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Giochisti vs risultatisti: dove mettereste Liverani?

Il secolare confronto tra chi in panchina privilegia gioco o risultato a tutti i costi ha riempito ancora una volta le colonne dei principali quotidiani. Analizziamo e proviamo a posizionare il tecnico giallorosso tra i due “poli”.

Da mesi negli ambienti del calcio italiano si discute della contrapposizione tra allenatori attenti al bel gioco e trainer che per il risultato sacrificherebbero ogni cosa. Il confronto tra Giochisti e Risultatisti è stato esaminato a fondo soprattutto dalla Gazzetta dello Sport, che in un’ampia indagine ha tracciato i massimi esponenti di queste due scuole di pensiero del calcio.

GLI ESPONENTI. Tra i giochisti figurano Guardiola, KloppTen Hag, Sarri. I risultatisti, capeggiati da Capello, Mourinho e Allegri, rispondono con il massimo pragmatismo. Altre figure importanti della panchina come Ancelotti e Spalletti, poi, sono posizionate al centro, equidistanti dall’ideale contrapposizione.

La contesa tra le parti, in realtà antica, è stata acuita ancora una volta recentemente dalla lite tra Massimiliano Allegri e l’opinionista di Sky Sport Lele Adani, che rimproverava la poca attenzione allo spettacolo a scapito di un eccessivo tecnicismo in ogni particolare per arrivare al risultato. Il pesante contrasto tra i due ha quindi recuperato i contrasti che decenni fa vedevano contrapposte due scuole del giornalismo sportivo.

ALBORI. Gino Palumbo, esponente della scuola napoletana, e Gianni Brera, indimenticata penna della letteratura sportiva, si confrontavano spesso a parole… e non. Brera rimproverava a Palumbo l’eccessiva enfasi allo spettacolo e, in un’occasione, si racconta, i due vennero alle mani. Bazzecole in confronto ad Adani-Allegri.

Presentata la questione, caliamoci nella nostra realtà. Dove posizionereste il pensiero tattico e i dogmi di Fabio Liverani, eroe della doppia scalata dalla Serie C alla Serie A in undici mesi? Sulla ribalta nazionale, specialmente dopo l’ascesa di questi mesi, Liverani è senza dubbio un giochista. Il Lecce ha espresso il miglior calcio della Serie B e l’esaltazione di elementi prima in ombra o dal curriculum avaro di soddisfazioni giocano a favore di questa tesi.

LIVERANI GIOCHISTA. Noi sposiamo senza dubbio il giudizio ma ci permettiamo un’analisi più approfondita. In un’ideale posizionamento quasi “politico” di Fabio Liverani tra i poli giochisti-risultatisti, il trainer giallorosso non sarebbe un totale estremista del primo partito, alla Zeman per intenderci, ma sarebbe sempre decisamente più teso rispetto al risultatismo del collega di B Eugenio Corini.

Liverani è quindi un giochista in ascesa. Con lui potremmo mettere Roberto De Zerbi, espressione del nuovo che avanza italiano. Roberto Venturato, autore del progetto-Cittadella, è più al centro rispetto ai due.

PICCOLE RISERVE. Il giochismo puro dell’ex Genoa è però edulcorato da alcuni aspetti. I tifosi del Lecce non dimenticheranno sicuramente i remi tirati in barca in alcune occasioni. Con Mancosu e compagni in vantaggio, il 44enne non ha spesso lesinato l’arretramento del baricentro con rafforzamento della contraerea difensiva. Antonio Marino è stato più volte usato proprio per questo.

A difesa delle idee di Liverani, c’è da dire che l’evoluzione recente del giochismo non è avvenuta in Serie B per gusti personali. Spesso, in Serie C, il Lecce non ha potuto esprimere gioco per impedimenti quasi…fisici. Tantissime compagini si presentavano al Via del Mare facendo le barricate e tentando di colpire perlopiù in ripartenza. Non il palcoscenico ideale per un aspirante giochista, diventato recentemente uno dei massimi esponenti italiani del movimento.

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