L’operazione che ha portato nel Salento Matias Perez ha permesso al Lecce ed a Pantaleo Corvino di tornare a pescare in Sud America, da sempre terreno battuto bene dal calcio europeo che ha portato nel Vecchio Continente campioni assoluti. Ed è stato così nella maggior parte dei casi anche per i giallorossi, che tra scommesse e certezze hanno molto spesso investito bene nella zona. Ma non sempre è stato così.
Concentrandoci sulla pesca targata Corvino, l’approccio agli innesti sudamericani fu tutt’altro che semplice. Il primo tentativo andò completamente a vuoto a causa del pessimo rendimento di un calciatore che in realtà non si integrò affatto in Italia, nonostante le origini ed il nome “suadente”. Jorge Casanova arrivò nel 1999 dagli uruguaiani del Bella Vista, a cui il Lecce versò quello che oggi sarebbe un milione e mezzo di euro. Appena due gare e tante bocciature in allenamento per il centrocampista, che per ritrovarsi fu costretto a tornare dall’altra parte del mondo.
Dall’Uruguay all’Argentina, le cose non cambiarono. Per festeggiare la prima salvezza in A del nuovo millennio nel 2000/01 il Lecce si regala un duo interessante, Diego Mateo e Aldo Osorio. Il primo, costato 3 milioni, giunge dalla florida cantera del Newell’s Old Boys per rinforzare il centrocampo, ma complice un brutto infortunio nel precampionato rimarrà un incompiuto in A con appena 8 presenze. Ceduto al Danubio come parziale contropartita di Chevanton, avrà in futuro una carriera prolifica tra Spagna e Argentina. Il secondo, acquistato per quasi 4 milioni, arriva dall’Argentinos Jrs per giocarsi una maglia da titolare nell’attacco. A differenza del connazionale approda in giallorosso da elemento più esperto, riesce a sommare 20 presenze e 3 centri ma in tre anni fatti soprattutto di delusioni personali, con due prestiti a Crotone e Talleres.
Da lì in poi però saranno solo colpacci o quasi. Il meglio di sé Corvino se lo tiene (nel rapporto con il Sud America ma forse anche in senso più lato) per l’estate 2001, quando infila un trio di colpi da capogiro. Dalle giovanili del Boca Juniors arriva Cristian Ledesma, inizialmente aggregato alla Primavera per poi diventare uno dei centrocampisti più forti della storia del club. A cui si somma Guillermo Giacomazzi, che dal Penarol diventa il giallorosso più presente in A con la maglia del Lecce. Poco da dire invece riguardo a quello che diventerà invece ben presto la stella dei salentini, Ernesto Chevanton, comprato per la cifra di 7 milioni di euro e venduto nell’estate 2004.
Qualche mese dopo l’addio di Cheva, Corvino tornerà a pescare in America del Sud e stavolta si sposterà in Brasile, Paese d’origine di Angelo Mariano de Almeida. Nel Criciuma si sta mettendo in mostra questo promettente terzino destro che a gennaio rinforza l’undici di Zeman ed alla fine arriverà a superare i 100 gettoni in giallorosso, con all’attivo due promozioni e una salvezza in A.
Poi l’addio di Corvino e l’arrivederci del suo Lecce ad un mercato sudamericano che nel frattempo muta notevolmente, soprattutto dal punto di vista economico. Così bisognerà attendere un po’ prima che il Corvino-bis torni a dare fiducia ai talenti sudamericani. Toccherà, nel gennaio 2024, a Santiago Pierotti ri-portare un po’ di tango in Salento. E, adesso, ecco Matias Perez. L’ultimo elemento così giovane arrivato da quelle latitudini fu Ledesma. Speriamo che il nuovo giovane centrale possa ripetere certi livelli tutt’altro che facili da battere.
