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Le pagelle di Calciolecce

Il pagellone finale: Strefezza la perfezione, Coda, Hjulmand e Lucioni top player. Baroni, un capolavoro

I nostri voti sulla stagione dei protagonisti in casa Lecce: l’italo-brasiliano MVP in volata sugli altri tre. Di Mariano fermato solo dagli adduttori, in difesa tanti giganti.

Gabriel 7 – Che bello, avrà pensato, dopo due anni di giallorosso non essere bombardato di tiri giunti in libertà da ogni dove. L’estremo mineiro è stato infatti il primo a beneficiare della “cura Baroni”, un equilibrio che lo ha spesso visto spettatore in gare in cui c’era solo da farsi vedere in uscita (quasi sempre perfetto) o con i piedi (meno). Stagione comunque da big della categoria, con errori veri solo con Ternana e Vicenza (ma quel rigore poteva valere la A) e le prodezze di Monza a spiccare (31 presenze, 24 gol subiti. Media voto 6,08)

Bleve 6,5 – Si conferma, come nell’anno dell’ultima promozione, secondo di assoluto valore in grado di coprire bene le spalle. L’unico salentino in rosa esordisce alla grande, salvando i suoi a Brescia e facendolo con il grande orgoglio di indossa la fascia di capitano al braccio bissata in Coppa al Picco e all’Olimpico. Ha pesato un po’ l’uscita a vuoto (ma a freddo) di Perugia, poi di nuovo bene con Cosenza, Ternana e SPAL (5 presenze, 4 gol subiti. Media voto 6,20)

Plizzari 6 – Chiamato a gennaio complici le non rassicuranti condizioni fisiche dei portieri, il suo essere chiamato in causa era nell’aria ed arriva a fine inverno, quando all’infortunio di Gabriel si somma quello di Bleve. Il periodo di inattività nel Milan si fa sentire e sia con Brescia che con Cosenza alterna risposte di talento ad altrettante uscite a vuoto. Ottimo e decisivo, invece, a Parma (3 presenze, 3 gol subiti. Media voto 5,67)

Gendrey 7,5 – E’ la sorpresa più bella della miglior difesa del campionato. Arrivato da sconosciuto con provenienza Ligue 2, l’ex Amiens ci ha messo ben poco ad ambientarsi, superando gli imbarazzi iniziali, prendendosi la maglia da titolare grazie a facilità di corsa e grinta, oltre che una sorprendente intelligenza tattica. Tra i migliori dell’andata, nel ritorno ha subito l’esplosione di Calabresi ma solo solo in termini di minor minutaggio, facendosi comunque trovare sempre pronto (29 presenze, 0 gol. Media voto 6,18)

Lucioni 8,5 – Parlare di sorpresa, in questo caso, sarebbe veramente ingeneroso per uno del suo curriculum, fatto sta che questa qualità e continuità di prestazioni a 35 anni ed in un torneo così arduo era difficile da pronosticare. Lo Zio è stato capitano vero, schiacciando presto le critiche del recente passato e andando ben oltre l’essere trascinatore a livello mentale, risultando difensore insuperabile per praticamente tutti. Mai davvero in difficoltà, l’avanzata alla Lucio con il Monza e la gara perfetta condita da gol nella “finale” con il Pisa sono le fotografie di un campionato monumentale (37 presenze, 1 gol. Media voto 6,43)

Calabresi 7,5 – Chissà quante volte, sia lui che i tifosi giallorossi, avranno pensato a quando a gennaio era sul punto di dover salutare per il poco utilizzo rispetto a Gendrey con cui ha composto la miglior coppia di terzini della B. E chissà come tutti si saranno sentiti sollevati, visto che il romano è stato semplicemente fondamentale, per duttilità e dedizione alla causa, nella difesa di Baroni. Solidità ed abilità d’inserimento, gli è mancato solo il gol in campionato (ben due quelli in Coppa Italia) che ha sostituito entrando dritto nel cuore dei tifosi amanti dei lottatori puri (31 presenze, 0 gol. Media voto 6,10)

