancini mi aveva preso in simpatia, giocavo le amichevoli. Ricordo contro il Norwich ero addirittura titolare. Insomma, tutto fantastico. Un giorno mi chiama il regista di ‘Campioni’ e mi dice che devo firmare per il Lecco. Io non volevo, alla fine fui costretto. L’Inter resta nel cuore perchĆ© Moratti, Mancini e i compagni di squarda mi hanno fatto sentire benvoluto, mi hanno dato amore”.
DAL LECCO AL…LECCE. “Al Lecco nonostante i problemi ho fatto bene, tanto da risultare il miglior giocatore della stagione e guadagnarmi il contratto con i salentini. Un gran salto in avanti: piazza importante e un allenatore come Zeman. Lui però non mi vede proprio. Ha le sue idee e anche se ha una rosa di 22 giocatore ne fa giocare 13-14 al massimo. Non vede oltre a quello che ha deciso. E difatti per fare il mio esordio devo aspettare il suo esonero. Stavo perdendo la fiducia in me stesso. Non importava quanto potessi impegnarmi, non avrei mai avuto una possibilitĆ . Per fortuna ĆØ subentrato Giuseppe Papadopulo che mi cambiò la vita”.
ACCOGLIENZA DIFFICILE NEL SALENTO. “No, i tifosi non mi hanno accettato. Ormai per tutti ero il tronista, l’attore. Con tutto il rispetto, venivo paragonato a Giorgio Alfieri al quale voglio bene, ma che aveva sfruttato ‘Campioni’ per entrare nel mondo dello spettacolo, essendone peraltro portato. Io invece volevo fare il calciatore e mi sono reso conto a quel punto che in Italia non avrei avuto speranze, l’associazione al reality show mi aveva condannato”.
L’AMERICA. “Sono andato negli Stati Uniti da mio cugino. Da lƬ sono finito a Puerto Rico e mi sono ritrovato in USL a giocare per il Puerto Rico Islanders. Esperienza fantastica, dove pur facendo il centrale di difesa segnavo con grande frequenza. Alla fine sono stato eletto miglior giocatore della Lega. Ć stato il mio lasciapassare per la MLS: ho firmato per il Philadelphia e ho trovato l’America, in tutti i sensi. PerchĆ© ho realizzato il sogno che non avrei potuto realizzare in Italia. La Nazionale di Puerto Rico? Ha dei legami tali con gli USA da essere considerato il 51° stato. Pertanto dopo due anni di residenza puoi avere anche la nazionalitĆ portoricana. La Federazione mi ha fatto un’offerta, anche economica e ho accettato. Diciamo che mi hanno acquistato. Fu indimenticabile marcare Iniesta in un’amichevole”.
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