L’ex difensore del Lecce Egidio Ingrosso ha detto la sua su quanto visto in Lecce-Genoa. Ecco le sue parole affidate al proprio profilo Facebook.
Oltre la sconfitta
“Ci sono partite che perdi perchĆ© lāavversario ĆØ superiore e ce ne sono altre nelle quali, oltre alla superioritĆ dellāavversario, emergono limiti che non puoi più permetterti di ignorare. LecceāGenoa, a mio avviso, appartiene a questa seconda categoria.
Eppure il Lecce non era partito male. Anzi, nei primi dieci minuti aveva mostrato un atteggiamento aggressivo, con gli esterni alti e una pressione capace di costringere il Genoa ad errori nella costruzione dal basso. Cāerano intensitĆ , iniziativa e la volontĆ di andare a recuperare il pallone nella metĆ campo avversaria.
Poi, però, sono arrivate due azioni del Genoa e due gol ed è qui che bisogna fermarsi a ragionare perché non si può pretendere di costruire una prestazione attraverso il pressing asfissiante e poi vanificare tutto con una passività disarmante dentro la propria area di rigore come in occasione del primo gol dove Osmajic ha trovato una libertà che a questi livelli non può essere concessa. Non è soltanto una questione di posizione ma è una questione di attenzione, marcatura e cattiveria agonistica.
Ma ciò che mi ha preoccupato ancora di più è stata la reazione del Lecce.
Dopo i gol subiti, la squadra ha accusato un evidente contraccolpo emotivo. Si ĆØ allungata, ha perso le distanze tra i reparti, ha smarrito quelle sicurezze che aveva mostrato nei minuti iniziali.
Un episodio negativo non può trasformarsi sistematicamente in un problema collettivo. à proprio nei momenti difficili che una squadra deve riconoscersi nella propria organizzazione.
Dallāaltra parte ho visto un Genoa preparato molto bene da Daniele De Rossi. Una squadra flessibile, capace anche di modificare la propria disposizione per togliere riferimenti alla pressione del Lecce.
Particolarmente interessante il lavoro sulla sinistra offensiva rossoblù, quindi sulla destra difensiva del Lecce dove El Shaarawy garantiva ampiezza, allargando la linea mentre Messias, attaccava lo spazio che si liberava in profondità . Due movimenti coordinati che hanno messo ripetutamente in difficoltà Danilo Veiga, spesso lento nella lettura delle situazioni.
Questa non ĆØ stata una casualitĆ . Ć stata una precisa interpretazione tattica della partita.
Il Genoa, inoltre, arrivava sulle seconde palle con una velocitĆ e una determinazione nettamente superiori. Recuperava e ripartiva immediatamente, con qualitĆ nelle scelte e concretezza nellāultimo passaggio.
Il Lecce, al contrario, continuava a mostrare un limite che ormai conosciamo nella difficoltĆ nel dare qualitĆ e continuitĆ alle proprie giocate offensive.
Poi la partita ha avuto un momento nel quale avrebbe potuto cambiare direzione. Il gol su punizione ha tolto qualche certezza al Genoa e restituito coraggio al Lecce. La rete successivamente annullata a Stulic per fallo di mano ha dimostrato che la possibilitĆ di rientrare davvero in partita esisteva.
E proprio per questo voglio soffermarmi sulle sostituzioni.
Non ho condiviso i tre cambi effettuati intorno al sessantesimo minuto.
In una fase nella quale il Lecce aveva bisogno di riferimenti, personalitĆ e continuitĆ offensiva, sono usciti due giocatori che, pur con i loro limiti nella prestazione soprattutto Stulic, stavano garantendo caratteristiche importanti.
L’attaccante non stava disputando una partita straordinaria, ma era lāunico riferimento costante davanti, lāuomo sul quale la squadra poteva appoggiarsi per risalire il campo.
Maleh, invece, era uno dei pochi centrocampisti con la personalitĆ di andare a cercare il pallone, portarlo avanti e provare a rompere una linea con uno strappo.
Toglierli entrambi, secondo me, ha finito per frenare il Lecce anzichƩ dargli la spinta definitiva.
Avrei valutato soluzioni differenti, intervenendo sugli uomini più affaticati e sulle zone nelle quali stavamo soffrendo maggiormente e nella parte finale, con la necessitĆ di recuperare, avrei preso seriamente in considerazione un 4-4-2, con Esteban vicino a Stulic, per dare maggiore presenza allāarea di rigore e due riferimenti alla manovra offensiva.
Non ĆØ una critica fatta con il senno di poi ma una valutazione sulle caratteristiche dei giocatori e su ciò che la partita, in quel momento, stava chiedendo anche perchĆ© nel secondo tempo il Lecce ha cercato di reagire con volontĆ e generositĆ , ma troppo spesso senza unāidea collettiva riconoscibile. Palla al terzino, lancio lungo, ricerca dellāepisodio. Pochi cambi di ritmo, pochi strappi, poca capacitĆ di costruire una superioritĆ attraverso il movimento coordinato.
Il Genoa, invece, ha continuato a difendersi con ordine, mantenendo equilibrio e cercando di colpire nelle ripartenze. Ha saputo soffrire quando necessario e gestire la gara con una maturitĆ che al Lecce ĆØ mancata. Per questo riconosco senza esitazioni il merito della vittoria alla squadra di De Rossi.
Capitolo infortuni a parte anche se bisogna capire se esiste un perchĆØ o ĆØ solo casualitĆ , il punto sul quale voglio insistere ĆØ un altro.
Il Lecce non può dipendere esclusivamente dallāentusiasmo dei primi minuti o dalla reazione dāorgoglio dopo aver subito un gol, deve avere una struttura mentale e tattica capace di resistere agli episodi negativi, perchĆ© lāaggressivitĆ senza attenzione diventa inutile come la volontĆ senza organizzazione diventa confusione e i cambi, per incidere, devono aggiungere alla squadra ciò che le manca, non toglierle ciò che ancora la tiene in piedi.
Perdere una partita può capitare. Ma perdere distanze, luciditĆ e identitĆ dopo due episodi significa avere un problema più profondo del risultato ed ĆØ da lƬ che il Lecce deve ripartire”.
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La realtĆ ĆØ che ĆØ una squadra di C che gioca in A.