Gallo 7 – Tra i giovani sorprendenti della passata stagione, quest’anno è ormai da annoverarsi come bella conferma. La strada da fare per lui è ancora lunga, c’è tanto da migliore, anche se il processo di crescita che lo ha visto protagonista è indiscutibile. Cross e presenza in zona gol (vedi big match con la Cremonese) si sono moltiplicate e soprattutto la qualità nella fase difensiva è diventata da big della categoria (26 presenze, 1 gol. Media voto 6,13)

Barreca 6,5 – Dei due terzini mancini di Baroni (anche qui tutt’altra storia in termini di garanzie rispetto all’anno scorso) è quello che ha faticato un po’ di più, o meglio da lui ci si attendeva ancor più apporto offensivo. Non che questo sia mancato, soprattutto in un buon girone d’andata in cui ha avuto un ottimo approccio con il giallorosso sfornando assist e giocate. Alla lunga ha pagato forse la minore propensione al contenimento rispetto a Gallo, soprattutto in gare delicate come quella di Reggio Calabria (22 presenze, 0 gol. Media voto 6,03)

Tuia 7,5 – Il più titolare dei tanti centrali che si sono alternati al fianco dell’insostituibile Lucioni, ha pagato praticamente soltanto i tre infortuni che lo hanno tenuto fuori in diversi momenti della stagione. Quando ha avuto continuità d’utilizzo, però, si è dimostrato forse ancor più grande di ciò che si immaginasse, difensore di grande sostanza ed efficacia. Lo scivolone con il Cittadella, le scuse e la reazione da big: da lì non ha più sbagliato mezza partita, facendosi apprezzare proprio nel momento clou (19 presenze, 1 gol. Media voto 6,29)

Dermaku 7,5 – Per lui vale grossomodo lo stesso discorso fatto per Tuia, con il quale ha composto una staffetta perfetta che ha assicurato al Lecce, nel complesso, la miglior coppia centrale della categoria per rendimento. Strepitosamente dominante sulle palle alte, senza l’appendicite che lo ha messo ko quando stava garantendo solo grandi prove sarebbe probabilmente stato titolarissimo fino alla fine. Poco importante, perché pur giocando a singhiozzo ha assicurato a Baroni una solidità decisiva (15 presenze, 1 gol. Media voto 6,37)

Simic 6 – Come praticamente tutti gli innesti invernali è arrivato per tamponare eventuali mancanze numeriche nel reparto di competenza. In tutte le prime uscite, quando doveva far rifiatare il centrale acciaccato di turno, si è mostrato sicuro contribuendo a punti preziosi. Il tutto è stato parzialmente rovinato dal disastro di Cosenza, dove ha sprecato l’unica opportunità dal primo minuto avuta (7 presenze, 0 gol. Media voto 5,75)

Faragò 6,5 – Poche uscite comunque utili per dare sostanza ed esperienza in mezzo al campo. Arrivato a gennaio da Cagliari, Baroni lo getta subito nella mischia e lui non si tira indietro, garantendo buone prove fino all’infortunio che lo tiene fuori a lungo. Torna in tempo per mettere il sigillo alla vittoria che di fatto spingere il Lecce in Serie A, quella con il Pisa (8 presenze, 1 gol. Media voto 6,08)

Hjulmand 8,5 – La luce del nord che illumina la mediana, che lotta anche per chi non ce la fa, che esalta il Lecce quando fa meglio dell’avversario e lo tiene a galla nelle gare più difficili. Da clamorosa sorpresa un anno fa a splendida conferma, è il miglior giovane della rosa giallorossa ma combatte da veterano, mettendo in campo ciò che il tifoso vuole, facendo girare la squadra come gli chiede il tecnico e dei gol chi se ne frega quando infili prestazioni ottime a ripetizione. Vi daremmo altri aggettivi, ma per lui li abbiamo finiti da tempo (37 presenze, 0 gol. Media voto 6,49)

Bjorkengren 7 – Ok, non sarà stato un punto fermo della mediana come nell’anno precedente, ma al diligente svedese gli si può rimproverare davvero poco. Di tutte le gare giocate ne ha sbagliata mezza, a Reggio Calabria dove peraltro non è certo stato il peggiore. In campo ci ha messo grinta ed intelligenza, recuperando palloni e perdendone pochissimi, facendosi preferire nel palleggio piuttosto che nell’inserimento offensivo (22 presenze, 1 gol. Media voto 6,17)

