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Dalla Reggiana alla Reggiana: gli errori che il Lecce non deve ripetere

Dopo il 7-1 dell’andata i giallorossi non furono più gli stessi. Ora quello di Corini è un undici diverso, cresciuto ma che non deve ripercorrere il processo del “parente” di 19 gare fa.

Il Lecce pirotecnico ammirato al Città del Tricolore di Reggio Emilia ha dimostrato di avere tutto della big. Bel gioco, idee, mentalità vincente, grinta, cattiveria agonistica e condizione fisica: la perfezione, verrebbe da dire. Elementi che sono stati ammirati tutti assieme forse una sola volta quest’anno: nel 7-1 dell’andata sempre contro la Reggiana. Anche alla luce di ciò il rotondo 0-4 di domenica non deve esaltare gli animi di tifosi e soprattutto calciatori giallorossi perché, come noto, proprio dalla goleada di tre mesi e mezzo fa iniziò il declino di Mancosu e compagni.

Il principale errore commesso dopo quella straordinaria prestazione fu sotto il profilo mentale. Il Lecce si sentì “arrivato”, probabilmente più forte di quello che era in realtà. Non che fosse un undici da metà classifica, sia chiaro, ma nemmeno una squadra in grado di farne minimo 5 a partita contro chiunque. Gli avversari appunto. Quel successo tanto netto giunto alla vigilia di un tour de force continui fino al giro di boa fu controproducente, perché non diede ai giallorossi la giusta percezione di un campionato in cui non esistono gare facili, se non sotto forma di episodi. Così, dopo il successo strappato per i capelli in casa Chievo, seguì un lungo periodo di difficoltà, di esperimenti, di un eccessivo insistere sui soliti noti con l’obiettivo di proporre quella formula perfetta (ma illusoria) trovata con la Reggiana.

Ora è tutto un altro Lecce, più giovane e operaio, che si specchia meno in sé stesso. Anche questo rinnovato collettivo ha trovato nella sfida alla Regia la sua massima espressione positiva, ora però deve prendere l’altra strada del bivio. Niente illusioni, niente peccati di presunzione, niente immaginare di aver trovato l’undici ideale quando sappiamo bene che, in un torneo così lungo, livellato e ricco di insidie, è fondamentale avere 20 titolari. Corini ha il tangibile esempio di come non doversi comportare: ha tutte le qualità e le possibilità di fare il contrario, in modo che stavolta la Reggiana sia davvero un punto di partenza, e non un traguardo.

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