#25AnnifA- Casale: “Un gruppo di uomini votati al sacrificio. Avrei pagato per giocare Chievo-Lecce”

Nell’ambito nel nostro speciale per il 25° anniversario della promozione in A del Lecce 1998/1999, abbiamo ascoltato l’ex centrocampista, quell’anno un jolly

(di Davide De Santis*) – Stefano Casale rivive così l’andamento della stagione conclusa con il salto nella massima serie: “Quando si vince i ricordi sono per forza bellissimi anche se fu una stagione con un inizio un po’ a rilento ma con una squadra attrezzata per poter fare il salto di categoria anche se la Serie B non è mai facile. Siamo stati un gruppo di uomini votati al sacrificio e che voleva raggiungere l’obiettivo, ben guidati da una società seria e da un ottimo allenatore. Queste ultime due componenti sono state brave a isolarci del tutto dalle contestazioni di una parte della tifoseria durante l’arco del campionato. Casualmente non più di una settimana fa parlavamo con Viali di quell’annata e dicevamo proprio che tranne qualche litigata tra compagni, perché si era persa una partita, non c’è mai stato nulla di particolarmente grave. Sono cose normali che accadono all’interno di uno spogliatoio che vuole vincere!”

Il 53enne risponde alla considerazione fatta da Nedo Sonetti nel nostro speciale: “Ha detto che ero uno che ne capiva di calcio? Se lo dice lui bisogna credergli! (ride, ndr) Comunque abbiamo avuto un rapporto eccezionale anche se non era difficile andare d’accordo con lui perché era una persona vera, schietta, un allenatore d’altri tempi di quelli che nel calcio di oggi non ci sono più. Anche ridendo e scherzando ti diceva dove stavi sbagliando e tu in quel modo lo capivi. E’ riuscito a tenere a bada un gruppo di giocatori che potevano giocare tutti nell’undici titolare senza che nessuno si lamentasse. Ha gestito tutti nel modo giusto. Corvino, inoltre, aveva costruito una squadra con assoluto criterio, di lui ricordo le barzellette e la sua voglia di fare sempre gruppo e poi posso aggiungere poco altro perché è la storia che parla per lui da quei tempi fino a oggi”.

Il campionato iniziò con dei problemi. Uno di questi fu la squalifica per doping di Cristiano Pavone, fatto che indusse Sonetti ad arretrare Casale nel ruolo di terzino sulla fascia mancina: “Per la squalifica di Cristiano che purtroppo lo ha penalizzato tantissimo, pur non essendo un difensore, ho dovuto giocare per diversi mesi da terzino sinistro. Mi sono, però, adattato proprio perché me lo aveva chiesto Sonetti. Magari in una difesa a 5 avrei potuto anche giocare perché avrei avuto sicuramente meno compiti di marcatura però in una difesa a 4, come la nostra, dovevo stare molto attendo alla fase difensiva quindi per me è stato ancora più difficile. Comunque anche quella è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere. Se avessi giocato sempre in attacco avrei fatto ancora più gol? A volte me lo chiedo anche io ma non è detto che sia così, magari avrei segnato ancora di meno (ride, ndr)”.

Si parla poi dei compagni di squadra: “Quello che mi ha stupito di più è stato Sesa che era al suo primo anno in Italia. Mentre i due di centrocampo, Conticchio e Piangerelli, secondo me giocarono una stagione memorabile crescendo molto rispetto al precedente campionato di Serie A. Da soli hanno retto il peso del centrocampo di una squadra piuttosto offensiva. Senza dimenticare ovviamente Giannini che non era certo l’ultimo arrivato (ride, ndr). Quando il “Principe” aveva la palla tra i piedi era un uomo fondamentale quindi era giusto che Conticchio e Piangerelli corressero anche per lui”.

Stefano Casale, suo malgrado, non partecipò all’apoteosi finale al Bentegodi di Verona, quando, esattamente 25 anni fa, il Lecce conquistò la promozione: “Sfortunatamente presi un’ammonizione nella partita precedente contro il Pescara e dato che ero diffidato non giocai la partita. Ovviamente partì con tutta la squadra nel ritiro di Verona fin dal martedì. Io ero uno di quelli a cui piaceva sempre giocare anche quando non stavo bene, non mi tiravo mai indietro e quindi puoi immagine che avrei pagato per giocare quella partita! (ride, ndr)”.

L’ex centrocampista chiude con un aneddoto che riguarda il capitano, e leggenda giallorossa, Fabrizio Lorieri: “Lorieri era il nostro capitano, un uomo carismatico, il più anziano del gruppo. Lui era tante cose a Lecce e per il Lecce! Io e lui, data la sua grande abilità nel parare i calci di rigore, avevamo un nostro particolare “schema” se così si può chiamare, gli dicevo sempre.” Tu para il rigore, poi guardami dove sono che facciamo subito partire il contropiede”. Glielo ricordo sempre quando ci sentiamo!”

*Fondatore della pagina Lecce Amarcord

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