Gargiulo 7 – Il titolare del settore di sinistra del centrocampo giallorosso si è dimostrato, oltre che un fedele scudiero per Hjulmand, anche il più utile in attacco del suo reparto. La capacità di andare in appoggio a Coda ha consentito a Baroni di utilizzare spesso il 4-2-3-1 a gara in corso, dunque l’utilità tattica è da mettere in primo piano nel valutare la sua stagione ancor più dei gol che potevano essere di più. Meglio all’andata che al ritorno, ma considerando che è stato tra i più utilizzati un piccolo calo fisico con i primi caldi era preventivabile (32 presenze, 3 gol. Media voto 5,72)

Majer 7 – Una stagione sulle montagne russe per l’uomo promozione. Trascinatore quando il Lecce ha accelerato avvicinandosi alla vetta, sommando prestazioni d’oro a ripetizione tra SPAL, Ternana, Reggina che hanno fatto rivedere ai giallorossi il Majer di e da Serie A. Poi, quasi all’improvviso, il calo su cui hanno influito molteplici fattori che non per forza devono essere tutti analizzati: ciò che conta è l’epilogo da favola e quel colpo di testa a forma di A (24 presenze, 3 gol. Media voto 6,08)

Blin 7 – Verrebbe da dire fuori Majer, dentro Blin. Il francese si è infatti fatto trovare pronto, con autorità, esperienza, leadership e grandissima nonché fondamentale quantità proprio quando elementi cardine della mediana hanno accusato un netto calo. Il colpo di testa di Cosenza, le prove concrete contro le big ed una gran voglia di fare hanno dimostrato che l’affanno iniziale (peraltro privo di prestazioni davvero negative) era solo dovuto all’adattamento (26 presenze, 1 gol. Media voto 6,25)

Helgason 7 – E alla fine è sbocciato pure lui, il più giovane tra gli innesti “esotici” stagionali di Corvino e anche quello che ha faticato di più a calarsi nel calcio italiano, pur meritando immediate chance da Baroni. La sovrastante timidezza iniziale non nascondeva comunque qualità che alla lunga hanno preso il sopravvento, riuscendo a renderlo protagonista a Monza e con la SPAL. Male a Vicenza, ma un peccato di gioventù ci può stare (25 presenze, 1 gol. Media voto 5,87)

Strefezza 9 – La palma di migliore della stagione del Lecce campione la diamo a lui, in volata sul magico trio centrale Lucioni-Hjulmand-Coda. E’ la più bella ed incredibile sorpresa dell’anno, un acquisto piaciuto subito a tutti (soprattutto per il rapporto qualità-prezzo) ma che nessuno poteva anche lontanamente immaginare desse questi risultati. La dinamite nelle gambe, prolificità da 9 (vice-bomber del campionato con solo gol belli, incredibile), facilità di dribbling e cross che hanno messo in crisi tutti ed una continuità che ha spinto il Lecce in A (35 presenze, 15 gol. Media voto 6,57)

Coda 8,5 – Da centrale di un tridente non potrà mai segnare quanto l’anno scorso si diceva in estate, salvo poi assistere al miglior Coda di sempre. Al di là delle reti messe a segno, capaci a tratti davvero di passare in secondo piano, ha scintillato il suo essere vero regista avanzato, con piedi da numero 10, fondamentale per la manovra offensiva della sua squadra. Tant’è che i 10 assist forniti non sono certo da meno di magie come quelle con Parma, Alessandria o Cosenza, e quando giochi così dei rigori sbagliati non interessa a nessuno (36 presenze, 20 gol. Media voto 6,22)

Listkowski 7 – Sballottolato da una parte all’altra nell’anno d’esordio con il Lecce, finalmente una stagione da ala pura per il giovane polacco che sembra aver deciso cosa fare da grande. I fastidi fisici non gli hanno consentito di essere disponibile appieno, ma il miglioramento c’è stato anche lì ed i risultati si sono visti. La sua freschezza e le sue giocate sono state determinanti nel momento di maggior difficoltà per Baroni, ovvero quando si è trovato senza Di Mariano (23 presenze, 2 gol. Media voto 6)

