Il Lecce esce dallāUnipol Domus sconfitto dopo una prestazione negativa ma ci sono le rimostranze per un episodio che ha infiammato il finale. Al minuto 94, NāDri ĆØ entrato in contatto con Gagliardini e, a seguito della caduta, ha chiesto il calcio di rigore. Il gol di Maldini nasce da un angolo provocato da un tocco, di coscia, di Danilo Veiga su Fazzini.
Gazzetta dello Sport
Per la moviola di Matteo Pierelli, il rigore ci stava. Gagliardini non tocca mai il pallone e prende lāavversario che forse accentua la caduta. Il rigore poteva starci al netto della soglia ora alzata ed episodi cosƬ non vengono sanzionati. La direzione di Sacchi ĆØ valutata con un 5,5. Oltre la lettura sul rigore, in genere incide il finale un poā confuso senza il suo controllo.
Corriere dello Sport
Voto 5 sul quotidiano romano (4.5 al Var Piccinini). Edmondo Pinna parla di āerrore sullāultima curvaā per lāarbitro riminese. La colpa però, si legge, ānon ĆØ sua ma di chi fornisce indicazioni che rischiano dāincidere su tutta la stagione: il contatto tra Gagliardini e NāDri ĆØ da rigore pure live, al Var non ne parliamo. Ć lāennesimo errore dellāasticella alta di Orsato, da stabilire i costi/beneficiā.
NāDri punta Gagliardini, che allarga una prima volta la gamba sinistra, non tocca il pallone (e se lo sfiora non incide nellāazione). Il suo extra-movimento, sempre con la stessa gamba, va a toccare NāDri, comunque giĆ predisposto alla caduta. Il contatto ĆØ chiaro, resta da capire perchĆ© non sia stato chiamato al Var.
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Io rigore andava dato e sarebbe stato 1 a 1. un punto in più in cascina e se la prestazione di terza categoria non avrebbe soddisfatto la tifoseria ma chi se ne frega. Col Monza cmq avremmo visto un’altro Lecce.
Bravo Luk perfetta similitudine! Dovrebbe leggerla il Caro Presidente….
LukLa77
Buon pomeriggio.
La tua metafora ĆØ perfettamente calzante.
Il campo, o la pasticceria, continua ad essere pieno nonostante il prodotto sia decisamente scadente.
FinchĆ© ci sarĆ questo “imprenditore”, bisognerebbe almeno acquisire la coscienza che il prodotto viene venduto non “per amore del territorio”, ma per il suo conto in banca.
E questo salto mentale, pochi sono in grado di farlo.
E al prossimo punto conquistato, saranno pronti a lodare il “pasticciotto” e soprattutto chi lo vende.
Cāera una volta un figlio della leccebene che, anche se aveva la strada spianata da papĆ , voleva dimostrare di saper creare qualcosa da solo. Dopo qualche tentativo andato cosƬ e cosƬ, gli capitò lāoccasione della vita: rilevare una vecchia pasticceria in centro, finita in mano a faccendieri baresi e, contestualmente, rilanciare il prodotto più amato dai salentini, il pasticciotto. Allāinizio fece tutto come si deve. InvestƬ nella pubblicitĆ , nella promozione e in un bravo pasticciere e riuscƬ a portare un sacco di gente dal bancone ai tavolini. Gli affari andarono cosƬ bene che prima comprò il locale, poi allargò lāattivitĆ e alla fine si comprò pure il palazzo. Arrivarono arredi nuovi, camerieri impeccabili, store, marchio e una comunicazione capace di trasformare il pasticciotto in un evento. Crescevano gli incassi, i clienti, il patrimonio e persino la sua abbronzatura: perchĆ©, si sa, quando il sole bacia i belli, gli affari fanno il resto. Cāera solo un problemino: il pasticciotto. Anno dopo anno, mentre tutto intorno diventava più ricco, moderno e luccicante, il pasticciotto paradossalmente perdeva qualitĆ . Si risparmiava sullāimpasto, sulla crema, si cambiavano i pasticcieri. Il prodotto finiva per avere sempre più bisogno di essere giustificato. Anche la promozione aveva preso una piega curiosa: invece dei pasticcieri, a servirlo al tavolo erano ormai i commercialisti. Il nostro imprenditore aveva fatto crescere tutto, tranne la cosa per cui quella pasticceria esisteva. Alla fine, però, bisogna riconoscergli almeno un merito: il prodotto leccese lāha restituito. Anche se il pasticciotto esisteva ben prima del suo arrivo e continuerĆ a esistere oltre le sue stagioni, perchĆ© non ĆØ mai stato di proprietĆ di un imprenditore: ĆØ il prodotto di una comunitĆ , della sua memoria e delle sue passioni. A comprarlo continueranno a essere gli amanti di sempre e, sempre di più, i turisti occasionali: tanto, davanti al banco, pagano tutti allo stesso modo. La morale? Puoi costruire palazzi, negozi, collezionare utili, ma alla fine la gente viene in pasticceria per mangiare un buon pasticciotto. Se trascuri il prodotto che aveva restituito entusiasmo, tutto il resto rischia di diventare solo una facciata, barocco.. E non basta dire di aver restituito a quel locale lāeccellenza, perchĆ© quellāeccellenza ĆØ stata costruita anche da chi, con la propria passione e una proverbiale fedeltĆ , ha continuato negli anni a riempire il locale e a comprare quel prodotto. Anche quel patrimonio, quindi, porta dentro i soldi, la fiducia e lāaffetto della sua comunitĆ . E se alla comunitĆ restituisci solo un cannolo, almeno avrai la decenza di non chiamarlo pasticciotto.
Da tifoso del Lecce dico che bisogna essere onesti: il rigore su NāDri al 94′ ci stava e doveva essere fischiato ma non possiamo usarlo come scusa. La veritĆ ĆØ che ieri la squadra ha offerto una prestazione decisamente negativa, subendo il gioco del Cagliari per quasi tutta la partita. Cercare il pareggio all’ultimo secondo sarebbe stato un premio del tutto immeritato per quello che si ĆØ visto in campo. Un punto guadagnato ieri sarebbe stato un furto. Meno fumo negli occhi con gli episodi arbitrali e più concentrazione sui nostri evidenti limiti tecnici e di atteggiamento. Andiamo avanti. Forza Lecce, sempre, ovunque e comunque.
Ć da anni che assistiamo a questi scempi! Si ci siamo salvati ma non per meriti propi!!! Ć una depressione continua!
Maledetta vittoria col Venezia che mi ha fottuto! Sennò col c…o avrei rinnovato regalando 400 euro a questi incapaci!!! Mai na squadra decente che sappia almeno infilare due passaggi consecutivi! Avete ROTTO!
La partita scorsa con la Roma,la responsabilitĆ era delle psichiatrie del allenatore, questa col Cagliari dei pseudo calciatori nostri che veramente fanno pena, mmmah
Abbiamo avuto un atteggiamento da partita di precampionato, con giocatori che non si conoscono per niente
il rigore ci stĆ …… ma la squadra in 90 minuti a du stia…… ma perfavore vaaaa
Potevano pareggiarla? Certo, il rigore si doveva o no poteva dare. Siamo stati sfortunati? No, siamo stati fortunati a non essere sotto di 6 gol al 90mo