Questo l’elenco dei giocatori che Corvino ha scovato in Sudamerica da uomo mercato del Lecce:
1999/00: Jorge Casanova
2000/01: Diego Mateo, Aldo Osorio
2001/02: Cristian Ledesma, Guillermo Giacomazzi, Ernesto Chevanton
2004/05: Angelo
2023/24: Santiago Pierotti
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Va constatata la differenza tra la società attuale e le precedenti, un tempo senza tanti soldi in giro (diritti TV ed altro) ci si poteva permettere di spendere 7 milioni per acquistare giocatori come Chevanton; ora invece l’esperienza del nostro Corvino è orientata a spendere poco acquisendo giocatori di serie b straniera o italiana, come gli ultimi acquisti
Gli introiti dell’attuale gestione societaria sono incommensurabili rispetto a quella dei Semeraro.
Gli attuali incassano cinque o sei volte tanto e spendono 10 volte in meno.
L’apparente paradosso che molti non colgono, è che l’attuale gestione incassa di più e spende molto meno e la narrazione vincente, per chi ovviamente abbocca all’amo, è che il Lecce non ha una lira.
Ripeto, il primo obiettivo dell’attuale società è il risultato economico finanziario, quello sportivo è secondario.
Finché riusciranno a comprare per due soldi e incassare decine e decine di milioni dalle cessioni (senza considerare i 35 milioni netti ogni anno dai diritti TV, cifra che i Semeraro si sarebbero solo sognati), saranno in sella.
Dopo…
Osorio segnò solo due gol, non 3
Giacomazzi e Chevanton, giocavano nel massimo campionato uruguaiano e non erano certo delle scommesse, anzi…
Nel 2001 7 milioni di euro per Cheva era un investimento importante.
Non l’imbarcata di calciatori dalle B di tutto il mondo per quattro spiccioli, come negli ultimi tre anni.
Era evidentemente un’altra Società, e tutt’altro livello.
Una proprietà, quella dell”epoca, che non aveva bisogno del calcio per diventare ricca e non incassava quei 35 milioni ogni anno di soli diritti TV.
Ma sempre tifosi strani circolano nella famiglia del lecce. Ci sono alcuni come te che vanno a trovare l”introvabile che fanno paragoni senza senso. Tu dici che quella società tenia li sordi e comprava giocatori già pronti a 7 milioni di euro. La società attuale, numbale. Quindi sempre i soliti che, da quando questa società ha rilevato una,società sull’orlo del baratro, e in pochi anni l’ha portata dalla serie C a disputare 4 campionati di serie A di cui gli ultimi 3 consecutivi (e con l’anno prossimo saranno 4 consecutivi record storico). Minanu fango. Tutto ciò nonostante come dici tu acquisti di serie B e scommesse. Anziché gettare fango dovresti osannare questa società capace di fare cose eccelse con il budget a disposizione. Carissimo SOLO,, anche il nome è tutto un programma. Quella società che menzioni tu operava in tempi e campionati di serie A diversi di quelli di oggi A quei tempi la,gestione di un club di bassa fascia come noi costava molto di meno di oggi e, a parte quegli 8 club che lottavano per qualcosa, le altre 12 erano a gestione familiare per dire che le proprietà erano locali con i soldi contati. Quindi avevi il vantaggio di lottare con più squadre per mantenere la serie A. Nonostante questo le salvezze arrivavano sempre al fotofinish. Il Lecce di oggi partecipa ad una,serie A,dove le sorelle si sono ridotte a 6 , 7 e molte proprietà sono in mano a fondi stranieri che tenenu barche de sordi. Oggi grazie alla gestione di questa società e alle CORVINATE STIAMO mantenendo la serie A a cauci e mozzecate sia,pure con arrivi al fotofinish.
Forse non sei a conoscenza degli introiti dell’attuale gestione societaria.
Evidentemente sei vittima, come altri, della narrazione falsa: il Lecce non ha una lira.
Quando arriveranno a distribuire dividendi, tu come altri, forse cambierete idea.
Hai perfettamente ragione, è la pura verità. Concordo su tutte le tue parole.