Di Mariano 8 – Il figliol prodigo, di ritorno dove è cresciuto, aveva salutato la Serie A raggiunta con il Venezia senza rimpianti, ma con la voglia di riportare il Lecce lì dove andava a vederlo da giovane calciatore del settore giovanile e tifoso. Impatto devastante, sulla sinistra ha volato a suon di dribbling, destri a giro e una propensione al sacrifico difensivo fondamentale per gli equilibri di squadra. Ha pagato gli acciacchi invernali, tornando in tempo per il rush finale e per firmare l’assist-promozione per Majer (29 presenze, 5 gol. Media voto 6,26)

Ragusa 6 – Sostituto di Olivieri a gennaio, numeri alla mano ha fatto meglio dello scuola Juve riuscendo a firmare un gol ed un assist. Ha portato esperienza ed abitudine alla promozione, oltre che la disponibilità di chi sa che difficilmente avrà molte chance da titolare. Qualche gol sbagliato seppur solo in gare comunque vinte (15 presenze, 1 gol. Media voto 5,73)

Rodriguez 6,5 – Rappresenta forse l’unico piccolo rammarico in termine di potenziale non sfruttato, semplicemente perché non esattamente adatto ad un 4-3-3 che invece ha esaltato caratteristiche e qualità del collettivo. E una piccola nota di eccesso di individualismo (in settimana, la domenica e soprattutto sui social) è ciò che forse non gli ha permesso di essere comunque protagonista, ma è il più giovane e glielo si può perdonare. Impossibile dimenticare, tra le varie giocate che comunque non sono mancate, l’apporto decisivo dato con l’Alessandria nel match che ha portato alla sterzata d’inizio anno (25 presenze, 2 gol. Media voto 6,04)

Asencio 6 – Giunto in gennaio per fare il vice Coda, il Covid ne ha ridimensionato nel tempo le possibilità di utilizzo. Quando è diventato agibile Baroni lo ha utilizzato soprattutto nei match da raddrizzare, ed il suo peso in area avversaria in piccolo ma si è sentito. Con un bomber così davanti, poi, onestamente non serviva chiedergli altro (5 presenze, 0 gol. Media voto 6)

Ceduti: Vera 5 Bjarnason 5 Meccariello 7 Paganini 5 Olivieri 5,5

All. Baroni 8,5 – Questo Lecce è il capolavoro firmato Sticchi&soci, Corvino-Trinchera e, soprattutto, Marco Baroni. Diciamo soprattutto perché senza il campo anche la bontà del progetto societario e tecnico (eccellenti, da elogiare) sarebbero stati vanificati, e con così tante concorrenti bisogna ammettere che il rischio c’era eccome. Invece i salentini non solo hanno vinto (che è la cosa a contare forse di più, ma certo non l’unica), non solo hanno riportato passione e sorrisi in una tifoseria che, tra Covid ed insuccessi, si era fisiologicamente appesantita. Ma, soprattutto, hanno fatto un gran calcio. Probabilmente non il più spettacolare visto a Lecce, di certo il più continuo nella supremazia in grado di imprimere nel corso dei match. Raramente si era visto, qui o altrove, una squadra in grado di dominare 34 partita su 38, o giù di lì. Chapeau (Media voto 6,46)

Corvino-Trinchera 8 – Un lavoro perfetto, pur nelle sue comprensibili imperfezione (il budget non era quello delle prime della classe in termini economici), che ha dato a mister Marco Baroni tutto per poter vincere. Non c’è stato un solo errore in quegli elementi che dovevano essere, e sono stati, i titolari, i quali hanno tutti dato contributi tra il più che buono ed il perfetto. Sui rincalzi si poteva fare di più? Sì, ma a posteriori potremmo dire che avremmo avuto una squadra di galacticos. Miglior difesa, migliori due marcatori, secondo miglior assistman, campioni. Un lavoro ottimo anche dietro le scrivanie

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