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Gabriel non aver paura di parare (anche) un calcio di rigore

La prestazione del portiere giallorosso contro la Roma è l’effigie dell’inizio di campionato. Parate da campione che pesano nell’economia delle partite, ma anche interventi che lo mettono, forse immeritatamente, sul banco degli imputati. Diciamo la nostra.

Gabriel Vasconcelos Ferreira è stato il prescelto di Mauro Meluso per la porta del Lecce. Il brasiliano, un affare dal punto di vista economico grazie al suo ingaggio da svincolato, già dall’accoglienza ha ricevuto freddezza. Tanti profili, prestigiosi, seguiti (sogno Dragowski, suggestione Berisha) e poi la decisione fulminea per l’ex Perugia, destinato a giocarsi il posto con Vigorito.

MANTRA? Sin dal ritiro, Gabriel si è guadagnato la (ormai figurativa) maglia numero 1. Partiamo dal nostro pensiero, anticipato dalla ovvia prefazione che Liverani, o in questo caso più Sassanelli, sono gli eletti alle scelte e meritano fiducia. Eccoci qui: Gabriel è uno degli elementi della banda Liverani largamente sopra la sufficienza.

POSITIVO. Azzardando una assai ipotetica classifica di rendimento, il 27enne si piazzerebbe dietro solo a Falco e Mancosu (leggermente in vantaggio perlopiù per il bottino reti nonostante la condizione non al top), guadagnandosi una medaglia di bronzo insieme a Calderoni, Rossettini e Lucioni. I coinquilini di voto non sono nomi a caso. Le cifre della retroguardia salentina, non sono esaltanti (6 gol fatti e 12 subiti), ma sono encomiabili impegno e frutti raccolti dagli uomini della prima linea, soprattutto, nelle due vittorie stagionali.

CONTRIBUTO. Esaminando le due gioie di Torino e Ferrara, oltre ai graffi degli attaccanti, si nota lo zampino di Gabriel. All’Olimpico c’è stata freddezza e attenzione nel concitato finale; a Ferrara, al contrario, almeno due parate hanno letteralmente tolto le castagne dal fuoco quando (l’encomiabile) difesa non ha tappato tutte le falle. Non scopriamo l’acqua calda, lo sappiamo. In Serie A, ogni vittoria passa per la sofferenza, e ogni sofferenza porta agli straordinari per il portiere. Già questo basterebbe per mettere a zero le critiche, quelle pesanti però.

ERRORE O MIRACOLO FALLITO. Si arriva poi a Lecce-Roma 0-1. Il gol di Dzeko, visto e rivisto, sembra, a prima vista, un infortunio difensivo di Gabriel. Sulla dinamica dell’azione il verdeoro non ne esce da campione, ma, oltre all’abilità di una punta top come Dzeko, si sottolinea quanto era difficile dire di no a una capocciata così. La leggendaria parata di Banks su Pelè (qui il video) definita per decenni l’intervento migliore del mondo, conserva sprazzi della rete del bosniaco. Di questo parere è stato anche Liverani: “Il gol? Se l’avesse presa, Gabriel avrebbe fatto un miracolo”, il pensiero del tecnico dopo la gara.

DAGLI UNDICI METRI. L’interventone sul penalty di Kolarov rappresenta un doppio segnale. Nell’economia di Lecce-Roma c’è stata un’ultima scossa per tentare il forcing finale, poi fallito e, ripensando alla respinta su Insigne in Lecce-Napoli poi fatta ripetere, giustamente secondo le nuove regole, la statistica di rigori parati è un ottimo 50%. Solo Belotti e Insigne-bis hanno avuto la meglio sull’estremo difensore del Lecce.

DIFETTI. Ovviamente, il nuovo guardiano della porta non è Superman e, come ogni portiere di una piccola squadra, i gol subiti mettono a nudo i difetti. Se si vuole essere pignoli, pensando ai due gol da lontano dell’Inter e al punto messo a segno da Di Francesco al Mazza, Gabriel, da fuori, non è riuscito a vestire i panni, appunto, dell’eroe come invece lo è stato nei confronti in area.

ANDIAMO AVANTI. Per ora, salvo discese di rendimento che ovviamente nessuno si augura dalle nostre parti, Gabriel ha parato, oltre a palloni importanti, qualche critica, qualcuna costruttiva, qualcuna (come sempre) meno. Della crescita e della personalità di cui parla spesso Liverani ne fa parte anche (e soprattutto) lo scuola Milan. E se le critiche continueranno…il nostro titolo suggerirà una canzone da caricare nella playlist “da relax”. In bocca al lupo Gabriel!

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